Misure post dpcm

Fondo perduto decreto Ristori: cos'è, come funziona, a chi spetta

Con il decreto Ristori sono stati varati gli aiuti a fondo perduto per le aziende interessate dalle limitazioni e chiusure autunnali. Misure per 20 mld

18 dicembre 2020 13:55
Fondo perduto decreto Ristori: cos'è, come funziona, a chi spetta

Il decreto Ristori unificato ha ottenuto il via libera definitivo di Camera e Senato. Il provvedimento da 20 miliardi di euro riunisce il primo decreto Ristori, il bis e il quater, varando indennizzi e misure per le categorie maggiormente colpite dagli ultimi Dpcm sul lockdown a zone

 

Cuore del primo provvedimento il contributo a fondo perduto, con uno stanziamento di 2,6 miliardi di euro. L’importo del beneficio varia dal 100 per cento al 400 per cento di quanto previsto in precedenza, in funzione del settore di attività dell’esercizio.

 

Queste le misure contenute nel primo decreto Ristori, capostipiste dal decreto Ristori unificato.

 

Fondo perduto decreto Ristori: cos'è, come funziona, a chi spetta 

Con il varo del DPCM ottobre del 25 ottobre 2020 sono state introdotte nuove restrizioni alle attività commerciali per arginare i contagi mentre con il decreto Novembre, o decreto Ristoro, sono stati decisi i primi aiuti a fondo perduto alle aziende interessate dalle limitazioni introdotte dal provvedimento.

 

Fondo ristoro nel decreto Novembre: vediamo insieme cos’è, come funziona, a chi spetta, qual è l’importo del bonifico e i tempi per ricevere l’indennizzo sul conto corrente.

 

DPCM ottobre: associazioni chiedono ristori adeguati e tempestivi

Alle 18.00 costretti a chiudere, ma avere un futuro è un nostro diritto”, questo il testo del manifesto di protesta che gli esercizi commerciali aderenti a Fiepet Confesercenti hanno affisso sulle proprie vetrine per protestare contro le restrizioni introdotte dal nuovo DPCM ottobre, che sono entrati in vigore lo scorso 26 ottobre.

Il DPCM, che prevede tra le tante cose la chiusura anticipata alle ore 18 di migliaia di bar, ristoranti e pub, ma anche la chiusura totale di palestre e piscine, cinema e teatri, centri benessere e parchi divertimento, è stato varato per cercare di mettere un freno alla seconda ondata di contagi che continua a mettere in difficoltà ospedali e pronti soccorso.

 

L’obiettivo dell’esecutivo è quello di evitare un lockdown generalizzato, adottando una serie di misure restrittive meno rigide, ma che inevitabilmente vanno a penalizzare determinate attività economiche.

Il provvedimento, di fatto, mette in stato di lockdown la somministrazione, osserva Giancarlo Banchieri, Presidente di Fiepet Confesercenti, spiegando che chiudere alle 18, significa rendere impossibile o quasi il proseguimento dell’attività. Banchieri chiede al governo di agire subito, con ristori adeguati, soluzioni per gli affitti e per il credito.

Inoltre, l’associazione chiede tempestività, ossia che le misure contenute nel decreto Ristoro, così è stato ribattezzato il decreto Novembre, arrivino sin da subito poiché “bar, ristoranti e pub sono già ai limiti dopo un anno disastroso. Lo stop decretato dal DPCM rischia di far saltare migliaia di attività e di posti di lavoro”. 

 

Indennizzi immediati e proporzionali alle perdite vengono richiesti anche dalla Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi secondo la quale le misure annunciate dal governo costeranno altri 2,7 miliardi di euro alle imprese della ristorazione, temendo “conseguenze economiche e sociali gravissime”.

 

Confindustria stima un’ulteriore discesa tra l’1% e il 2% del PIL se le misure approvate continueranno. Il Centro Studi ha valutato che si potrebbe arrivare a -11% o -12%, con un danno per l’economia di 216 miliardi, superiore ai fondi del Recovery Fund, ha dichiarato il presidente Carlo Bonomi.

 

In tensione non solo bar, ristoranti e pub, ma anche gelaterie, pasticcerie, teatri, cinema, discoteche, sale giochi, piscine, palestre, impianti sciistici, centri benessere, parchi divertimento ed altre attività del tempo libero come quelle legate ai concerti ed alle fiere.

 

Fondo perduto decreto Ristoro: cos’è, a chi spetta

Contributo Fondo perduto cos'è e come funziona: Nuove limitazioni alle attività commerciali sono state varate dal governo per frenare i contagi, contemplando allo stesso tempo misure di ristoro per le aziende interessate dal provvedimento. Previsti aiuti a fondo perduto per un totale di circa 2,6 miliardi di euro nel decreto Ristoro.

 

A chi spetta? Potranno beneficiare di questo ristoro circa 300-350 mila imprese e partite IVA, da individuarsi sulla base delle restrizioni contenute nel DPCM, direttamente dall’Agenzia delle Entrate con il codice Ateco che ne individua l’attività.

 

A differenza della volta scorsa, il ristoro spetterà a tutte le aziende interessate dalle chiusure, senza alcun vincolo di fatturato. Rientrano quindi anche le attività che non hanno precedentemente registrato cali consistenti dei ricavi e le imprese con oltre 5 milioni di fatturato l’anno.

 

Nuovo Fondo perduto: come funziona, importo, tempi

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, non solo promettono aiuti alle imprese colpite dalle misure restrittive varate con il DPCM del 25 ottobre, ma assicurano che gli indennizzi saranno immediati e di importo superiore a quelli del decreto Rilancio.

 

Come funzionano gli aiuti a fondo perduto contenuti nel decreto Ristoro? Il titolare delle Finanze ha assicurato che gli indennizzi arriveranno in automatico sul conto corrente dei beneficiari.

 

Se ne occuperà direttamente l’Agenzia delle Entrate sulla base delle domande ricevute dalle imprese per richiedere gli aiuti introdotti la volta scorsa con il decreto Rilancio, senza alcuna presentazione di domanda da parte dei beneficiari.

 

Le imprese escluse in passato dagli aiuti a fondo perduto dovranno invece presentare apposita domanda all’Agenzia delle Entrate. In questo caso i tempi per ricevere il bonifico senza obbligo di restituzione saranno un po’ più lunghi, ma i pagamenti in ogni caso arriveranno “entro l’anno”.

 

L’importo del beneficio varierà dal 100 per cento al 400 per cento di quanto previsto in precedenza, in funzione del settore di attività dell’esercizio.

L’importo massimo erogabile è di 150 mila euro mentre quello minimo è di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per gli altri oggetti diversi dalle persone fisiche.

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