Immuni App: come funziona, quando esce e come scaricarla

Immuni app: come funziona, quando sarà disponibile per iOS e Android, come scaricarla, quali sono i dati memorizzati, come viene garantita la privacy

29 maggio 2020 09:26
Immuni App: come funziona, quando esce e come scaricarla

Quando uscirà Immuni?

 

L’app scelta dal governo per il contact tracing dei contagi da Covid-19 sta prendendo forma. Secondo quanto inizialmente dichiarato dal Commissario straordinario Arcuri, la disponibilità di Immuni era stata pianificata per fine maggio.

 

In base alle ultime notizie, l'app uscirà invece a giugno, con una sperimentazione che coinvolgerà inzialmente solo un numero limitato di regioni.


È arrivato intanto l’aggiornamento di Google e Apple che renderà possibile far dialogare i diversi dispositivi via bluetooth.

 

Bending Spoons, la società che ha realizzato l’app, ha reso disponibili i layout di Immuni e i dettagli tecnici sulla piattaforma GitHub.

 

Nella notte del 25 maggio il Ministero dell'Innovazione ha pubblicato, sempre su GitHub, il codice sorgente dell'app. Sono quindi presenti i documenti relativi al funzionamento del software.

 

 

Immuni app come funziona?

Come funziona l'app Immuni: Immuni ha l’obiettivo di combattere la diffusione del coronavirus avvisando il prima possibile gli utenti di un potenziale contatto con un soggetto risultato positivo, in modo che possano subito auto-isolarsi e richiedere assistenza medica.


Il documento pubblicato su GitHub spiega come funzionerà l’app, che utilizza un sistema basato sul Bluetooth Low Energy (ossia a basso consumo).


Una volta installata, l'app associa un codice temporaneo a ciascun dispositivo, che cambia frequentemente e viene creato in maniera casuale, in modo che non possa essere intercettato.

 

Allo stesso tempo, inizia anche a trasmettere un segnale bluetooth, che contiene un identificatore di prossimità mobile.

 

Quando due dispositivi si incontrano, registreranno reciprocamente di essere entrati in contatto, senza però che sia possibile risalire alle identità degli utilizzatori.

 

I dati- compresa la durata dell’incontro, da 5 minuti fino a un massimo di mezz’ora, e la distanza tra i dispositivi- rimarranno memorizzati nella memoria interna dello smartphone per un massimo di 14 giorni.


Se un utente dovesse fare un tampone e risultare positivo al Covid-19, potrà scegliere se caricare su un server i codici registrati dal proprio smartphone nei giorni precedenti, con l'aiuto del personale sanitario. In questo modo li renderà disponibili agli altri utenti.

 

Immuni, confrontando periodicamente i codici presenti sul server con quelli salvati sui vari dispositivi, manderà un alert a tutti gli pseudonimi entrati in contatto con l'utente risultato positivo, spiegando come dovranno comportarsi.

 

Ovviamente non avranno indicazioni né sulla sua identità, né dove è avvenuto il contatto.

 

Il messaggio che l’utente riceverà dipende dal tipo di esposizione che ha avuto con il soggetto infetto e dalla provincia in cui risiede: se necessario l’app chiederà all’utilizzatore di mettersi in contatto con il SSN.


Immuni app: come si installa?

L'app Immuni sarà disponibile sia per iOs che per Android: una volta effettuato il download, ogni utente dovrà inserire la regione e la provincia in cui vive, utili per individuare nuovi focolai; quindi accettare i termini del servizio, la privacy policy e dichiarare di avere più di 14 anni.

 

Ogni azione con l’app dovrà essere autorizzata.


Immuni app: le differenze tra Apple e Google

Il funzionamento dell’app dipende dall’utente.

 

Ma c'è una differenza tra i dispositivi Android di Google e quelli iOs di Apple. Infatti i primi richiederanno di attivare la geolocalizzazione, anche se Google ha chiarito che non verranno acquisite le relative informazioni.

 

Mentre Apple chiederà l'autorizzazione solo per l'invio delle notifiche di esposizione, invece già attive per Android.


Immuni app: privacy garantita

Come si evince dal documento caricato sulla piattaforma GitHub, Immuni non localizza gli utenti e non memorizza dati personali (come nome, età, indirizzo e numero di telefono).

 

Inoltre non è in grado di definire se si siano verificate più esposizioni in giorni diversi tra gli stessi dispositivi, perché i dati raccolti hanno comunque dei limiti: infatti la durata dell’esposizione viene misurata con incrementi di cinque minuti, fino a un massimo di 30 minuti per la somma di tutti i contatti con un utente infetto in un determinato giorno.


I dati raccolti, oltre a essere cifrati e conservati in server pubblici situati in Italia (gestiti da Sogei), vengono cancellati se non più rilevanti.

 

In ogni caso verranno eliminati entro il 31 dicembre 2020.


Non è possibile stabilire né l’identità del contatto, né il luogo in cui il contatto è avvenuto.

 

Ciò che viene memorizzato riguarda il giorno dell’esposizione con l’utente infetto, la durata e la vicinanza: parametri che servono a stabilire il grado di rischio del contatto.


Nessun dato sarà condiviso con terze parti se non in forma aggregata, anonima e per scopi legati alla ricerca.

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