Gli occhi della psicologa

Stress da virus e depressione? Attenzione alle difese immunitarie

Il benessere psicologico è a rischio, ma ricordiamoci che la felicità esiste ancora e che la lotta al Covid è una battaglia come tante, da vincere

9 novembre 2020 10:28
Stress da virus e depressione? Attenzione alle difese immunitarie

Assurdo ma vero, già ci siamo adattati ad una nuova vita. Una nuova vita, dove i ricordi di appena nove mesi fa appaiono nella mente come qualcosa che sia avvenuto decenni prima. Quasi come se avessimo vissuto per due volte da sembrare ormai impossibile tornare indietro perché appunto tutto apparteneva ad una vita precedente.

 

Come ci spiega Piaget la forma più alta di intelligenza dell’uomo è l’adattabilità. Conosciamo il nuovo attraverso l’esperienza lo integriamo alle conoscenze già esistenti e questo comporta la formazione di nuova conoscenza affinchè possiamo fronteggiare ciò che avviene all’esterno. Certo grande competenza cognitiva ma tutto il resto? Le emozioni? La prefigurazione del futuro? Le ambizioni? I sogni? Quanto peso hanno tutte queste componenti vitali nel momento in cui vengono a mancare? E soprattutto quali conseguenze derivano da questa mancanza? La nostra mente si ciba di cioè che è la fantasia, immagina un domani migliore fatto di progetti da realizzare, di crescita, di benessere raggiungibile grazie alle nostre azioni, ai nostri comportamenti ma se questi ultimi non sono più da noi governati quali sono le azioni reali di cui ancora possiamo sentirci artefici?

 

Saremmo bravi nel seguire le regole che oramai sono diventati gesti automatizzati dopo un lungo periodo di esercitazione. Ma come è faticoso affrontare i pensieri che ci assalgono e per i quali nessuno ci ha fornito linee guida per gestirli. Siamo in una fase di stress continuo, giornate che trascorrono con una maschera sul volto, l’angoscia nel petto e le notti insonni. Notti in cui riaffiorano le paure più arcaiche, quelle che ci fanno tornare bambini quando il buio ci spaventava e solo un abbraccio caloroso di un genitore poteva farci sentire al sicuro. Ma il buio di queste notti ci sta accompagnando anche con il sorgere del sole perché le angosce e le ansie ormai sono il filtro con cui guardiamo questa nuova vita e l’abbraccio rassicurante tarda ad arrivare e siamo sempre più soli, chiusi nei nostri incubi che purtroppo danno sempre più prova di essere reali. Il controllo di ognuno di noi è ai livelli massimi senza freni senza pause dove l’ansia si cronicizza ed esaurisce a lungo andare quella che è la nostra forza vitale.

 

E giorno dopo giorno si fa fatica anche ad alzarsi perché non abbiamo più l’energia per farlo, totalmente risucchiata da un trauma inaspettato. Solo piccoli momenti di distrazione ci fanno abbandonare ad una frivola risata, ad una musica ascoltata in macchina che ci porta a fantasie lontane, a sorrisi ad abbracci, agli amici che vedevi tutti i giorni e con cui condividevi tutto e improvvisamente come qualcuno che ti schiaffeggia il volto ti ritrovi in questa realtà, una nuova realtà che non ci piace che non vogliamo. Saremo anche delle generazioni fortunate per non aver vissuto le guerre, la dittatura ma del resto cosa abbiamo fatto di male per non doverci sentire sfortunati per tutto ciò che non abbiamo più. 

 

E’ vero, una guerra non ti dà la possibilità di stare su un divano rilassato e scegliere tutti i film o documentari di questo mondo, non ti dà la possibilità di impastare, sfornare e divertirsi con mille elettrodomestici di ultima generazione. Ma se volessimo solo il sorriso di un amico durante una serata al bar? Se volessimo l’abbraccio di una mamma? La sicurezza di poterle stare vicino fino alla fine nel momento in cui la nostra mano nella sua le potrebbe allievare anche la morte? Un lavoro quotidiano con le sue sicurezze? La possibilità di creare qualcosa per i nostri figli che sia naturalmente migliore di ciò che noi abbiamo avuto? Stringere il petto di un amico in un momento di tristezza come in un momento di gioia? Vedere il proprio figlio giocare, cantare con i suoi amici, portare i propri piccoli dai nonni mostrandoli come il trofeo di tutto ciò che pensiamo di non poter essere stati per loro? Piccole cose di vita quotidiana nulla di più. Siamo viziati? No siamo umani abituati ad una vita fatta di piccole ma significative azioni.

 

Senza tutto questo ci stiamo ammalando gravemente e non solo di virus. Il virus è il nemico manifesto ma il peggior nemico è latente ed è il nostro benessere psicologico che si sta frantumando. Quanto ci farà male tutto questo è quanto è breve il passaggio dal psicologico al fisiologico? Oramai sappiamo grazie alle tante ricerche scientifiche come il sistema immunitario sia fortemente suscettibile alla sfera emozionale e la stretta connessione tra stress emozionale e malattia. Lo stress prolungato e cronicizzato deprime la risposta immunitaria innalzando i livelli di ormoni come il cortisolo, la prolattina contribuendo a stati infiammatori che comportano danni cellulari. Non pensiamo che questo nuovo nemico possa esser ancora più insidioso di un virus? Non dovremmo iniziare a curare ciò che è già così evidente? L’informazione deve essere sempre presente su ciò che accade sul senso di responsabilità che ogni individuo in questo periodo deve esercitare ma tutto deve essere compensato dalla speranza, da un domani migliore da un mondo migliore.

 

Dobbiamo impegnarci e ricordare a tutti noi che la felicità esiste ancora, come esiste ancora la gioia la voglia di farcela perché sarà una battaglia come le tante affrontate nel corso della storia dalla specie umana ma che avrà il suo giorno di gloria. Occorre creare momenti per le buone notizie, il telegiornale delle buone notizie, i personaggi delle buone notizie che regalino in questo momento di buio raggi di luce che siano per la nostra mente punti di ancoraggio e ci diano la forza di andare avanti con coraggio perché la fine ci sarà e sarà per ognuno di noi una felicità immensa, inaspettata come è stato inaspettato tutto ciò che stiamo vivendo.

 

Anche i secoli bui del Medioevo sono stati superati grazie all’immaginazione e alla fantasia per approdare al secolo della ragione dove gli illuministi hanno dato ordine e progresso per poi abbandonarsi e farsi trascinare dolcemente da un profondo romanticismo.

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