Il derby

Serie A, il derby della Mole: come arrivano Torino e Juventus?

Entrambe in difficoltà, con la speranza di riprendersi nella sfida più sentita della città. I bianconeri si affideranno a Kulu e Dybala, il Toro sul Gallo

5 dicembre 2020 17:21
Serie A, il derby della Mole: come arrivano Torino e Juventus?

In classifica si danno 11 punti, con obiettivi chiaramente diversi, ma situazioni che in un certo modo si assomigliano. I due allenatori di Torino e Juventus che vengono soprannominati entrambi “maestro” sono delle new entry per i club piemontesi, e non riescono ancora ad imporre appieno l’idea di gioco che hanno in mente.

 

Oggi sabato 5 dicembre alle 18 allo Stadium qualcuno dovrà dare una risposta positiva.

 

Serie A, derby della Mole: Juve, senza Ronaldo tremi

Sabato con il Benevento è arrivato un risultato negativo per la squadra, che dimostra ancora una volta di non riuscire a fare a meno di Cristiano Ronaldo, così come con il Crotone e il Verona. Il portoghese garantisce la giocata vincente ogni volta che è in campo, con 9 goal e un assist in 7 partite. Un fenomeno che continua a giustificare l’investimento fatto da Agnelli nonostante l’età. Ma oltre a lui, vi è un campo oscuro di tanto talento immerso nella confusione.

 

Idee vaghe, posizioni svariate e una mancanza di grinta nel vincere che gli sta rallentando. Dopo la matematica qualificazione agli ottavi di Champions, non si spiega la scelta di risparmiare Cristiano in campionato e non nelle restanti gare che non hanno più lo stesso peso visto che il primo posto si decreterà nella sfida con il Barcellona. È necessario metterlo in campo, la concorrenza è troppo elevata per permettersi di rischiare in questo periodo, dove si iniziano a delineare le fasce di squadre per obiettivi. Inter, Milan, Roma, Napoli e Sassuolo non si vogliono fermare, e anche il Verona con il suo grande gioco vuole sorprendere. Nessuno perderà l’occasione di sfruttare le stranezze che accadono in questo campionato, in cui tutto è possibile.

 

La Juventus sembra però essere sullo stesso piano delle altre, dopo anni di dominio. Può essere sicuramente la poca esperienza di Pirlo che si sta adattando, ma dopo la scorsa stagione ci si aspettava forse un altro tipo di risposta. Al di fuori del top player, le certezze sono riposte su tre giocatori: De Ligt, Cuadrado e Morata. Si contraddistinguono per il peso che hanno grazie alle loro intuizioni o colpi di genio individuali.

 

L’olandese si è ripreso la difesa, seppur commettendo ancora qualche errore, con eleganza e sicurezza, viste anche le prestazioni del resto del reparto, può aiutare Demiral nella sua crescita, facendolo diventare più sicuro seppur non avendo ancora praticamente giocato questa stagione. La coppia giovane funziona. In mezzo al campo tra le mille confusioni di Arthur e Rabiot arrivano almeno gli attacchi dagli esterni, con Juan Cuadrado che con i suoi assist riempie l’area avversaria di occasioni. La sua freddezza nel giocare bene in entrambe le fasi lo rende una certezza per ogni frangente di gara. La sua spinta è il principale mezzo delle ripartenze bianconere, aggredendo dalla mediana per poi salire.  Davanti, mentre si attende una risposta da Chiesa, Morata si sta prendendo la fiducia di tutti. Un impatto devastante, il nove puro che mancava in mezzo alla qualità delle tante seconde punte. Serviva un lato sporco, cinico e imprevedibile che desse diverse soluzioni agli attacchi del team. Seppur arrivato tra lo scetticismo si sta dimostrando uno dei perni dello spogliatoio.

 

Il capitolo Kulusevski è  complesso. Un ragazzo giovane dal talento infinito che non ha una posizione sul terreno. Il Mister non riesce a collocarlo nella maniera più adeguata, visto che da quando è tornato Dybala il ruolo da fantasista dietro le punte (in cui lo svedese aveva giocato partite spettacolari mostrando il meglio di sé) viene riproposto come esterno di centrocampo o seconda punta. Poco spazio per lui che preferisce giocare lontano dalla porta, troppe responsabilità difensive se invece deve muoversi in mezzo. Troppe confusioni che lo vedono ancora come un incognita. Il Derby, visto le prestazioni mediocri della Joya e l’assenza di Morata, sarebbe l’occasione ideale per ridare le chiavi della fantasia allo svedese, che tentenna per tornare protagonista. Una Juventus da rimodellare e a cui bisogna dare più fiducia, e una sfida del genere potrebbe essere il trampolino verso la scalata.

 

Serie A, derby della Mole: Toro, di questo passo rischi

Talvolta i deboli vengono fuori quando meno te lo aspetti. Con debolezza si intende chi è fragile, chi non riesce a superare ostacoli per le troppe responsabilità o chi, per  paura non vuole mostrare il suo lato gagliardo. Il Torino, da sempre squadra storica per le tante vittorie del passato, non riesce più a ritrovarsi, finendo pian pianino in un limbo che non conosce uscita. La nuova gestione di Giampaolo richiede tempo. Per un nuovo allenatore non è mai semplice adattare il proprio gioco, nonostante la rosa sia competitiva, facendo dunque sorgere diversi dubbi sul posizionamento dei granata al terzultimo posto in classifica. Il grande rammarico sta nei numeri: 14 punti persi dopo essere passati in vantaggio, unici goleador del team sono il Gallo Belotti (ennesima stagione iniziata alla grande) e la sorpresa Sasa Lukic, autore di un paio di reti alquanto spettacolari. Manca però il contorno, ossia qualsiasi altro giocatore che si mostri con continuità un pericolo per gli avversari. Poco pungenti, troppo lenti nel palleggio e delle distrazioni difensive molto pesanti.

 

Sirigu su tutti, che da anni è uno dei perni del Toro, si sta rivelando a sorpresa il più in crisi della retroguardia, con errori spesso decisivi. Le uscite a vuoto sono cominciate ad essere tante, e l’ombra del giovane Milinkovic incombe sul portiere sardo. Il secondo grande problema riguarda il ruolo da regista, che dopo una lunga ricerca estiva su diversi giocatori interessanti, (tra cui Torreira) è diventato il ruolo fisso di Rincon, che si adatta da inizio stagione. Il mister lo esalta, ma le sue prestazioni sono lontane dall’essere positive in un gioco in cui il filtro della mediana è fondamentale. Troppo fisico, poco tecnico. In panchina vi è il giovane Segre che aspretta la sua chance in campionato dopo le apparizioni positive in coppa, ma che per ora non riesce a far cambiare idea al suo allenatore.

 

Un po’ di freschezza in un centrocampo macchinoso come quello granata sarebbe ideale, ma per ora le idee rimangono definite. Sull’esterno la sorpresa è Singo, l’ivoriano classe 2000 già a quota 2 assist in stagione. Veloce, tecnico, divertente e spensierato, l’età non pesa e la paura non vi è mai. Se Cairo farà la scelta più giusta non lo cederà, nonostante siano già partiti una serie di interessamenti dalla Premier. Le scelte si complicheranno al ritorno (ora fermo causa Covid) di Vojdova, che aveva iniziato bene da titolare, ma che farà molta fatica a scansare il giovanotto che lo sta sostituendo. 

 

Davanti la situazione, al di fuori del Gallo è disastrosa. Zaza e Bonazzoli non riescono ad essere decisivi, obbligando Belotti a fare più la seconda punta che il centravanti puro. Ci si aspetta una risposta da entrambi che però al momento non riescono a dare. La problematica maggiore sta nelle poche occasioni che si creano, entrambi, rimanendo sempre fuori dall’area al posto di aspettare qualche pallone intrigante dentro. Serve più peso da parte loro, uno dei due deve ritrovarsi se si vuole svoltare la stagione. Verdi rimane un’incognita, per prezzo e prestazioni. In più di una stagione non ha dimostrato nulla e il suo tempo sta iniziando a scadere. Questa può essere la partita del riscatto della stagione. Se si dovesse perdere ancora malamente, senza combattere, la risposta da tifosi e società si farà sentire pesantemente.

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