Le strettoie del governo

Recovery Fund e Mes dividono ancora la maggioranza giallorossa

Oltre alla task force che vorrebbe Conte per gestire le risorse Ue ora è anche la riforma del Mes appena approvata all’Eurogruppo ad agitare le acque

1 dicembre 2020 18:08
Recovery Fund e Mes dividono ancora la maggioranza giallorossa

La riunione di maggioranza sul Recovery Plan italiano e sulla struttura di governance che dovrebbe sovrintendere alle diverse fasi di realizzazione non ha dato gli esiti sperati dal premier. Da giorni tra le forze politiche di governo si discute su come Palazzo Chigi vorrebbe gestire la partita e l’intesa è lontana. Oggi è Italia Viva a dare fuoco alle polveri. Dopo le posizioni già espresse nel corso della riunione da Maria Elena Boschi per un maggiore coinvolgimento del Parlamento e dei partiti, arriva anche la nota dell’ex rottamatore.

 

Che sulla sua e-news sancisce la bocciatura della maxi struttura voluta da Conte. “Leggo di task force, cabine di regia, nuove assunzioni, addirittura 300 consulenti da far lavorare a Palazzo Chigi. Ma per spendere bene i soldi europei non servono 300 consulenti, basta 1 governo”, scrive Renzi. A preoccupare le forze di maggioranza ci sarebbe un eventuale esautoramento dei ministri rispetto alla struttura tecnica che il premier ha in mente. Conte rassicura il Pd e in particolare Zingaretti su una maggiore collegialità. Ma i partiti sollevano dubbi, anche i Cinquestelle non sono affatto convinti. 

 

La piramide di Conte 

La task force a cui pensa il presidente del Consiglio dovrebbe avere al vertice Palazzo Chigi, il ministero del dell’Economia e quello dello Sviluppo economico. La scelta finale dei progetti spetterebbe al Ciae, il Comitato interministeriale degli Affari Europei mentre a una super struttura di 6 manager e 300 tecnici sarebbero affidati compiti di coordinamento e di monitoraggio. Il piano di attuazione vero e proprio sarebbe invece nelle mani di un comitato esecutivo. Una sorta di triunvirato – premier, ministro Gualtieri (Pd) e ministro Patuanelli (M5s) con compiti di “vigilanza politica e di esecuzione” senza poteri decisionali.

 

Ma il vero nodo su cui non si riesce a fare chiarezza, e che rappresenta il punto nevralgico della capacità di spesa delle risorse straordinarie che arriveranno con il Next Generation Eu, è la fase esecutiva dei progetti. Il successo del programma non dipende dagli investimenti, ma da quanto sarà realizzato con essi. E c’è proprio tra gli economisti chi ritiene che “l’esecuzione, a differenza dell’indirizzo strategico, non può essere demandata alla politica perché non può sottostare alla volubilità delle opinioni e dei consensi”. Anzi “da questa deve essere difesa”, spiega il professore di Economia degli Intermediari finanziari alla Cattolica di Milano, Paolo Gualtieri, “mediante procedure che devono avere come unico faro l’effettiva esecuzione del programma di investimento nei tempi e nei modi stabiliti con la Ue”. 

 

Il Mes che i 5S non vogliono

Oltre al Recovery plan oggi è la riforma del Mes appena approvata dall’Eurogruppo, anche con il voto dell’Italia, a dividere ulteriormente la maggioranza di Governo. Ci pensa Luigi Di Maio a rompere il fronte giallorosso con una dichiarazione tardiva ma che, probabilmente, mira anche a mitigare i malesseri sopraggiunti nel Movimento. “La riforma del Mes è tutt’altro che entusiasmante, a me sembra peggiorativa”, dichiara alla stampa il ministro degli Esteri. “Noi non lo useremo e in Parlamento non ci sono i numeri per sbloccarlo. Il dibattito non esiste, il Mes non si usa”.

A storcere il naso per le modifiche al Meccanismo di Stabilità alcuni pezzi del gruppo pentastellato al Senato che non sarebbero riusciti ad agire sulla ‘logica a pacchetto’ e sulla linea del ministro all’Economia a favore della revisione del Trattato istitutivo. Ci sarà, dunque, battaglia in Parlamento al momento della ratifica. E in quell’occasione il governo non potrà contare nemmeno sull’aiuto di Berlusconi. Che ha già annunciato il voto contrario. Un messaggio distensivo verso l’alleato Salvini che in mattinata aveva minacciato: “Chiunque in Parlamento approverà questo oltraggio e danno per l'Italia e le generazioni future, si prende una grande responsabilità. Se lo fa la maggioranza, non mi stupisce. Se lo fa qualche membro dell'opposizione, finisce di essere compagno di strada della Lega”.

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