Crisi coronavirus nel calcio

Il Covid nel calcio: quanti danni ha portato allo sport più seguito?

Calciatori contagiati e confusioni tra regole sanitarie nazionali e decisioni della Lega calcio. Il caso Juve-Napoli e il modello Nba negli Stati Uniti

8 ottobre 2020 14:49
Il Covid nel calcio: quanti danni ha portato allo sport più seguito?

Una delle industrie più importanti del nostro paese viene rappresentata dallo sport, il calcio in particolare, per seguito e per numeri importanti nell’economia tricolore. Come tutto, anche il calcio si è ritrovato immerso in un ciclone di difficoltà finanziaria e non solo a causa della pandemia, e le decisioni diventano sempre più difficili da prendere e le idee meno chiare. Non ci soffermeremo su un discorso totale dei danni che le società hanno subito, ma piuttosto su come i giocatori affrontano questa situazione ogni settimana, tra contagi sempre più diffusi e partite che saltano.  

 

A giugno, quando si decise di proseguire con il campionato, non vi erano praticamente casi, e questo aveva riportato nella Lega sicurezza per le norme sanitarie stabilite per tutelare i giocatori. Da inizio agosto anche i calciatori hanno iniziato a gironzolare per l’Italia, in vacanza, nelle zone in cui pian piano i vari focolai aumentavano a causa del numero esteso di individui nei luoghi estivi. Prime quarantene, rinchiuse poi in un cassetto, come se nulla fosse, dopo la negatività dei giocatori positivi. Il campionato è iniziato con il Cagliari che aveva vari contagiati, e altre squadre con meno casi. I giocatori però non si sono mai sentiti sicuri, e le dichiarazioni riguardante i loro onerosi stipendi li mettevano di fronte ad un bivio. “Guadagnare così tanto e rifiutarsi di correre dietro ad un pallone è vergognoso, c’è chi rischia la vita ogni giorno per questo virus per molto meno”, insorgeva il web. Vero indubbiamente, come è vero che gli stipendi di questi sportivi non li rendono invulnerabili ad una malattia pericolosa. Scendere in campo con la consapevolezza che dall’altra parte qualcuno aveva avuto un compagno o un membro dello staff malato a causa del virus, ha iniziato a rallentare l’ambizione di giocare anche per chi deve usufruire di questa stagione per ambire all’Europeo della prossima estate. 

 

Quello che ci sfugge per la tutela di questi signori è la storia riguardante i tamponi. Il Genoa si è ritrovato con Mattia Perin, giovedì, quando mancavano tre giorni alla sfida con il Napoli, come unico tesserato colpito in quel momento dal Covid. Quattro giorni dopo, il lunedì, i giocatori che avevano la sera prima disputato la gara si sono ritrovati per i doverosi controlli settimanali risultando tutti positivi. Questo ha portato diversi problemi nel nostro calcio. In primis, la fiducia data ai tamponi, che dovrebbero essere di primo livello, che non sono stati affidabili e hanno creato problemi non solo ai rossoblu ma anche all' intero Napoli. In secondo luogo il rinvio troppo tardivo per la partita tra Torino e Genoa quattro giorni più tardi. Incomprensibile come la Lega calcio aspettasse per prendere una decisione che era sotto gli occhi di tutti, decidendo se mettere a rischio un altra società. 

 

Ultimo punto, quello che ha portato ad un vero enigma sulla validità di questo campionato: in settimana è stato decretato che se non si ha più di 10 contagiati in squadra tra i tesserati, si deve scendere in campo, anche con le riserve delle riserve. Il Napoli ne aveva riscontrati solo due ma la Asl competente ha deciso di non far partire per la trasferta contro la Juve la squadra mettendola in quarantena. Risultato finale? La Juventus si è presentata in campo ottenendo, dopo 45 minuti, la vittoria a tavolino. Il Napoli sarebbe partito, ma come si fa a mandare in un probabile contagio dei ragazzi che non possono contrastare il virus? Come fa il Napoli o ogni altra società a potersi rendere vulnerabile da scelte prese dallo Stato e in cui la Lega calcio ha dimostrato, di non avere potere? 

 

Tutte le promesse di tutela per i calciatori svaniscono, si dovrebbe allora fare come in NBA in cui tutti i tesserati vengono chiusi per 6 mesi in unica struttura ed aspettare solo la partita per uscire? Questo non è calcio, questo non può permettere di rendere reale un torneo in cui le squadre hanno le mani legate. Arriveranno presto delle novità dalla Lega calcio sulle nuove regole, speriamo che qualcuno si renda conto che questa barca sta perdendo i remi. 

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