Gli occhi della psicologa

Il sottinteso dell’epoca Covid è la paura, indirizza tante decisioni

Anche le recenti elezioni, mentre i nostri aspetti emotivi non erano in equilibrio, hanno premiato chi è riuscito a dare l’idea di sicurezza e decisione

28 settembre 2020 14:24
Il sottinteso dell’epoca Covid è la paura, indirizza tante decisioni

Il Covid ci ha insegnato, o avrebbe dovuto insegnarci, molte cose. Potremmo dire “in virus veritas”. E nemmeno le elezioni di qualche settimana fa hanno fatto eccezione: infatti noi umani riusciamo ad esercitare la conoscenza cognitiva, seguiamo un'agenda setting dettata dai mass media solo nel momento in cui gli aspetti emotivi vivono in equilibrio. Questo principio cade nel momento in cui c’è un sentimento arcaico che prevale su tutti: la Paura. Questa, in un evento non previsto, ha un poter immobilizzante, equivale ad una resa dove la persona abbandona ogni tentativo di capire.

 

L’individuo ha dentro di sé un bagaglio ampio affinché gran parte degli eventi della vita possano essere affrontati. In parte conoscenze trasmesse geneticamente dove lo spirito di sopravvivenza la fa da padrone e in parte antropologicamente, dove sappiamo cosa potrebbe accadere. Ma cosa ci succede quando ci troviamo davanti ad un evento imprevisto, quando nemmeno il nostro immaginario ha avuto un percorso simile con le possibili difese da mettere in atto? Questo è il momento in cui l’individuo è profondamente fragile, e si aggrappa a qualsiasi cosa o persona che sia vista come ancora di salvezza.

 

Chissà perché avevamo dimenticato che non esiste miglior predittore di un risultato politico se non la risposta intrinseca dell’individuo. Se come nel 2001 fosse stata condotta un indagine con lo IAT (Implicit Association Test) che permette di esaminare le preferenze dell’elettore attraverso termini in cui gli stessi descrivono i candidati, avremmo avuto una forte presenza di parole come forza, presa di posizione, potere decisivo e personalità.

 

Il risultato raggiunto sarebbe stato previsto fin dall’inizio se avessimo tenuto conto che alla base di una scelta politica dell’elettore doveva esserci una perfetta correlazione tra ciò che era il bisogno dell’elettore e l’offerta del politico candidato in quel preciso momento sociale. Dal passaggio repentino di leader politici potenti e capaci, attraverso la loro influenza e le loro relazioni, di governare affinché nulla fosse comprensibile ai più alla prova ardua per una comunità ampia di elettori di capire, comprendere, partecipare al mantenimento e in parte al cambiamento della nostra Costituzione si è passati alla resa individuale.

 

L’ultima campagna politica apparentemente si è occupata e scontrata su molte cose, in realtà ha avuto un solo reale protagonista: “Gestione terrore Covid”. Ai politici principali non è stata nemmeno riconosciuta da parte degli elettori l’appartenenza di partito ma tutto è stato scavalcato dai loro tratti di personalità. L’elettore ha cercato in loro, e quando non c’era gliel’ha attribuita d’ufficio, leadership, energia, forza, competenza, sicurezza quasi tratti più rispondenti alle esigenze degli individui ai tempi della peste, cioè della pandemia. Il capitano che ha mostrato di tenere ben saldo il timore della nave nella tempesta è stato colui che si è ritrovato la nave con più passeggeri. Passeggeri ignari della rotta intrapresa ma qualcosa di intrinseco, di viscerale li ha portati verso chi ha fatto mostra di indicare loro un porto sicuro.

 

Così anche un ruolo, un linguaggio non consono a strategie politiche e un atteggiamento persino minaccioso verso i propri cittadini (vedi innanzitutto lo “sceriffo” De Luca) che in un altro momento storico avrebbero suscitato profonda perplessità e meraviglia è diventato invece l’arma vincente verso individui soli e spaventati. Abbiate il controllo di noi, della nostra libertà, minacciateci, controllateci ma fate in modo che ci sentiamo in mani sicure.

 

Uscire dal Covid significa dunque anche uscire dalla condizione di figli impauriti che corrono ad aggrapparsi a chi è rimasto al suo posto senza mostrare paura e con capacità di infondere sicurezza. O almeno tranquillità, finta o vera che sia stata, di fronte all’ignoto.

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