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Ritratti (poco) diplomatici

Mustapha Adib, il premier tecnico che prova a rianimare il Libano

Auspichiamo che l’Italia batta un colpo per aiutare l’ex “Svizzera del Medio Oriente” e non lasci totalmente la scena a Macron. Il ruolo dell’esercito

7 settembre 2020 11:43
Mustapha Adib, il premier tecnico che prova a rianimare il Libano

In Italia, per esperienze ripetute e di lungo corso, sappiamo bene che quando viene nominato un Governo “tecnico” c’è qualcosa che non funziona nel sistema istituzionale, o che c’è un’impasse politica in corso. Per quanto riguarda questi aspetti, il Libano non è da meno: lo scorso 31 agosto il Presidente Michel Aoun ha incaricato Mustapha Adib di formare il nuovo Governo. Adib non è una figura politica, ma ha un altissimo profilo tecnico essendo un diplomatico di lungo corso e attuale ambasciatore in Germania. Personalità internazionale (ha studiato in Francia, è sposato con una donna francese), Adib ha un curriculum di tutto rispetto essendo stato capo di gabinetto dell’ex premier Nagib Mikati e avendo collaborato con gli ex primi ministri Saad Hariri e Tammam Salam, che per lui hanno “messo una buona parola”.


A sua volta, Adib succede a un primo ministro tecnico, Hassan Diab, che era stato costretto a dimettersi circa un mese fa in seguito alla tragica esplosione che ha devastato la zona del porto di Beirut. Il nuovo premier eredita una situazione economica disastrosa: il Libano è sull’orlo del collasso, avendo il terzo debito pubblico più alto al mondo in rapporto al PIL che rischia di diventare insostenibile, anche a causa di un’inflazione galoppante che sta mettendo in ginocchio un’ampia parte della popolazione anche per reperire generi di prima necessità.


Adib riuscirà a risolvere i problemi del Libano? Pur riconoscendo al diplomatico esperienza, imparzialità e abilità nel sapersi muovere, forte di una fitta trama di relazioni personali che gli possono consentire di governare bene e di uscire dalle secche dell’emergenza economica, sarà molto difficile per lui rafforzare l’economia del Paese fino a quando non ci sarà una profonda riforma istituzionale. Il Paese che si affaccia sul Mediterraneo, una volta definito la “Svizzera del Medio Oriente”, è bloccato da tempo da una paralisi istituzionale dovuta alla peculiare divisione religiosa dei suoi abitanti. Il sistema attualmente in vigore è ancora espressione del lascito coloniale francese, e prevede che tutte le principali confessioni religiose presenti nel Paese siano adeguatamente rappresentate a livello politico: il presidente deve essere sempre un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita e il presidente del Parlamento un musulmano sciita (gruppo che, come sappiamo, subisce il forte controllo di Hezbollah e, indirettamente, dell’Iran).


Tale divisione però, oltre ad essere evidentemente piuttosto rigida, non sembra essere più adeguatamente rappresentativa della mappa confessionale libanese, dal momento che l’ultimo censimento ufficiale fu svolto nel 1932, secondo il quale i cristiani maroniti costituivano più della metà della popolazione. Oggi, invece, secondo le stime più recenti potrebbero non essere più del 38%. L’unica istituzione che in Libano è a-confessionale è l’esercito: utile per garantire continuità, auspichiamo però che non debba essere necessario ricorrere ad un intervento attivo delle forze armate per assicurare la stabilità politica (cosa che è accaduta, anche di recente, fin troppo spesso in quella regione).


Buona fortuna dunque al premier Adib, sapendo però che non potrà fare miracoli. E speriamo che anche l’Italia batta un colpo, senza lasciare la scena esclusivamente alla Francia di Macron, il quale si è dimostrato molto attivo visitando il Libano due volte dopo il verificarsi dell’attentato. Il nostro Paese, forte del comando della missione UNIFIL attraverso l’ONU, gioca un ruolo fondamentale nel preservare la stabilità del Paese e l’equilibrio tra i vari gruppi confessionali. Il Libano è una pedina piccola, ma essenziale nel quadro strategico del Mediterraneo: una democrazia fragile che va sostenuta, anche attraverso la figura super partes del nuovo primo ministro Adib. 

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