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Il Natale che sarà

Il Natale della pandemia tra chiusura totale o a geometria variabile

Il governo vuole scongiurare il lockdown in attesa che il vaccino Pfizer arrivi in Italia. Ma il piano non regge se la curva dei contagi non scende

18 novembre 2020 07:42
Il Natale della pandemia tra chiusura totale o a geometria variabile

È davvero difficile dire che Natale sarà quello di un anno oltre ogni immaginazione come il 2020. Ormai è chiaro che il motto del governo è: resistere, resistere, resistere. Stringere i denti finché si può per scongiurare il lockdown totale, in attesa che la Pfizer ci venda 27 milioni di dosi del vaccino sperimentato contro il Covid. E che è risultato efficace al 90%. Se tutto andrà secondo i piani già a metà gennaio inizieranno in Italia le prime somministrazioni. Una svolta per arginare la pandemia che ci sta facendo tremare. E che fa tremare le istituzioni che paventano di perderne il controllo.

 

Aspettando che la stretta del 3 novembre produca i primi effetti, i prossimi scenari sono tutti in divenire. Che ci saranno ulteriori restrizioni nelle aree con il più alto rischio di contagi è molto più che probabile. Dopo Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta, Calabria e provincia di Bolzano in zona rossa è plausibile pensare che entro la fine di questa settimana si allunghi la lista delle Regioni in fascia arancione. In cui, oltre a Sicilia e Puglia, si trovano adesso Abruzzo, Basilicata, Liguria e Toscana. Resta da capire la collocazione della Regione Campania, per il momento in zona gialla. E anche di Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Saranno i bollettini delle prossime 72 ore a dettare le scelte del governo.  

 

Ma il tempo di attesa da qui a gennaio sembra infinito e non è detto che la strategia regga. Uno: perché la certezza assoluta che il vaccino arriverà per la data indicata non c’è. Il problema non sta nella capacità della casa farmaceutica di produrre le dosi, quanto piuttosto nella distribuzione ai vari Paesi. E nella rapidità con cui a sua volta il nostro sistema sarà in grado di smistarlo sui territori. Se vediamo quello che è accaduto questo autunno con il vaccino antinfluenzale le previsioni non possono essere rosee. Non è garanzia di efficienza nemmeno la nomina di Arcuri a commissario per la distribuzione. Il caso banchi a rotelle docet. Due: perché con le strutture sanitarie già al collasso nelle aree più a rischio se la curva epidemiologica non scende ogni piano salta. E scongiurare il lockdown totale a quel punto sarà impresa impossibile. I medici lanciano da giorni il grido d’allarme: “chiudere tutto”. Ma il governo non ne vuole sapere. Ancora oggi il vice ministro alla Sanità, Pier Paolo Sileri, lo esclude.

 

Sullo sfondo una crisi economica che durerà almeno due anni, se si riparte presto. I principali istituti internazionali e l’Ue parlano di ripresa faticosa, anche a emergenza finita. In Italia prima della fine del 2022 non ci sarà crescita. E anche chi vive in una città come Roma – il Lazio è in zona gialla e non è sottoposto alle forti restrizioni e chiusure di altre Regioni – sente che qualcosa è cambiato in ogni angolo di strada. Lo stop forzato al turismo ha falcidiato il Pil della Capitale, le saracinesche abbassate che si vedono in pieno centro storico sono lo specchio di una città che soffre, di un Paese piegato. Per tante piccole imprese la crisi è irreversibile.

 

Stime precise sui posti di lavoro persi risalgono ai primi sei mesi dell’anno: in Italia a giugno era il settore dei servizi, e in primis il comparto alloggi e ristorazione, a registrare la perdita più significativa di posizioni lavorative. È vero, Roma è una città amministrativa: sono salve le famiglie il cui reddito fisso non è stato intaccato. Ma questi sono tempi in cui anche chi ha non spende. È come se fossimo tutti in un tempo sospeso: la paura del futuro, l’incertezza economica, il senso di spaesamento ci hanno reso fragili e insicuri. Difficile dire che Natale vivremo. Lo vorremmo come tutti gli altri. Ma sarà già tanto passarlo con i familiari più stretti e qualche amico. In attesa che si torni a sorridere.

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