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Il Covid e la strage silenziosa degli anziani che grida vendetta

Anche senza il coronavirus bisognava accendere un faro sulle condizioni e i trattamenti nelle Rsa, nelle case di riposo e nelle case di cura per gli anziani

9 luglio 2020 09:34
Il Covid e la strage silenziosa degli anziani che grida vendetta

Gli anziani con il coronavirus sono stati i soggetti deboli più colpiti: la pandemia li ha decimati in un numero impressionante. Questo eccidio dei “progenitori” non appare ancora del tutto trasparente circa fatti e numeri, considerando la mancanza di dati certi e completi. Essi si sono trovati di fronte alla morte in totale solitudine, nella fase più delicata della loro esistenza. Il picco dei decessi è stato riscontrato nel periodo 16-31 marzo. Cause e motivazioni sono diverse, ma quelle più osservate sono relative alla metodologia del calcolo, che in alcuni casi toglie dalla lista dei colpiti le persone che  non hanno fatto il tampone. La sicurezza non può esserci nonostante la sintomatologia fosse quella “classica” ed i parenti/conviventi di questi caduti sul campo erano risultati positivi al covid. Per mezzo della dicitura “simil-influenza” sarebbero state oscurate le reali dimensioni del dramma che si stava compiendo nelle Rsa e Case di riposo delle zone rosse non solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa.

 

Man mano che arrivano i riscontri ufficiali emergono particolari che somigliano quasi alla scena di un delitto. Possiamo dire che nell’arco di circa tre mesi, in Italia, e soprattutto nelle aree maggiormente interessate dal virus, si è consumato un terrificante sterminio di massa. Migliaia di anziani condannati a morte sicura. Circa l’11% delle Rsa ha dichiarato di non avere medici presenti nella struttura tra le figure professionali  coinvolte nell’assistenza; il 77,2% di non avere alcun tipo di dispositivo medico, ovvero mascherine, tute e guanti, a disposizione nei giorni cruciali del contagio di massa.  A fronteggiare il coronavirus si sono trovati in pochi e impreparati. È l’Iss (Istituto superiore di sanità) che mette il timbro e firma sotto il triste quadro delle strutture residenziali e sociosanitarie. Una realtà che fa venire la pelle d’oca, fa rabbrividire.

 

L’ ecatombe di anziani malati cronici (non autosufficienti e persone affette da varie forme di demenza senile) a causa del covid, richiede tassativamente  verifiche e controlli su conformità, finalità e natura di questi “nuovi luoghi” di segregazione, con particolare attenzione a criteri e norme di acceso e cure e al personale dipendente e convenzionato esterno.?Accertamenti  da pilotare nella giusta direzione, in rapporto alle vigenti norme costituzionali che tutelano il diritto alla salute e alle cure stabilite anche dalle  leggi e decreti sanitari. Non ci deve essere  alcuna giustificazione  qualora ad alcuni cittadini fossero fornite prestazioni di semplice badanza assistenziale,  al posto di idonee cure sanitarie domiciliari o residenziali.

 

In egual misura, tutti gli infermi dovrebbero  essere trattati, a qualsiasi età, portatori di  patologie acute o croniche, autosufficienti o non autosufficienti, guaribili o inguaribili. Il tutto, nel  rispetto delle leggi num. 24/2017 sulla sicurezza delle prestazioni sanitarie e le responsabilità di medici e operatori  socio-sanitari e n. 38/2010 sul diritto alle cure palliative o terapia del dolore.  Indicazioni e regole  non sono state  sempre  messe in atto per gli utenti delle Rsa, configurando da diversi anni una situazione a dir poco disastrosa. Le perdite di vite umane delle Rsa non sono soltanto  un prodotto  del  caso e/o del decorso di patologie importanti e invalidanti, ma possono rientrare facilmente nell’elenco  di "cronache di  morti annunciate", citando Garcia Marquez, un ciclo in movimento da parecchio tempo, accelerato  maggiormente  in questi catastrofici mesi. Una dimensione assistenziale dove il trattamento della post acuzie è stata in pratica delegata in convenzione e/o privatizzata, nelle Rsa, spesso ubicate in aree periferiche o in piccoli comuni distanti dai grandi centri, e dove  non sempre opera  a tempo pieno  un Direttore sanitario medico, magari a scavalco in più strutture simili, mentre è carente la presenza di medici di medicina generale,  che  sono attivi nelle  degenze per alcune ore e per un numero max di ricoverati e, per il resto, sono reperibili a casa o allo studio in casi urgenti;  questi medici operano in qualità di liberi professionisti convenzionati e rispondono ai dirigenti/amministratori della residenza.

 

In effetti, le Rsa  sarebbero  un peculiare complesso  sanitario  dove, probabilmente, la gestione è attuata con responsabilità operativa generica dei vari campi di applicazione; questi ultimi inerenti alla importanza assistenziale di  degenti con pluri-patologie che recidivano  e quindi richiedono anche procedimenti diagnostici e terapeutici immediati. La condizione delle Rsa è da tempo un po' distante dalle leggi; difatti abbiamo istituzioni di cura private accreditate che non forniscono integralmente la prevista  attenzione “continua” nelle fasi acute del ricovero e durante la riabilitazione.


Stesso discorso, ma in altri livelli assistenziali, riguarda le Case di riposo. Anche negli ospedali pubblici dove ci sono reparti di lunga degenza/geriatria è  opportuno  concentrarsi sulle esigenze degli infermi cronici malati non autosufficienti, sia per le misure di prevenzione della cronicità e sia per la verifica dei costi/benefici. È altresì,  necessario controllare se le Rsa, in special modo quelle incluse nella moria di ricoverati, avevano il personale dedicato previsto dalle normative ancor prima dell’inizio dell’epidemia e  nel corso della sua espansione. Una finestra da cui il ruolo del volontariato “nobiliare, amorevole e caritatevole” e del terzo settore può precipitare, loro malgrado, in buona fede, in quello di involontari soci dell' l’emarginazione di soggetti fragili, impotenti a qualsiasi difesa. Restare distaccati e indifferenti e non dar luogo ad alcuna iniziativa per ottemperare al diritto delle cure, segnatamente per evitare focolai di covid 19, è nel concreto incoraggiamento  all’eutanasia da abbandono.   


Rispetto a tanti “nonni” innocenti, emerge il triste sentimento del fallimento e il senso morale per far luce sull’accaduto  cercando la verità. La tragica e  amara  storia dello sterminio di anziani  nelle residenze sociosanitarie è la conferma  della mancata , atavica,  attenzione  della politica e delle direzioni  amministrative che fanno parte del Servizio sanitario nazionale,  ora venuta a galla nel peggiore dei modi, che  comanda un netto mutamento  di direzione e un  buon uso delle risorse  disponibili. In definitiva: occorre assicurare ai pazienti fragili le dovute prestazioni assistenziali indifferibili, riducendo le attuali liste di attesa per cure domiciliari e nei centri di residenza.


È possibile immaginare che  tra un Dpcm e l’altro, un Mes e un Recovery Fund, per affrontare la crisi si prevedono  anche risorse per la ristrutturazione urgente di un Servizio sanitario nazionale e territoriale disorganizzato, se non disgregato da tanti anni di cattiva e amministrazione e politica e da un uso improprio delle risorse, perchè il sistema pubblico è in grande affanno.


Tra le strutture socio-sanitarie è’ importante conoscere la differenza tra Casa di riposo e Rsa  per capire meglio la loro natura: infatti la diversità non si esaurisce solo nei metodi di pagamento o nella tipologia di ospite accolto. La prima  può essere letta anche come casa vacanza per anziani e accoglie ospiti quantomeno autosufficienti seppur parzialmente, che esigono un’assistenza alternata e la compagnia di altre persone per socializzare (in tali luoghi sono spesso organizzate attività ricreative, ludiche o culturali, in modo da stimolare le attività corporali ma soprattutto mentali). Per questo tipo  di utenti, il personale medico non deve essere disponibile 24 ore su 24, mentre costante è la presenza dei socio-sanitari (OSS) e infermieri professionali, onde garantire l’assistenza tutelare e sanitaria, così come la possibile  somministrazione di farmaci. Una sostanziale differenza tra Casa di riposo e Rsa è visibile nell’alloggio e sistemazione. I clienti  della Casa di Riposo possono alloggiare in camere doppie o singole fornite di servizi o appartamenti, così da poter essere indipendenti. La gestione della Casa di riposo può essere privata (con pagamento a carico totale o parziale dell’ospite) o pubblica, accedendo tramite la richiesta presso l’Ufficio dei Servizi sociali del Comune.


Le Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) sono strutture socio-sanitarie  destinate ad anziani non autosufficienti, che necessitano di assistenza continua, medica, infermieristica o riabilitativa, generica o specializzata, oltre che un aiuto diretto per garantire lo svolgimento delle attività quotidiane, come per l’igiene personale (cosiddetta assistenza materiale da parte degli Oss) Anche nelle Rsa sono previste attività ricreative da parte di animatori, ma la vera differenza tra Casa di riposo e Rsa consiste appunto  nel personale sanitario. Per questi servizi vengono corrisposte rette mensili  da euro 2000 in su, per quota sanitaria e quota alberghiera. Nel caso l’Rsa sia privata, il pagamento è totalmente a carico dell’Ospite o dei familiare; nel caso di struttura pubblica, è possibile concordare l’accesso con l’Ufficio dei Servizi Sociali del Comune. Un breve cenno nella differenza tra Casa di riposo e Rsa va fatto anche sulle Case di cura. Si tratta di strutture che ospitano anziani parzialmente autosufficienti con patologie acute. Nelle Case di cura sono previste attività ricreative e di momenti di socialità con altri ricoverati. In queste cliniche gli Anziani si avvalgono di personale sanitario specializzato e su operatori socio-sanitari. Essendo  strutture sempre private, il pagamento delle Case di cura è sempre a carico del soggetto ospitato o dei familiari. 

 

Tornando al Covid, in molti paesi sono stati esclusi i soggetti deceduti al proprio domicilio, ed in Uk ad esempio non sono stati calcolati i decessi nelle Residenze sanitarie per anziani. Proprio in queste postazioni si è consumata la nota  “strage silenziosa” che ha colpito in realtà strutture analoghe dovunque siano presenti nel mondo. Basti pensare che in Italia sono presenti 4630 Rsa, numero inferiore a quello inglese dove però non esiste una rete di supporto familiare. Non è neppure diffuso il ricorso alle badanti. Strutture in cui sarebbero avvenuti oltre 12 mila decessi. In Francia i decessi sono stati 18 mila in 5300 istituti. Il bollettino spagnolo parla di 13.862 anziani, di cui la metà conteggiati come coronavirus. Nonostante tante “esclusioni” il numero dei morti è paurosamente elevato. Inoltre, non si parla molto degli effetti collaterali dovuti agli ospedali chiusi al di fuori del Covid -19, alla mancanza di assistenza  ambulatoriale e domiciliare, all' ansia e alla paura dei tanti che, pur con problemi seri, non hanno ritenuto recarsi in ospedale. Per quantizzare queste altre vittime ci vuole del tempo e si devono acquisire i dati dei ricoveri nei reparti e pronto soccorso  di tutti gli ospedali e fare il confronto tra i tre mesi del coronavirus di quest’anno e quelli dell'anno precedente.


Dai primi giorni del mese di giugno i pronto soccorso sono stati di nuovo presi d’assalto. Appena sarà possibile dovremmo congiungere i nostri dati nazionali con quelli in possesso dell’Oms (Organizzazione mondiale sanità). Si comprenderà meglio così quanto vasta sia stata la portata numerica della “strage silenziosa” estesa ai morti con “tampone non eseguito" o con decessi attribuiti ad altre cause (neurocerebrali, renali, cardiache etc.) provocate dallo stesso virus.

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