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Ritratti (poco) diplomatici

L'artefice degli accordi di Abramo è l’ambasciatore Yousef Al Otaiba

Chi è il rappresentante degli Emirati a Washington che per la prima volta ha rotto il tabù del riconoscimento arabo di Israele. E il cuoco Roberto...

20 ottobre 2020 11:57
L'artefice degli accordi di Abramo è l’ambasciatore Yousef Al Otaiba

Molto spesso, i più importanti accordi internazionali non vengono raggiunti grazie all’abilità e alla lungimiranza dei leader politici o, almeno, non solo per questo. Tali accordi sono infatti il risultato finale di intense e prolungate attività negoziali che vengono portate avanti da diplomatici di grandissima esperienza, in grado di conseguire l’obiettivo del decisore politico attraverso il raggiungimento di compromessi considerati accettabili da entrambe le parti in causa. Inoltre, quanto più è delicata una trattativa, tanto più elementi quali la segretezza e la fiducia reciproca sono imprescindibili per la riuscita di un negoziato.

 

Un perfetto identikit dell’agente diplomatico descritto sopra sembra coincidere con il profilo di Yousef Al Otaiba, ambasciatore emiratino a Washington. Al Otaiba è infatti considerato il vero artefice degli Accordi di Abramo, che dopo essere stati siglati a settembre alla Casa Bianca, sono finalmente diventati operativi da un paio di giorni, con la conferma dell’intesa tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrain siglata proprio nella capitale di quest’ultimo Stato. Con gli Accordi di Abramo, frutto di oltre un anno di negoziati segreti, è stato “sbloccato” un principio che per molti Stati arabi era considerato un “tabù”, ovvero che lo stato di Israele potesse essere ufficialmente riconosciuto. La normalizzazione delle relazioni diplomatiche fra questi tre Paesi potrebbe infatti essere un punto di partenza per un crescente dialogo con Israele e cercare di trovare finalmente una composizione alla questione palestinese.

 

Non si è parlato molto di Al Otaiba, ma non c’è da stupirsi: i bravi diplomatici devono restare nelle retrovie, e devono essere in grado di fare pesare il loro prestigio con discrezione e professionalità. L’ambasciatore emiratino è in carica a Washington dal 2008: durante il mio periodo di capo della missione diplomatica negli Stati Uniti ebbi la fortuna di conoscerlo abbastanza bene, arrivando anche  a condividere il nostro bravo cuoco Roberto, famoso per i suoi tortelli di zucca mantovani.

 

Al Otaiba è colui che si può definire un “predestinato”: nato nel 1974 da una ricchissima famiglia di Abu Dhabi già introdotta nel sistema politico e istituzionale locale (il padre era Ministro del Petrolio), dopo gli studi in relazioni internazionali a Georgetown bruciò tutte le tappe, diventando senior advisor dell’erede al trono emiratino a soli 26 anni. Nel corso della sua carriera, il suo ruolo strategico è sempre stato quello di fare da “ponte” con gli Stati Uniti agendo su diversi scenari, dall’Iraq all’Iran, fino ovviamente a Israele.

 

La figura di Yousef Al Otaiba è stata dunque essenziale per pervenire agli Accordi di Abramo. La sua permanenza di Ambasciatore in Usa da ormai più di dieci anni gli ha consentito di costruire e rafforzare una rete di relazioni con il sistema istituzionale e diplomatico americane, basata sulla correttezza e sulla fiducia, senza la quale non sarebbe stato possibile concludere una trattativa così delicata. La strategia perseguita da Washington è chiaramente quella di indebolire e isolare ulteriormente l’Iran, rafforzando il fronte dei Paesi sunniti e portandoli dalla parte di Israele. 

 

Non è chiaro ancora se tale direzione verrà seguita anche se ci sarà un cambiamento alla Casa Bianca dopo le presidenziali; quello su cui possiamo contare è che figure come quella di Al Otaiba continueranno a distinguersi per la loro abilità diplomatica, traducendo al meglio gli indirizzi politici del proprio governo in strategie negoziali coerenti ed incisive. 

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