Il medico scrittore

Seconda ondata di contagi, probabile ma non certa. Cosa dice la storia

Soltanto la storia può aiutare a prevedere e capire le caratteristiche di una seconda ondata di contagi di coronavirus. Anche se non c'è alcuna certezza

16 giugno 2020 10:05
Seconda ondata di contagi, probabile ma non certa. Cosa dice la storia

È una delle tante domande rivolte agli esperti: biologi e medici virologi, epidemiologi, infettivologi, igienisti, rianimatori e altri clinici, ma anche l'Organizzazione mondiale della sanità, l'Istituto superiore di sanità e alcuni premi Nobel per la medicina. Si registrano certamente ansie e paure profonde, ma non esiste nessuna CERTEZZA: è quasi impossibile fare una previsione di questo tipo comportandosi come indovini o preveggenti. Soltanto la storia della medicina può essere di aiuto.

 

Nessuno può affermare come e quando ci sarà il ritorno di contagi da nuovo coronavirus. Sicuramente al momento ci troviamo di fronte a una situazione in cui ci sono ancora molte persone infette, c'è ancora trasmissione. Per alcuni scienziati  è inevitabile, per altri è probabile: tuttavia abbiamo a disposizione dei modelli storici che permettano di prevederla e di capire quali caratteristiche potrà avere. In realtà, restando all'attualità, abbiamo ancora pochi numeri e dati per fare calcoli di un futuro immediato.

 

Tutti parlano al condizionale: l'epidemia potrebbe continuare in autunno e in inverno, quando l'influenza stagionale potrebbe essere prevalente; oppure, "questo è un virus nuovo e non sappiamo come si comporterà". Difatti, abbiamo alcune esperienze di altri nazioni nelle quali, alla riduzione delle misure di distanziamento, si sono verificate recidive, come Corea e Singapore o all'Iran. È importante  capire  cosa è successo in quelle zone. Ma è molto azzardato il voler dare subito risposte certe e sicure.

 

Per la maggior parte degli addetti ai lavori, una seconda ondata di contagi sembra probabile ma solo a partire dal prossimo autunno,  quando il coronavirus, che ormai sappiamo si diffonde tramite droplet (goccioline di saliva), potrebbe tornare e  mescolarsi con altre patologie influenzali del periodo. Dicono che è "improbabile" che "il virus SarsCov2" (coronavirus) sparisca come è stato per la Sars e la Mers", mentre appare più fattibile "che ritorni insieme all'influenza", "in autunno, quando  potrà confondersi con le varie forme respiratorie virali". Tra ottobre e dicembre, quando si tornerà a vivere per molte ore in luoghi chiusi, il contagio potrebbe riprendere, ed è certo che i nostri comportamenti e le norme igienico-sanitarie saranno fondamentali. Occorre prepararsi ad una eventuale seconda ondata dell'epidemia di Covid-19: per alcuni esperti è inevitabile, per altri è probabile. Eppure saperlo è importante, alla luce delle ripercussioni che un evento simile potrà avere sulla società e l'economia. Bisogna avere personale medico e sanitario, test, dispositivi  e risorse. Quello sembra  sicuro è che non torneremo alla normalità almeno per un anno e che il vaccino rappresenta una reale soluzione.

 

Non si possono escludere focolai, ma  potranno essere  controllabili  in quanto le attuali misure diagnostiche, di tracciamento dei contagiati e dei contatti sono -nel complesso-codificate e disponibili un po' dappertutto in Italia. L’assistenza sanitaria verso i pazienti Covid -19 dovrà essere all'altezza sia a livello ospedaliero che territoriale. In pratica,  occorre fin da ora operare per avere una buona organizzazione, specie  territoriale. In futuro ci saranno, quindi, anche altri casi, e non si può escludere la stessa aggressività virale  già subita nei mesi scorsi. Comunque, verosimilmente siamo più preparati e poi il sistema è più pronto e consapevole del rischio, dai reparti,  laboratori, gli ospedali, Seconda la medicina di base, e le Rsa (residenze sanitarie assistite).

 

Sulla scorta delle prove attuali, non è noto come si evolverà la pandemia: lo scenario più plausibile potrebbe essere quello di "ondate epidemiche ricorrenti" intervallate da periodi di trasmissione di basso livello. Va anche detto che gli effetti  di una seconda ondata dipendono  anche dalla popolazione, e da quanto saprà rispettare le misure principali per contrastare il virus. A dire il vero, abbiamo qualche modello storico affidabile che permette di capire gli sviluppi futuri. L'ipotesi di una seconda ondata nasce da esperienze di altre pandemie... pertanto quelle più plausibili dovrebbero derivare proprio  da queste vecchie calamità influenzali, come la Spagnola del 1918 (pur essendo un virus diverso).

 

La PREOCCUPAZIONE dell'arrivo di una seconda ondata si basa sui comportamenti di virus pandemici del passato. Nessuno CONOSCE LA DATA... , e non conviene cavalcare le "profezie  divinatorie" che  primeggiano  in questo momento. Si può  solo dire che questa è la prima esperienza con questo "nuovo  coronavirus" che l'umanità conosce (è noto che  i virus del raffreddore sono forme zoonotiche che si sono già stabilizzate nell'essere umano) e per analogia con le precedenti pandemie influenzali, la cui trasmissione cominciava di solito in marzo-aprile, aveva una pausa in estate e ritornava in autunno (la spagnola addirittura lo fece più volte), possiamo affermare che c'è sempre un qualche ritorno dei virus pandemici a trasmissione respiratoria. Il Covid-19 ha infettato più di 7 milioni di persone riconosciute (ma ce ne saranno molte volte di più) e potrebbe aver trovato il suo ospite naturale e rimane endogeno. Possibile, quindi, ma non si può essere così  sicuri.

 

Già in nostri articoli precedenti è stato sottolineato che, nel XX secolo, si sono verificate VARIE pandemie influenzali: nel 1918, 1957 e 1968: Spagnola, Asiatica e Hong Kong o spaziale. Poi la Sars e la Mers. Nel mentre, l’HIV (Aids) ha avuto una lenta evoluzione / espansione. Nella maggior parte dei casi, l’influenza si manifesta in forme stagionali non tanto aggressive (l’uso del vaccino ha contenuto la mortalità dei soggetti più deboli).

 

La spagnola può aiutarci a capire e prevedere l’andamento evolutivo del coronavirus. Colpì quasi un terzo della popolazione globale dell’epoca, tra il 1918-19. Comparve nella primavera del 1918. Un periodo inusuale per un’influenza. Già nel mezzo di aprile fece il giro del mondo manifestandosi in modo attenuato: un primo avvertimento della fase successiva più acuta che si re-infiammò in estate (in agosto ritornò minacciosa) per poi imperversare  fino alla stagione autunnale, con un elevatissimo tasso di letalità. Nel gennaio 1919 arrivò la terza onda d’urto  che riprese ad uccidere con virulenza inferiore alla seconda ma molto più forte della prima. Inoltre, questa “spagnola” ebbe un andamento ondivago, in continuo cambiamento direzionale, oscillante e irrazionale. La diffusione e la proliferazione del virus furono facilitate dal controllo militare sulle informazioni che impedirono la prevenzione possibile allora.

 

Indubbiamente, la guerra in corso, la scarsa informazione, le cattive condizioni igienico/sanitarie, la malnutrizione, la mancanza di farmaci (NON esistevano antibiotici né antivirali né altri farmaci importanti per trattare sintomi e complicanze) diedero manforte al virus influenzale che ebbe campo libero. Da sottolineare un avvenimento unico nella storia della medicina - allora nota-: circa la metà delle vittime furono giovani/adulti di 20-40 anni, senza grosse patologie precedenti, soggetti di sana e buona costituzione fisica. Tutte le epidemie, da 4mila anni iniziano e finiscono: non si sa per quale motivo finiscono improvvisamente.

 

Ad esempio, non sappiamo il perché l’influenza stagionale comincia a dicembre e termina in primavera, interessando soltanto il 15% della collettività. Può succedere anche col coronavirus-Covid-19 che si realizzi un'onda di ritorno? Per ora non possiamo dirlo. L’aggressività del virus potrebbe riaccendersi nelle stagioni prossime, non lo sappiamo ancora; non disponiamo dati completi sull’immunità adattiva, la fase in cui si producono gli anticorpi contro il virus, e neanche la sua durata temporale. Naturalmente, se l’immunità persistesse per poco tempo, un paziente guarito potrebbe reinfettarsi ma conserva sempre nel suo organismo una memoria che aiuta la difesa. Dobbiamo augurarci  che il virus non muti, perché diventa molto aggressivo. Una cosa è certa: mentre si studia meglio il virus, bisogna prepararsi a conviverci, in attesa della ricerca di nuovi farmaci antivirali e la confezione di un vaccino. Pur con tutte le necessarie cautele e prudenza, dobbiamo cambiare atteggiamento. È noto che Il rischio zero non esiste, pur attuando tutte le attività per tenere sotto controllo la contaminazione. Essendo un virus che si trasmette per via aerea è complicatissimo da monitorare –può essere dappertutto, anche nelle acque-.  

 

Ancora mentre scriviamo, prendiamo atto di una inefficace comunicazione del governo. È necessario e fondamentale dire la verità. Gli italiani devono avere ben chiaro che riaprire significa avere quasi automaticamente un certo numero di nuovi malati e di decessi. E non stiamo parlando di poche decine. Dovremmo prepararci a gestire una eventuale ricaduta.

 

Ci vuole molta prudenza e buon senso, bisogna evitare di avere paranoie e si deve imparare a convivere con le malattie infettive. Il più delle volte l’essere umano è stato costretto ad un vero e proprio compromesso, facendo della convivenza un “bene” necessario anche sotto il profilo storico/culturale. E, nonostante i desideri di tanti esperti, l'obiettivo di portare il numero di nuovi casi a zero è solo una chimera. La sindrome da nuovo coronavirus va semplicemente aggiunta alla lista delle  tante altre malattie infettive note.

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