Test Covid

Test rapido Covid fai da te in farmacia, come funziona e prezzo

I primi saranno disponibili in Veneto nelle farmacie, ma anche l’ospedale Meyer di Firenze sta lavorando a test per medici e infermieri. Ecco come funziona

23 novembre 2020 17:08
Test rapido Covid fai da te in farmacia, come funziona e prezzo

Il primo ad annunciarli è stato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: «Sperimenteremo 5.000 test fai-da-te». Dal 16 novembre, dunque, si apre la strada ai test rapidi anti Covid da poter effettuare da soli, per sapere se si è positivi o meno al virus Sars-Cov2. I kit saranno disponibili in farmacia, acquistabili a un costo inferiore ai 10€, secondo le prime indicazioni. Ma anche l’ospedale Meyer di Firenze sta mettendo a punto test rapidi di autosomministrazione, che non richiedono l’analisi nasale profonda. 

Ecco come funzionano, a cosa servono e chi potrà utilizzarli.

 

I test rapidi fai-da-te: cosa sono

Quelli annunciati dal governatore del Veneto e in via di sperimentazione dal 16 novembre sono stati descritti come del tutto simili ai test di gravidanza. A parlarne, in occasione della trasmissione Otto e Mezzo era stato anche il direttore vicario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Ranieri Guerra. «Si tratta di un tampone delle fosse nasali da mettere poi nel contenitore del reagente» ha spiegato Roberto Rigoli, direttore dell’Unità di Microbiologia e virologia di Treviso. 

 

Secondo le prime indiscrezioni, si tratterà di un bastoncino con un’estremità di cotone, da inserire nella parte anteriore del naso, quindi in modo semplice e pratico. In caso di positività, il medico di medicina generale potrebbe richiedere un tampone molecolare oro-naso-faringeo, come già accade per altri test rapidi antigenici sia nasali che salivali. 

 

Come funzionano i test nasali

«In base a quanto sappiamo finora, si tratta di kit di autosomministrazione, che dunque hanno il grande vantaggio di poter essere utilizzati da chiunque, senza difficoltà e senza ricorrere al personale sanitario come invece accade con il tampone molecolare tradizionale» spiega Paolo D’Ancona, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità. «Un’altra differenza è che non occorre un prelievo in profondità nella cavità orale e nasale, ma è sufficiente introdurre il bastoncino nella parte anteriore, dunque iniziale, del naso. Infine, c’è l’evidente praticità di poter disporre di un risultato in tempi più veloci: come per altri test rapidi, in genere occorrono dai 10 ai 30 minuti, mentre con il tampone molecolare le analisi in laboratorio richiedono dalle 2 alle 4/6 ore» chiarisce l’esperto dell’ISS. 

 

I limiti: la sensibilità e la “conferma” col tampone molecolare

Se da un lato permetteranno di poter essere utilizzati da ciascun cittadino, dopo l’acquisto in farmacia, dall’altro bisogna tener presente che sensibilità e specificità nei test antigenici sono in media inferiori: «Al momento non sono stati comunicati i dati relativi ai test fai-da-te che si stanno sperimentando. In genere nei test antigenici sono minori (intorno all’80% rispetto al 95% circa dei tamponi naso-faringei), in particolare all’inizio e alla fine della malattia. Nei soggetti asintomatici, però, la situazione è complicata dal fatto di non poter stabilire se si è nella fase iniziale o finale della malattia Covid» chiarisce Paolo D’Ancona, che aggiunge: «Sono comunque utili in termini di screening. Se funzioneranno come i test di gravidanza, il cambio di colorazione o la comparsa di bande indicherà la negatività o la positività. Questa andrà poi comunicata al proprio medico, che valuterà se effettuare anche un tampone molecolare. Proprio come per la gravidanza, infatti, in certi casi occorrerà un certificato medico da inviare al proprio datore di lavoro, che non potrà essere sostituito dal test fai-da-te» aggiunge l’esperto. 

 

I test rapidi del Meyer di Firenze

Diverso è il caso dei test rapidi, anch’essi di autosomministrazione, che sta mettendo a punto l’ospedale Meyer di Firenze. In questo caso le analisi veloci sono state pensate per essere utilizzate dallo spesso personale medico-sanitario, che le ha sperimentate fino ad ora. Il tampone fai-da-te per la diagnosi di Covid si chiama Uffa! e ha già superato la prima fase di studio, dopo il parere positivo del Comitato Etico Pediatrico Regionale. L’obiettivo, infatti, è quello di poterlo utilizzare in futuro anche sui bambini, puntando sul fatto di essere indolore, quindi meno invasivo, e contemporaneamente molto pratico. «I dati di validazione sembrano molto buoni e incoraggianti. D’altra parte si tratta della strada indicata anche dall’ECDC, l’European Centre for Disease Prevention and Control, che in un documento in corso di preparazione, ha invitato ad aumentare i test rapidi per migliorare gli screening adottando le proprie strategie ai bisogno, alla situazione epidemiologica e alle risorse disponibili» conclude D’Ancona.  

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