Immuni: l'app di contact tracing non ha raggiunto il target previsto

Immuni è disponibile per il download da App Store e Google Play. Ecco come scaricare l'app, come e quando utilizzarla e tutte le informazioni utili

18 luglio 2020 17:55
Immuni: l'app di contact tracing non ha raggiunto il target previsto

Immuni ultime notizie 10 luglio 2020:

L'app Immuni non ha raggiunto il target fissato: è stata scaricata da un numero troppo basso di utenti, anche se la campagna informativa continuerà a esserci. Lo ha dichiarato il commissario Domenico Arcuri, secondo quanto riportato dal Corriere.

 

«La principale delle ragioni non ha a che fare con la campagna informativa. Ha a che fare con la fase del ciclo di epidemia che stiamo vivendo e che trova una qualche forma comprensibile ma non condivisibile di rilassamento generale» ha sottolineato Arcuri, aggiungendo che «ci servirà molto a partire dall’autunno». Ossia quando, secondo alcuni virologi ed esperti, potrebbe esserci una seconda ondata di contagi.

 

L'app di contact tracing è stata scaricata finora da 4,1 milioni di persone, meno del 10% della popolazione italiana. La percentuale affinché fosse davvero efficace, per l'Università di Oxford, è del 60%.

 

Immuni: l'app di contact tracing è attiva in tutta Italia

Immuni è finalmente disponibile gratuitamente in tutta Italia.

 

Dopo il via libera del Garante della privacy, l’app scelta dal governo per il contact tracing dei contagi da Covid-19 può essere scaricata da App Store e Google Play e arriverà presto su App Gallery di Huawei.

 

Al momento il download per smartphone Huawei e il brand collegato Honor è possibile per gli smartphone che poggiano sui servizi Google.


Con una nota congiunta del Ministero della Salute, dell’Innovazione e della Presidenza del Consiglio è stato inoltre lanciato il sito di riferimento per l’app, https://www.immuni.italia.it/ e sono state chiarite alcune modalità relative al suo funzionamento.

 

L'app è già attiva: se scaricata, inizia subito a registrare i codici degli altri smartphone con cui viene a contatto.

 

Da lunedì 8 giugno è partita la sperimentazione in 4 regioni: Abruzzo, Liguria, Puglia e Marche. Ossia in queste regioni è stata subito integrata al sistema sanitario, in modo da poter inviare le notifiche di esposizione a chi ha avuto contatti con un positivo.

 

I primi risultati si sono avuti in Liguria, dove si è verificato lo sblocco dei primi tre codici di altrettanti soggetti trovati positivi dopo il tampone.

 

Dal 15 giugno il pieno funzionamento è passato anche al resto del paese.

 

Immuni è tra le app più scaricate sia su Play Store che App Store: si contano oltre 2 milioni di download dal giorno del lancio.

 

Paola Pisano, Ministra dell'Innovazione, ha invitato i cittadini a scaricare l'app perché "è utile in questo momento di ripresa delle attività, per muoversi in sicurezza e diminuire la probabilità di nascita di focolai improvvisi e soprattutto per tutelare noi stessi e le persone a noi care".

 

Immuni: come scaricare l'app?

Per riuscire a installare l’app, è necessario avere l’ultimo aggiornamento di Android (almeno la versione 6, con Google Play Services aggiornati alla versione 20.18.13) e iOs (13.5 o superiore). Non tutti i dispositivi sono compatibili: non sarà possibile utilizzarla se lo smartphone non permetterà di aggiornare il sistema operativo secondo i requisiti minimi richiesti.


Dopo averla scaricata- ci saranno delle schermate che spiegheranno come funziona- è necessario dichiarare di avere almeno 14 anni, scegliere regione e provincia di appartenenza, abilitare le notifiche di esposizione al Covid-19 e consentire le notifiche.

 

A questo punto non si dovrà fare più nulla, l’app sarà configurata e attiva.

 

Se si hanno almeno 14 anni ma meno di 18, bisogna avere il permesso di uno dei genitori oppure del rappresentante legale per utilizzarla.

 

App Immuni: come funziona?

L'app Immuni non utilizza informazioni GPS (anche se i dispositivi Android ne chiedono comunque l’attivazione), ma opera esclusivamente tramite il Bluetooth Low Energy.


Prendiamo ad esempio 2 utenti che scaricano l’app, Mario e Anna.

 

Sia lo smartphone di Mario che quello di Anna iniziano a emettere segnali bluetooth che contengono dei codici casuali. Quando Mario e Anna si incontrano, i rispettivi smartphone registrano all’interno della memoria i loro codici, la durata del contatto e anche a che distanza si trovano approssimativamente.


I codici vengono generati in maniera casuale, non contengono alcuna informazione personale o sul dispositivo. Inoltre vengono modificati diverse volte ogni ora, in modo che la privacy degli utenti sia ulteriormente protetta.


Supponiamo che Mario scopra di essere positivo al virus SARS-CoV-2. Con l'aiuto di un operatore sanitario, potrà quindi caricare su un server delle chiavi crittografiche da cui è possibile derivare i suoi codici casuali.


L'app scarica periodicamente dal server le nuove chiavi crittografiche inviate dagli utenti che sono risultati positivi al virus: le usa per verificare se quei codici corrispondano a quelli registrati nella memoria dello smartphone nei giorni precedenti.

 

In questo caso, l'app di Anna troverà il codice casuale di Mario, controllerà se la durata e la distanza del contatto siano state tali da aver potuto causare un contagio e, in caso affermativo, avvertirà Anna tramite una notifica.


Così come succede per Anna, tutti i cellulari degli utenti che nei 14 giorni precedenti hanno incontrato e avuto contatti con Marco- a meno di due metri di distanza e per almeno 15 minuti- riceveranno la notifica, che consiglierà di consultare le autorità sanitarie.

 

App Immuni: servirà davvero?

Più persone useranno Immuni, più l’app sarà efficace, come specificato anche sul sito.

 

Secondo la tesi sostenuta dai ricercatori di Oxford, almeno il 60% della popolazione dovrebbe utilizzarla affinché possa risultare davvero utile.

 

Sul sito viene però specificato che “anche se la diffusione di Immuni fosse limitata, l’app potrà comunque contribuire a rallentare l’epidemia, specialmente in combinazione alle altre misure implementate dal governo.”

 

Infatti il rallentamento permetterebbe al Servizio Sanitario Nazionale di operare meglio, in attesa di un vaccino.


Un aspetto fondamentale, che riguarda l’effettiva efficacia, è un utilizzo corretto: bisogna quindi mantenere attivo il bluetooth, portare con sé sempre lo smartphone fuori casa, non disinstallare l’app e soprattutto leggere tutte le notifiche e fare ciò che l’app suggerisce.

 

Non è necessario avere sempre una connessione internet, ma almeno una volta al giorno l’app ha bisogno di connettersi per scaricare le informazioni.

 

 

Immuni app: la privacy sarà garantita?

La questione privacy è stata a lungo discussa in merito all’app.

 

Secondo il Garante della privacy, "sulla base della valutazione d'impatto trasmessa dal ministero il trattamento di dati personali effettuato nell'ambito del Sistema può essere considerato proporzionato, essendo state previste misure volte a garantire in misura sufficiente il rispetto dei diritti e le libertà degli interessati, che attenuano i rischi che potrebbero derivare da trattamento".

 

Immuni non raccoglie le generalità dell'utente, né utilizza la geolocalizzazione.

 

I codici sono casuali e i dati salvati sullo smartphone cifrati; la connessione tra l’app e il server sono ugualmente cifrate; e tutti i dati raccolti verranno usati dal Ministero della Salute solo per contenere l’epidemia o per la ricerca scientifica.

 

Le informazioni vengono salvate su server in Italia e gestiti da soggetti pubblici: verranno cancellati quando non serviranno più, ma comunque non oltre il 31 dicembre 2020.

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