Centrodestra ai ferri corti

Copasir, scontro aperto tra FdI e Lega. Volpi: Io presidente legittimo

Cresce la tensione sul Comitato parlamentare per la Sicurezza. La Meloni: da me “nessun ultimatum” ma ai leghisti la lettera al Corriere non è andata giù

E’ ancora scontro sulla presidenza del Copasir. Il rappresentante di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, non ha partecipato alla riunione convocata questo pomeriggio dal presidente leghista, Raffaele Volpi. Che, nel frattempo, rilancia e chiede una modifica della legge 124 del 2007. Il Copasir “nel suo attuale assetto di composizione e presidenza, si assuma l'onere di sintesi politica, di lavorare per una modifica della legge”. E aggiunge: i presidenti delle Camere “considerando il precedente del presidente D'Alema, hanno confermato la piena legittimità del Comitato e della sua presidenza che continuerà i lavori nell'interesse nazionale dell'Italia”. Ma la legge “non può essere richiamata per la sola figura del presidente. Viste le varie espressioni politiche diverse tra di loro, alcune più chiare altre ambigue, ritengo che per coerenza tutti i componenti del Comitato debbano rimettere il proprio mandato”. 

 

Alla Lega la lettera pubblicata stamane sul Corriere a firma di Giorgia Meloni proprio non è andata giù. E la replica, alla maniera del Carroccio, non si è fatta attendere.  Quella che Fratelli d’Italia e Lega hanno ingaggiato sul Copasir è una prova di forza politica, ma anche una questione che attiene ai delicati equilibri in uno degli organismi parlamentari di garanzia più importanti e con poteri maggiori. Da settimane Giorgia Meloni reclama la presidenza del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica che per legge – appunto la 124 del 2007 che l’ha istituito – spetta a una forza di opposizione. E che nel 2019 è stata attribuita a un esponente leghista quando Matteo Salvini è uscito dalla maggioranza gialloverde ed è nato il Conte II.


Le disposizioni del 2007 non hanno solo riorganizzato i Servizi segreti italiani ma anche disciplinato nel dettaglio la costituzione del Comitato che ha sede a Palazzo San Macuto, stabilendone funzioni e composizione. Proprio per l’attenzione e la cautela che la materia richiede: stiamo parlando di attività di ‘vigilanza’ su intelligence, sicurezza nazionale, segreti di Stato. Come organismo bicamerale il Copasir è composto da cinque senatori e cinque deputati che vengono nominati direttamente dai presidenti dei due rami del Parlamento, in modo da garantire “rappresentanza paritaria di maggioranza e opposizioni. Il presidente”, recita la legge, “è eletto tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione”.

 

La Lega non molla. E non vuole mollare nemmeno la Meloni che oggi dalle pagine del Corriere si rivolge al “caro Matteo”. “Per noi non è affatto una questione di poltrone”, scrive, “come abbiamo ampiamente dimostrato scegliendo di rimanere all'opposizione, unico partito nell'attuale Parlamento. La presidenza del Copasir non è un problema tra FdI e Lega ma riguarda le istituzioni e il rispetto della dialettica parlamentare tra maggioranza e opposizione”. Per la leader di FdI il caso D’Alema, che rimase alla guida del Copasir anche quando il Pd passò in maggioranza e che Volpi ha tirato in ballo, non sarebbe pertinente: “Il governo Monti era composto esclusivamente da tecnici, differentemente da ciò che accade con Draghi”. E richiama Salvini al suo ruolo “centrale” nella coalizione del centrodestra. “Questa è l'occasione per essere all’altezza della prospettiva di governo futuro, dimostrando rispetto per le norme e le istituzioni. Lanciamo insieme il segnale che il centrodestra continua a essere compatto”.

 

Ma il centrodestra, in tutta evidenza, tanto coeso non è. Anzi, la rivalità tra i due maggiori azionisti – Salvini e Meloni – non fa che aumentare man mano che cresce, stando ai sondaggi, il consenso nei confronti di Fratelli d’Italia, sempre più destra antagonista, non al centrosinistra, ma alla Lega salviniana. Un bel problema per il segretario di via Bellerio, ma anche per la sovranista Meloni. Che quando Matteo se lo ritrova contro è costretta a chiedere aiuto proprio al centrosinistra per ottenere quanto le spetta.  Enrico Letta, segretario del Pd, ha già appoggiato pubblicamente la richiesta di FdI per la presidenza Comitato.

Oggi, è arrivato anche il sostegno di Leu con Stefano Fassina. Ma i nervi a destra sono tesi.  Dopo quanto accaduto - tra assenze e dichiarazioni rese alla stampa - è chiaro che contatti distensivi tra Lega e FdI non ce ne sono stati in queste ore. O, comunque, non sono andati a buon fine. Il caso resta aperto. Giorgia Meloni cerca di rabbonire il Capitano: “Lo sentirò dopo la riunione. Il mio non era un ultimatum”, sostiene riferendosi alla lettera aperta. Questo “non è un match tra FdI e Lega”.

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