PIL Italia

PIL Italia dati Istat: +15,9% nel terzo trimestre. Stima 2020: -8,9%

Tutti preoccupati per il drastico calo del PIL italiano nel 2020. L'Istat ha comunicato un rimbalzo del 15,9% nel 3° trimestre, indicando un -8,9% per 2020

3 dicembre 2020 16:21
PIL Italia dati Istat: +15,9% nel terzo trimestre. Stima 2020: -8,9%

Pil 2020 Italia visto in calo dell'8,9% nel 2020 dall'Istat mentre l'Ocse prevede una flessione maggiore, pari al -9,1%. Stimato un rimbalzo nel 2021 dell'economia italiana del 4% per l'istituto di statistica nazionale e del 4,3% per l'istituto parigino.

 

Intanto l'Istat ha rivisto al ribasso le stime del PIL italiano relative al 3° trimestre 2020, indicando un balzo del +15,9% rispetto al 2° trimestre 2020 e una contrazione del -5% rispetto al 3° trimestre 2019.

 

PIL 2020 dati Istat: Italia in recessione tecnica. Cosa succederà

Nel 2020 il PIL italiano scenderà ancora?

Cosa succederà? Si perderanno posti di lavoro e diminuirà la ricchezza nazionale. Si rischia un circolo vizioso.

 

Tutti preoccupati per il drastico calo del PIL italiano nel 2020. Sarà inevitabile, la pandemia e il conseguente lockdown deciso dal Governo per arginare i contagi ha bloccato quasi tutte le attività del Paese e di conseguenza anche la crescita del PIL, frenando però anche il numero di contagi.

 

L’Esecutivo si è trovato di fronte ad un bivio, e ha scelto il male minore. Ora però bisogna pensare alla ripartenza, perché se il PIL cala vuol dire che l’Italia produce meno ricchezza, ci saranno meno consumi, meno investimenti e di conseguenza si dovranno adottare nuove misure per contenere i costi della spesa pubblica oppure aumentare le tasse per mantenerla sui livelli attuali.

 

In poche parole, saremo tutti meno ricchi. Un rallentamento dell'economia, porterà molti imprenditori a chiudere o a ridimensionare la propria attività mentre molti lavoratori perderanno il proprio posto di lavoro. Aumenterà significativamente la disoccupazione, provocando maggiori spese di assistenzialismo per lo Stato ed un’inevitabile riduzione dei consumi. Meno consumi, meno profitti per le aziende, meno profitti, meno investimenti.

 

L'aumento della spesa pubblica, inotre, molto spesso si traduce in meno servizi oppure in aumenti delle tasse, tasse che contribuirebbero a dare il colpo di grazia ad aziende e cittadini, già duramente colpiti dalla pandemia. Si rischia dunque un circolo vizioso che se non interrotto potrebbe portare ad una lunga recessione.

 

Intanto si è già registrata una recessione tecnica, ossia quella che si verifica dopo due trimestri consecutivi di flessione del PIL. Dopo il -0,3% del 4° trimestre 2019, infatti, si è registrato un crollo del -5,3% nei primi tre mesi del 2020. Assisteremo a una seconda recessione?

 

PIL 2020: Per l’Istat registrerà un -8,9%

Negli scenari economici 2020 - 2021 l'Istat ha indicato per il 2020 una frenata del PIL italiano 2020 dell'8,9% sul 2019 e un rimbalzo del 4% per il 2021. 

 

Per il 2021 stima una parziale ripresa dell’economia tricolore del 4%.


Più pessimista l’OCSE sulla contrazione dell’economia italiana. Nell’Economic Outlook l’ente parigino stima una flessione del PIL italiano nel 2020 del -9,1%, rispetto al -10,4% della precedente previsione.

 

Per il 2021 l’OCSE stima un rimbalzo del 4,3% a fronte del 5,4% indicato in precedenza.

Il crollo del PIL italiano si inserisce in un contesto negativo per un po’ tutte le nazioni. Per il 2020 l’OCSE stima una contrazione del PIL a livello globale del 4,2% e un rimbalzo del +4,2% per il 2021.

 

 

Il PIL misura anche il benessere di una nazione?

Il PIL o Prodotto Interno Lordo è una grandezza macroeconomica che misura in valore aggregato i beni e servizi prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo. Si dice che misura la ricchezza che una nazione è in grado di produrre in un determinato arco temporale.

 

Perché ci si aspetta che il PIL cresca sempre? Ma soprattutto c’è un limite alla crescita oltre il quale non si può più andare? Sono domande che molti si pongono e alle quali non è sempre facile rispondere. Non sarebbe utile misurare oltre alla ricchezza anche un indice sulla qualità della vita? In alcuni paesi orientali lo fanno e potrebbe essere d’esempio anche per le nazioni occidentali, sempre concentrate sulla ricchezza e forse troppo poco sul benessere dei cittadini.

 

In Bhutan, ad esempio, esiste oltre al PIL l’Indice sulla Felicità Interna lorda mentre le Nazioni Unite hanno elaborato un Indice di Sviluppo umano – Human Development Index -. Ciò vuol dire che l’obiettivo dei governi in un certo senso sta cambiando: oltre a produrre ricchezza si pensa anche a produrre benessere.  

 

Il PIL deve crescere per far aumentare l’occupazione

Scendendo nel dettaglio di queste riflessioni possiamo dire che la crescita del PIL in un certo senso misura anche la qualità della vita, visto che indica la produzione di beni e servizi di una nazione, beni e servizi che servono a soddisfare i bisogni materiali dei cittadini, basti pensare alle scuole, alle strade agli ospedali, alle infrastrutture. Si tratta di un benessere materiale ma pur sempre benessere è.

 

Intanto i politici stanno cercando di soddisfare le nuove necessità dei cittadini focalizzandosi ad esempio sulla sostenibilità, che oltre a far bene al nostro Pianeta fa bene anche alla nostra salute.

 

In ogni caso il PIL deve crescere, sempre e comunque, perché crescita economica e quindi crescita del PIL vuol dire anche più lavoro per tutti, lavoro che è alla base della dignità di una persona e del quale quindi non si può fare a meno.

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