Election Day 2020

Referendum e regionali, le prime proiezioni: chi vince e chi perde

Sul taglio dei parlamentari in testa il Sì. Tra le Regioni partita aperta in Toscana e Puglia dove è lotta all’ultimo voto tra Michele Emiliano e Fitto

Referendum e regionali, le prime proiezioni: chi vince e chi perde

Referendum costituzionale, avanti il Sì con il 68,1%

Urne chiuse alle 15 e dalle prime proiezioni di voto su dati reali ma a campione il referendum costituzionale -  entrato nelle urne secondo i sondaggi con un 70% dei consensi - ne uscirebbe con la vittoria del Sì con il 68,1 per cento dei voti espressi, mentre i No si fermerebbero al 30, 34 per cento.  

 

Il voto nelle regioni: aperta la sfida in Toscana e Veneto

La geografia del voto regionale sembra invece confermare le previsioni della vigilia: sempre secondo le prime proiezioni ancora incerte sono Toscana e Puglia. Nella prima il candidato del centrosinistra, il dem Eugenio Giani viene dato in leggero vantaggio con percentuali tra il 43,5 e il 47, 5% rispetto alla leghista Susanna Ceccardi che si attesterebbe tra il 40 e il 44%.  In Toscana l’affluenza al voto è stata molto alta, quasi al 65% - alle precedenti regionali fu di poco inferiore al 50% . E il dato è ancora provvisorio.  Testa a testa invece in Puglia. Dove Raffaele Fitto che negli ultimi giorni sembrava aver recuperato, e addirittura oltrepassato il governatore uscente Michele Emiliano, subisce una battuta d’arresto. I suoi voti sono fermi tra il 39 e il 43%, identica percentuale per il dem Emiliano. Dunque, tutto si gioca all’ultimo voto, e certamente un ruolo decisivo lo avrà il voto disgiunto, previsto dalle legge elettorale regionale. Laricchia, la candidata dei cinquestelle, che alla precedente tornata arrivò seconda dopo l’ex sindaco di Bari, questa volta è molto lontana dal podio. Da vedere quanto peserà il voto per Ivan Scalfarotto, il sottosegretario di Italia Viva che si è presentato da solo. 

 

Vittoria certa per De Luca, Acquaroli, Zaia e Toti

Stravince in Campania Vincenzo De Luca, che batte e di parecchio Stefano Caldoro e Valeria Ciarambino. Per il governatore uscente, la cui riconferma è ormai certa, il 54-58% dei voti contro il 23-27% del candidato del centrodestra e il 10,5-14,5% della candidata pentastellata.

Nelle Marche inarrestabile, invece, la corsa del meloniano Francesco Acquaroli. Maurizio Mangialardi del Pd non riesce ad andare oltre una forbice del 34-38% mentre il candidato di Fratelli d’Italia potrebbe anche superare il 50%.

Nel Veneto non c’è partita contro Zaia che con un voto quasi plebiscitario – viaggerebbe tra il 72 e il 76 % delle preferenze – si conferma per la terza volta governatore del Veneto. Lorenzoni del centrosinistra rimane ancorato a un 16-20% di preferenze. Anche in Liguria il centrodestra conferma la guida della Regione con il governatore uscente Giovanni Toti. Ferruccio Sansa non supera il 38/42% dei consensi. Quasi 15 punti indietro all’ex forzista e oggi leader di ‘Cambiamo’

 

Come cambia il volto politico delle regioni

Nel 2014 i rapporti di forza erano praticamente opposti con 14 regioni in mano al centrosinistra, mentre oggi - dando ormai per scontato il risultato delle Marche - è il centrodestra a guidarne lo stesso numero. A questo punto, manca solo il dato definitivo di Toscana e Puglia per vedere se c’è il sorpasso del centrodestra. Rispetto ai dati relativi ai candidati presidenti è tutto ancora da valutare l’esito del voto alle liste. Dal consenso ai singoli partiti o liste civiche  potrà valutare quanto il voto alla persona – soprattutto nei confronti di candidati come Luca Zaia e Vincenzo De Luca – abbia pesato rispetto alla forza delle formazioni politiche che li hanno sostenuti. 

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA