Le news sul vaccino anti Covid

Vaccino covid-19: a che punto è la corsa al farmaco anti coronavirus

Sanofi, AstraZeneca, Johnson&Johnson, Curevac e BioNtech-Pfizer. Cosa prevedono i contratti firmati da Commissione Ue con 6 case di produzione del vaccino.

2 ottobre 2020 14:42
Vaccino covid-19: a che punto è la corsa al farmaco anti coronavirus

Con oltre 33.722.000 di casi di covid-19 confermati nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui quasi 6.000.000 si registrano in Europa, la corsa al vaccino antivirus si sta muovendo a tutta velocità. A livello globale, ci sono più di cento vaccini in fase di sviluppo, nove dei quali già entrati nella fase cruciale: quella dei test clinici sui volontari.

Il contagio non risparmia capi di Stato e di Governo. Anche il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (e la consorte Melania) sono risultati positivi al test rapido del covid-19, come abbiamo visto oggi nelle breaking news in arrivo dalla Casa Bianca.

 

Gli sforzi di sviluppo si sono intensificati nelle ultime settimane. Alcune aziende stanno avviando la fase I della sperimentazione clinica, altre sono già passate alla fase II, dove un campione più ampio di soggetti di diverse fasce d’età viene testato per verificare la sicurezza, efficienza e determinazione del giusto dosaggio del farmaco. Se tutto va bene, si affronta la fase III, quella clinica, per eseguire test più complessi, rigorosi ed estesi a una popolazione molto più ampia.

 

Come agisce il vaccino sul corpo umano

L’obiettivo del vaccino è creare anticorpi contro la malattia in modo tale che, una volta che una persona entra in contatto con l’infezione, il sistema immunitario sia pronto a rispondere. Basato sulla Mayo Clinic e varie fonti scientifiche, il virus covid-19 (tecnicamente: SARS-CoV-2) ha una proteina a spillo sulla sua superficie (proteina S), che può attaccare rapidamente una cellula umana attraverso goccioline respiratorie prodotte da un soggetto infetto. Un vaccino impedirebbe alla proteina S di legarsi alle cellule umane e fermerebbe il virus. Finora, nove aziende farmaceutiche sono nella Fase I di sperimentazioni cliniche – di cui due nella fase II - ma la concorrenza sia tra le grandi multinazionali che di altri laboratori va aumentando di giorno in giorno.

 

Mentre la maggior parte delle aziende si sta concentrando sui vaccini tradizionali introducendo forme piccole o inattive del virus per stimolare il sistema immunitario, aziende come la Pfizer, in collaborazione con BionTech (BNTX) e Moderna (MRNA), stanno lavorando a una nuova sperimentazione tecnologica: un vaccino messaggero-acido ribonucleico (il cosiddetto mRNA) in cui un’informazione che trasporta bio-molecola istruisce le cellule del corpo a fare copie della proteina S del virus, a riconoscerla e costruire anticorpi per combatterla una volta che attacca il corpo. Il vaccino della classe mRNA vanta una tempistica di sviluppo più rapida dato che il vaccino può essere somministrato con requisiti di dosaggio inferiori e può essere prodotto rapidamente in quantità maggiori.

 

Ecco le "big 6" in gara per la vendita del farmaco

La Commissione europea punta a diversificare il portafoglio di potenziali soluzioni per l’acquisto del farmaco e continua i colloqui esplorativi con le aziende produttrici di vaccini considerate più promettenti.

Sono sei le corporate che hanno firmato un contratto o stanno formalizzando accordi con Bruxelles per giungere, al più presto, alla somministrazione di un farmaco efficace e universalmente accessibile. Vediamo quali sono e come si stanno muovendo per capire a che punto stanno.  

 

AstraZeneca

Il 14 agosto la Commissione europea ha concluso un accordo preliminare con questa società farmaceutica britannico-svedese per l’acquisto di un potenziale vaccino anticovid-19, anche al fine di donarlo a Paesi a reddito medio-basso o ridistribuirlo ai membri dello Spazio economico europeo. Il 27 agosto, a seguito della firma ufficiale tra AstraZeneca e la Commissione, è entrato in vigore il primo contratto che la Commissione ha negoziato con una casa farmaceutica e per conto del blocco dei 27. Il vaccino proposto da AstraZeneca viene già testato in una sperimentazione clinica su larga scala di fase II/III, dopo aver ottenuto risultati promettenti nella fase I/II per quanto riguarda la sicurezza e l'immunogenicità.

Non appena saranno dimostrate la sicurezza e l’efficacia del vaccino, la Commissione ha pattuito l’acquisto (per conto di tutti gli Stati membri) di ben 300 milioni di dosi, con l’opzione di 100 milioni di dosi supplementari. L’accordo è finanziato attraverso lo Strumento per il sostegno di emergenza.

 

BioNTech-Pfizer

I colloqui esplorativi della Commissione Ue con la BioNTech-Pfizer per l’acquisto di un potenziale vaccino. Non appena ci sarà la certezza che il farmaco garantisce i parametri di sicurezza ed efficacia, la Commissione disporrà di un quadro contrattuale per acquistare un quantitativo iniziale di 200 milioni di dosi per conto di tutti gli Stati membri ed un eventuale quantitativo supplementare di 100 milioni di dosi. Il contratto previsto con questa multinazionale consentirebbe ai Paesi dell’Ue di acquistare il vaccino, ma anche di donarlo ai Paesi a basso e medio reddito.

Pfizer è un'azienda farmaceutica statunitense. La più grande società del mondo operante nel settore della ricerca, della produzione e della commercializzazione di farmaci. È quotata alla Borsa di New York e fa parte dell’indice Dow Jones dall'8 aprile 2004.

BioNTech è una società di biotecnologia tedesca dedicata allo sviluppo e alla produzione di immunoterapie attive per un approccio specifico per il paziente al trattamento di malattie gravi. Ricerca farmaci basati sull'RNA messaggero (mRNA) da utilizzare come immunoterapie anti-tumorali individualizzate, vaccini contro malattie infettive e terapie sostitutive proteiche per malattie rare, nonché terapia cellulare ingegnerizzata, nuovi anticorpi e immuno-modulatori di piccole molecole come opzioni di trattamento per il cancro. Abbiamo già accennato che questa azienda ha sviluppato una terapia umana basata su mRNA per la somministrazione endovenosa, per portare l'immunoterapia oncologica personalizzata basata su mRNA negli studi clinici e per stabilire il proprio processo di produzione.

 

 

Moderna

Il 24 agosto, la Commissione Ue ha concluso i colloqui esplorativi con la società statunitense di biotecnologie con sede nel Massachussets. Una volta che il vaccino si sarà dimostrato sicuro ed efficace, la Commissione potrebbe disporre di un quadro contrattuale per l’acquisto iniziale di 80 milioni di dosi, sempre a nome dei 27. Anche in questo caso, il contratto consentirebbe ai Governi nazionali dell’Ue di acquistare il vaccino, nonché di donarlo ai Paesi a basso e medio reddito o ridistribuirlo ad altri Paesi in Europa. Moderna, la prima a rilasciare i dati clinici della fase I, ha ottenuto un vantaggio iniziale ma ha subito recenti battute d'arresto.

 

CureVac

Il 20 agosto la Commissione europea ha concluso colloqui esplorativi con la casa farmaceutica tedesca CureVac per l’acquisto di un potenziale vaccino contro il coronavirus. La società è all’avanguardia nello sviluppo di una categoria di vaccini completamente nuova la cui piattaforma è stata sviluppata nell’ultimo decennio. Il contratto con CureVac consentirebbe l’acquisto del vaccino rendendolo accessibile a tutti gli Stati membri e prevede le stesse clausole per la donazione garantite dalle altre 5 società produttrici. Il quadro contrattuale prevede un acquisto iniziale di 225 milioni di dosi per conto dei 27, da fornire una volta che un vaccino contro il coronavirus si sarà dimostrato sicuro ed efficace.

 

Johnson & Johnson

La nota società farmaceutica multinazionale statunitense produce farmaci, apparecchiature mediche e prodotti per la cura personale e l’automedicazione. È stata fondata nel 1886. Le sue azioni sono quotate presso la Borsa di New York e fanno parte dell'indice Dow Jones. La sede principale (divisione per i prodotti di consumo) è in New Jersey. Comprende oltre 200 filiali che operano in 57 Paesi. La sede italiana e il principale stabilimento produttivo si trovano a Pomezia (Roma).

Il 13 luglio la Commissione europea ha concluso colloqui con la casa farmaceutica americana per l’acquisto del potenziale vaccino. Se sicuro ed efficace, Bruxelles definirà un quadro contrattuale per un primo acquisto di 200 milioni di dosi e la possibilità di acquistare altre 200 milioni di dosi in più per conto dei 27. Valgono le stesse condizioni di donazione o distribuzione già citate per gli altri produttori.

 

Sanofi-GSK

Il 18 settembre, l’Esecutivo Ue ha siglato un secondo contratto con questa joint venture (composta dalla multinazionale francese Sanofi e l’azienda britannica GSK). Scopo del deal è l’accesso fino a 300 milioni di dosi del vaccino anti-covid19 prodotto dalle due azienda leader nel settore farmaceutico. Il contratto prevede le stesse condizioni di donazione e distribuzione stabilite per le altre aziende. Sanofi e GSK sono leggermente meglio posizionate rispetto agli altri 5 competitor, visto che si impegnano anche a fornire una parte significativa della loro fornitura di vaccini attraverso una collaborazione con la struttura Covid19 Vaccines Global Access (COVAX), uno strumento creato dall’OMS per garantire l’accesso universale al vaccino.

 

Il Gruppo Sanofi è presente in più di 100 Paesi con oltre 100.000 dipendenti. Ha filiali in cinque continenti ed è uno dei più importanti fra i grandi gruppi farmaceutici al mondo, nonché il primo nei Paesi in via di sviluppo. Il portafoglio del gruppo copre molteplici aree terapeutiche che vanno dal cardiovascolare e dal diabete fino alla sclerosi multipla e le malattie rare, all’oncologia e ai tumori del sangue, ai farmaci da automedicazione e ai vaccini. Sanofi ha 4 hub nel mondo che svolgono attività di Ricerca e Sviluppo, settore nel quale Sanofi ha investito ingenti risorse.

La sede italiana è a Milano, ma ha anche alcuni uffici a Modena (sede di Sanofi Genzyme) e a Roma (sede istituzionale e di Sanofi Pasteur). A Milano opera anche un’unità di ricerca clinica che coordina l’intera area Adriatica. Sono 4 gli stabilimenti industriali di Sanofi in Italia: Origgio, Anagni, Scoppito e Brindisi.

 

Intanto in Cina…

Il 24 settembre, Weidong Yin, CEO dell’azienda farmaceutica cinese SinoVac, ha informato i media che il vaccino covid-19 “made in China potrebbe essere pronto entro l’inizio del 2021 per la distribuzione in tutto il mondo. SinoVac sta sviluppando uno dei primi quattro vaccini che in Cina sono in gara per la vendita del farmaco. Ai 4 big cinesi, si aggiunge la SinoPharm, gestita dalle autorità statali.

 

Costruito in pochi mesi da zero, l’impianto sarebbe stato progettato per consentire a SinoVac di produrre mezzo milione di dosi di vaccino all’anno. I reporter hanno anche parlato di come la struttura stia già riempiendo micro-contenitori con il vaccino e si accinga a preparare le operazioni di inscatolamento. L’azienda sta anche iniziando a testare piccole dosi di CoronaVac (così si chiamerebbe il vaccino se andasse a buon fine) su bambini e anziani in Cina dopo aver notato un numero crescente di casi a livello globale tra questi due gruppi. Sempre a detta di Yin, questo particolare tipo di vaccino non ha ancora superato gli studi clinici di fase 3, ma gode di uno standard accettato a livello globale che ha consentito ai suoi laboratori di iniziare a iniettare dosi-test a migliaia di persone in Cina, grazie ad una “disposizione per uso di emergenza”.

 

Yin ha spiegato che SinoVac ha selezionato un alto numero di Paesi (soprattutto in Sud America e nel Sud Est asiatico) per la fase di test del farmaco sulla base del numero dei contagi, della gravità della pandemia in quelle aree con limitate capacità di ricerca e sviluppo, ma grandi focolai e alto numero della popolazione.

 

Incertezze su ritorno a normalità entro la primavera

Stando a quanto affermato da alcuni esperti epidemiologici (i cui pareri si moltiplicano anche sulle piattaforme Social, in particolare via Twitter), trovare un vaccino per il covid-19 non significa un ritorno automatico alla normalità nella primavera 2021. Senza affossare le speranze, gli scienziati meno ottimisti stanno però suggerendo a cittadini e pazienti di restare ‘con i piedi per terra’ e ragionare in modo realistico sul fatto che il rischio pandemia resterà latente. E che potrebbe passare ancora molto tempo molto prima che si abbiano progressi importanti o soluzioni definitive. Un gruppo di ricercatori convocati dalla Royal Society, il Data Evaluation and Learning for Viral Epidemics (DELVE), evidenzia le possibili sfide, che resterebbero aperte, in una recente pubblicazione. Si parla di vaccini parzialmente efficaci (o che fornirebbero solo l’immunità a breve termine) di e altre questioni logistiche relative alla produzione e alla distribuzione.

 

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