Crisi in vetta

Inter e Juventus così non va: dopo la pausa serve la svolta

Le favorite per la vetta sono in periodo buio, i risultati non ci sono e gli spogliatoi sono in rottura. A breve potrebbero arrivare svolte societarie

10 novembre 2020 10:54
Inter e Juventus così non va: dopo la pausa serve la svolta

Tre mesi fa entrambe le compagini si apprestavano ad uno scontro per il vertice che le avrebbe visto dominare su tutti. I risultati tuttavia sono scadenti e le loro panchine iniziano a traballare.

Perché i piani dei due allenatori, Andrea Pirlo e Antonio Conte, non stanno funzionando? 

 

Pirlo, gli errori da esordiente pesano

Dal 2011 abbiamo sempre sentito frasi di critiche agli allenatori che firmavano per la società di Andrea Agnelli. Quella più diffusa era: “Con questa squadra sono tutti bravi a vincere”. Un'ipotesi plausibile sino a qualche stagione fa, ma dalla scorsa annata la Vecchia Signora ha subito un vero e proprio mutamento, dando troppo per scontato che un gruppo così forte potesse avere una gestione qualsiasi. Invece Andrea Pirlo sta dimostrando il contrario: la figura di un tecnico esperto e vincente è essenziale al fine dei risultati.

 

È vero che la figura di Sarri aveva portato parecchi dubbi sulla scelta di avere un coach con un' idea serrata sul come giocare, cosa che manca all’attuale tecnico, ancora in cerca del sistema più corretto. La perplessità si basa proprio sulle incertezze che hanno i giocatori, molti che provengono da anni di vittorie gloriose, inspiegabilmente commettono ingenuità da bassa classifica. Bonucci ieri su Caicedo è l’ultima conferma che anche chi dovrebbe comandare e portare sicurezze è in grande difficoltà. Allora su chi ci si affida? Al benedetto talento di Kulusevski e all'’indipendenza di Cristiano Ronaldo, spettacolare in ogni contesto, sono le armi di Pirlo. Loro due sono instancabili e con una tecnica da top club, non sbagliando nemmeno quando il resto della squadra è irriconoscibile.

 

Triste non poter parlare nello stesso modo di Paulo Dybala, che per l’ennesimo anno consecutivo continua a dare una prestazione mediocre nella prima parte di stagione. Non è un ragazzino e con quel numero sulla schiena ci si aspetta da lui decisamente di più.  Morata al contrario, che è arrivato in punta di piedi, si sta dimostrando caparbio ed efficace, ma non può essere un attaccante da pressing basso, il centrocampo ne risente. Il Maestro sta deludendo in panchina, questa squadra non ha più la stessa brillantezza e la capacità  di essere dominante sempre e comunque. Ostinarsi a giocare bene talvolta porta a nessuna vittoria, come insegna Max Allegri, quell’uomo tanto respinto, ma che ad oggi resta l' ultimo Messia delle glorie bianconere: “Nel calcio si gioca sporco, ma con la testa sulle spalle. Chi gioca bene, molto spesso non vince nulla per anni”. Ora Pirlo è in bilico, se non dà un quadro nuovo, vero e sicuro rischia di compromettere una stagione che ad oggi è già in salita.

 

Conte, il vincente che non vince

È una storia romantica quella tra Conte e l’Inter che è iniziata male e sta finendo ancora peggio. Una squadra al bivio, con la posizione dell’allenatore tutt’altro che stabile. Mancano gioco, idee e obiettivi sul dove si possa realmente arrivare. Se lo scorso anno ci potevano essere diverse giustificazioni per il tecnico, che tutto sommato con la finale di Europa League alla prima annata a Milano poteva ritenersi soddisfatto, ora non può spegnere  il progetto messo in piedi per lui. I giocatori sono stati scelti e pagati molto per lui e una situazione maldestra per Juventus, Lazio e Atalanta gli ha spianato la strada in campionato, tuttavia pare assurdo che non riesca ad approfittarne neanche nelle gare più banali. La difesa, frutto anche di prestazioni insolite di Handanovic, regge poco e il numero di reti subite dalla squadra (11) non è giustificabile per il potenziale della retroguardia e per la vendita di Godin, ancora inspiegabile ad oggi.

 

Kolarov è impacciato, Hakimi è durato due giornate e senza Lukaku non si segna. Lautaro assomiglia a un Dybala bis con meno cattiveria. Insomma le condizioni generali sono pessime e la tensione negli spogliatoi sale. Eriksen non assomiglia più ad un giocatore di pallone, vaga per il terreno sperando di ritornare il fuoriclasse di un tempo. Non c’è funzionalità e il settimo posto in campionato e l’ultima posizione in Champions League sono risultati assai deludenti. Serve una svolta. Allegri, Pochettino e a sorpresa un incredibile ritorno di Spaletti sono dietro l’angolo, pronti a ridisegnare l’ennesimo progetto che la società  a oggi finanzia egregiamente, a vuoto. Marotta è responsabile di non aver alzato i toni contro il mister quando si era allargato troppo, iniziando a far scricchiolare un ambiente che a oggi ne risente. Conte è vincente sulla carta, ma guardando ai  fatti sono anni che il suo gioco non si dimostra costante e potrebbe essere arrivata la fine pure di questa avventura.

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