Il semaforo Ue per i viaggi

Covid, cos’è il “semaforo UE” per viaggiare tra quarantene e allerte

Dalla Commissione la proposta per uniformare le regole sugli spostamenti e gestire blocchi alle frontiere, tamponi e quarantene di rientro da zone a rischio

9 ottobre 2020 20:13
Covid, cos’è il “semaforo UE” per viaggiare tra quarantene e allerte

E’ un vero e proprio semaforo, con colorazione dal verde al rosso, al quale però è stato aggiunto anche il grigio, per indicare i paesi dai quali non si hanno informazioni sufficienti per valutarne il rischio Covid. E’ quello che messo a punto dalla Commissione europea, proprio quando sta per terminare un’estate tra le più difficili dal punto di vista turistico, con spostamenti ridotti al minimo all’interno dell’Europa e pressoché azzerati verso paesi extra Ue, a causa del rischio contagi da coronavirus.

 

Mesi nei quali, dopo la tanto attesa riapertura delle frontiere dopo la pandemia, si è assistito a nuove parziali limitazioni e all’introduzione di misure di sicurezza come il tampone obbligatorio per i rientri da zone considerate a rischio, deciso dal ministro della Salute, Roberto Speranza, per i turisti vacanzieri italiani in Spagna, Grecia, Malta e Croazia. Per evitare che ciascuno Stato membro Ue proceda ancora in ordine sparso e soprattutto che siano adottati parametri propri, la presidente della Commissione europea ha deciso di uniformare i criteri di valutazione dei rischi sanitari.

 

Cos’è e come funziona il “semaforo” turistico

«Ora è difficile sapere dove possiamo viaggiare e come. Ci proponiamo di renderlo più chiaro, più facile e sicuro, con un codice colore comune e una serie di misure» ha spiegato la presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Layen.

 

Si tratta di un “semaforo”, con una colorazione dal verde al grigio: il verde indica paesi non a rischio Covid, con indice di contagio basso. Nella scala a colori segue l’arancione, che indica in livello medio, poi il rosso, che viene usato per Paesi nei quali la situazione dei contagi è più grave, infine il grigio, che identifica la condizione incerta, dove non sono disponibili informazioni sufficienti a valutare i rischi.

 

Criteri numerici uguali per tutti

La vera novità sta nel fatto che sono stati individuati criteri identici per tutti gli Stati membri, come il numero di contagi Covid che rende possibile la classificazione. Nello specifico:

  • Verde: indica aree con meno di 50 nuovi casi Covid notificati nell’arco dei 14 giorni, ma con test positivi al 3% sul totale si quelli effettuati.

  • Arancione: il numero di contagi è superiore a 50, sempre nell’arco dei 14 giorni, ma con percentuale di positivi al 3%, oppure con un numero di notifiche tra 25 e 150 ma con meno del 3% dei positivi sulle analisi eseguite. Questo serve per evitare che i contagi possano risultare bassi per il semplice fatto che anche il numero di tamponi è limitato. Ad esempio, nonostante la crescita dei positivi in Italia nelle ultime settimane, il rapporto tra questi ultimi e il totale dei tamponi eseguiti resta compresa tra l’1,5% e il 2%. Una percentuale che permette all’Italia (con oltre 1.000 nuovi casi al giorno) di avere un semaforo arancione.

  • Rosso: viene assegnato a un’area nella quale si superano i 50 contagi notificati nei 14 giorni e il rapporto tra persone testate e soggetti risultati positivi è maggiore del 3%, oppure il totale dei casi è superiore a 150 per 100.000 persone durante un periodo di 14 giorni.

  • Grigio: è la colorazione che indica un’area dalla quale non ci sono informazioni sufficienti per valutare i criteri scelti dalla Commissione Ue oppure dove i test sono meno di 250 ogni 100.000 persone.

 

Una nuova “mappa”: a chi serve

Con le nuove regole comuni si potrà contare su una mappa, man mano aggiornata a seconda dell’andamento dei contagi, a disposizione di turisti, ma anche lavoratori che per necessità professionali si devono muovere tra i diversi Stati membri. Standard identici possono anche agevolare gli studenti (Erasmus e non).

 

Tutte le informazioni, secondo quanto deciso dalla Commissione, devono essere rese disponibili sulla piattaforma web Re-open UE (https://reopen.europa.eu/it/, disponibile anche come App per smartphone), a cui sarà collegata la mappa aggiornata settimanalmente dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Ma cosa succederà a chi proverrà da zone considerate a rischio? C’è ancora la possibilità che possano essere temporaneamente chiuse le frontiere o adottati provvedimenti restrittivi?

 

Che fine fanno le quarantene e i tamponi obbligatori?

«L'approccio alle misure di limitazione dei viaggi è essenziale per prevenire la diffusione di Covid 19 mantenendo la libera circolazione ed evitando confusione per i nostri cittadini»: così la commissaria alla Salute Ue, Stella Kyriakides, che ha chiarito come l’obiettivo sia quello di trovare una soluzione a lungo termine. Ma che fare nel caso di viaggi in paesi a rischio? Secondo la Commissione nessuno Stato membro dovrebbe rifiutare l’ingresso di persone in arrivo da zone “a rischio” (rosse o grigie), ma rimane la possibilità di decidere l’adozione di alcune misure cautelari: ad esempio, la quarantena o – meglio ancora – la richiesta di un test anti-Covid al loro arrivo.

 

In caso di provenienza da area arancione, invece, ci si potrebbe limitare a un tampone o test sierologico. In tutti e tre i casi potrebbe essere facoltà dei Governi chiedere un documento che renda possibile il tracciamento di chi entra, purché rispettoso delle norme sulla privacy e trattamento dei dati sensibili. Nel caso della quarantena, sarebbero esentati coloro che viaggiano per necessità, come lavoratori frontalieri e distaccati o impiegati in ambiti “critici” (come gli autotrasportatori o i marittimi), studenti o giornalisti nell’esercizio della loro professione. Il Governo italiano, invece, in occasione della riunione dei ministri della Salute europei, ha sollecitato l’adozione di test rapidi negli aeroporti in tutti gli stati membri.

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