Dilemma Iva su asporto

Aliquota Iva su asporto bar e ristoranti: al 10% o al 22%?

Quale aliquota Iva dovranno applicare bar e ristoranti sull'asporto e consegna a domicilio, il 10% o il 22%? Scoppia il caos dopo scontro Tesoro e Entrate

19 dicembre 2020 10:28
Aliquota Iva su asporto bar e ristoranti: al 10% o al 22%?

Molte le misure messe in atto dal Governo per stimolare i consumi in un periodo non proprio felice per i ristoratori e negozianti, con la pandemia da Coronavirus che ha stravolto tutto deprimendo non solo gli animi ma anche gli acquisti. Gli italiani invece di fare shopping preferiscono risparmiare a causa dell’incertezza sul futuro, in attesa di rassicurazioni sull’efficacia del vaccino anti-covid.

 

Tra le tante misure a sostegno dei consumi, ricordiamo il cashback di Natale ma anche il prolungamento dell’orario di chiusura dei negozi alle 21 nel pieno della seconda ondata di contagi da Covid-19.

 

Tutto bello se non fosse che poi, come sempre, ci perdiamo in un bicchier d’acqua, o meglio sull’Iva da applicare all’asporto, con il Tesoro e l’Agenzia delle Entrate che hanno un’ottica differente sull’aliquota da applicare: il 10% o il 22%? Scoppia la polemica e nasce la solita telenovela all’italiana.

 

È caos sull’Iva da applicare all’asporto e alla consegna a domicilio per bar e ristorante

Scoppia una nuova polemica in Italia, in un periodo dove la coesione sarebbe la migliore ricetta possibile per superare le avversità che il Coronavirus ci ha messo di fronte. Il titolo della nuova telenovela televisiva all’italiana si chiama: “Iva da asporto”. Non sembra un argomento molto interessante, eppure sta riscuotendo un gran successo, in quanto rappresenta in un solo colpo l’incoerenza dei nostri amministratori e la totale mancanza di flessibilità del Sistema Italia, specialmente quando l’emergenza lo richiederebbe.

 

Riepiloghiamo i punti principali della prima puntata intitolata “Chiusure e Ristori”. Il lockdown a colori varato dal governo per frenare i contagi ha imposto la chiusura di bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie nelle zone rosse e arancioni, con la sola possibilità di effettuare asporto e consegne a domicilio. Nelle zone gialle, invece, le stesse attività hanno subito una riduzione dell’orario fino alle 18, con asporto e consegne a domicilio consentito. A conti fatti i ristoratori stanno lavorando quasi esclusivamente con l’asporto e le consegne a casa, visto che la chiusura serale è stata imposta in tutta Italia.

 

Misure dolorose ma necessarie per garantire il diritto alla salute degli italiani. I commercianti hanno provato a manifestare anche in piazza il loro dissenso ottenendo in cambio dei Ristori, quantificati da molti come delle piccole mance.

 

Iva da asporto al 10% o 22%: scontro tra Tesoro e Agenzia delle Entrate

Cosa è successo nella seconda puntata della telenovela “Iva da asporto”, intitolata “Oltre al danno la beffa”? Bar e ristoranti stanno andando avanti solo con l’asporto e le consegne a domicilio, va così rivista l’aliquota Iva da applicare alle vendite che non sarà più del 10% ma del 22%, vediamo perché.

 

Sul cibo consumato al tavolo del ristorante o al bancone del bar in “somministrazione” si applica l’Iva al 10% mentre sul cibo da asporto, compreso quello ordinato con il supporto di siti o app, il 22%, in quanto considerata “cessione di beni” o meglio si dovrà scontare l’aliquota applicabile in dipendenza della singola tipologia di bene alimentare venduto. Ma se non è concessa la vendita in somministrazione a causa del lockdown perché bisogna pagare l’Iva sull’asporto al 22%?

 

Questa domanda se la sono fatta in tanti, ma non ha ancora trovato la giusta risposta. In un question time in Commissione finanze della Camera erano stati forniti chiarimenti in merito alla questione, specificando che viste le restrizioni la vendita da asporto e la consegna a domicilio possono rientrare nell'ambito di applicazione delle aliquote Iva ridotte. Il Tesoro sembra essere disposto a ridurre l’Iva sull’asporto al 10% ma l’Agenzia delle Entrate non è d’accordo, visto che ha specificato in seguito che non è prevista alcuna agevolazione.  

 

È scoppiato l’ennesimo caos, con Enrico Zanetti, ex viceministro all’Economia che tuona: “sembra tanto un incentivo all’assembramento dentro bar e ristoranti. Oppure un accanimento verso un settore tanto indispensabile in questa fase di difficoltà a causa di pandemia e chiusure obbligate”. “Qui si sconta il pressappochismo politico del Ministero dell’Economia e l’ottusità tecnica dell’Agenzia che giocano a farsi i dispetti sulla pelle di un settore già in ginocchio”, ha aggiunto Zanetti.

 

Nulla da eccepire, servono risposte certe ai problemi, soluzioni immediate. Bar e ristornati vanno sostenuti il più possibile per garantire la sopravvivenza di milioni di aziende e di altrettanti posti di lavoro, senza dimenticare le ingenti perdite di fatturato già accumulate in primavera con il lockdown generalizzato.

 

Eppure, non si sta facendo nulla per risolvere questa importante questione, che pesa sulle tasche dei commercianti per circa il 10%. Restiamo tutti con il fiato sospeso in attesa della messa in onda della terza ed ultima puntata della telenovela “Iva da asporto”, con un finale che potrebbe sorprendere un po’ tutti, ma no sperateci! A sorprenderci è ancora una volta l’incapacità dei nostri amministratori mentre non ci sorprende più il classico balletto di annunci e smentite. Ci vuole buona volontà per affrontare le difficoltà, ma anche buon senso.

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