Vaccinazione in UK

Vaccino anti Covid, Regno Unito: somministrata prima dose a 90enne

Il primo vaccino anti Covid a donna 90enne: iniziata somministrazione di massa contro coronavirus. Corsa al farmaco: cosa sapere sull’accelerata di Londra.

8 dicembre 2020 13:35
Vaccino anti Covid, Regno Unito: somministrata prima dose a 90enne

Il Regno Unito batte un ‘gran colpo’ contro il coronavirus e, stando ai fatti, annuncia di aver iniziato l’8 dicembre a somministrare il vaccino. Non è un giorno come un altro nelle West Midlands, nel cuore dell’Inghilterra. A ricevere la prima dose delle 06:31 (le 07:31 a Roma e Bruxelles), presso l’University Hospital di Conventry, è Margaret Keenan, una novantenne di Enniskillen, originaria dell’Irlanda del Nord.

A sperimentazione ormai completata, quest’iniezione, e quelle successive, danno ufficialmente il via al programma di vaccinazione di massa del Governo Johnson, alle prese con l’altra grande sfida dell’anno: la Brexit.

 

Tutti i media nazionali fanno già parlare del V-Day (Giorno del Vaccino) e di come stia impegnando a 360 gradi il sistema sanitario nazionale (l’NHS britannico) nella corsa alla diffusione delle prime 800 dosi di farmaco antivirus.

Mi sento una privilegiata” – ha detto Margaret, vera protagonista di una mattinata intensa, parlando ai giornalisti, secondo quanto riporta la BBC.

 

Accelerata di Londra sul vaccino anti Covid in piena Brexit

La mossa definitiva, da parte della Sanità britannica in risposta alla pandemia, dimostra come il Regno Unito non abbia atteso la chiusura del grande deal sulla Brexit, decidendo di proseguire in modo autonomo per accorciare i tempi di somministrazione. Secondo quanto programmato dalle autorità competenti per il piano anti-covid19, entro fine mese il Regno Unito prevede di vaccinare fino a quattro milioni di persone.

Grazie alla Brexit abbiamo accelerato l’approvazione del vaccino, in Europa sono un po’ più lenti!”, così Matt Hancock, Ministro della Salute del Governo Tory, sul primato annunciato da Londra in merito all’autorizzazione del farmaco antivirus formulato dalla Pfizer/BioNTech.

 

Ue, in attesa di luce verde dall'EMA: "Non è una partita di calcio"

Una risposta forte all’affermazione del Ministro britannico è stata quella del Portavoce della Commissione europea Eric Mamer che, dalla sala stampa di Bruxelles, ha ricordando che l’approvazione di un vaccino "non è una partita di calcio”, ma una questione delicata che tocca la salute di tutti. “(…) Come sapete, nell'Unione europea abbiamo un sistema molto sviluppato - tra l'altro ancora valido per il Regno Unito - per autorizzare e immettere sul mercato prodotti medici e vaccini”, che devono vanno sottoposti a una serie di test per la somministrazione in sicurezza. L’Unione europea è in attesa dell’approvazione dei vaccini da parte dell’EMA (Agenzia europea del Farmaco), che darà la ‘luce verde’ alle campagne vaccinali nei 27 Paesi dell’Unione. Si potrà pertanto procedere a iniettare le prime dosi solo dopo l’atteso annuncio da parte dell’autorità di regolamentazione. Ed è proprio questo un ambito in cui l’Unione europea ce la sta mettendo tutta nella sua strategia per produrre e distribuire il vaccino al più presto e a tutti. Bruxelles ha portato avanti, fin dall’inizio, una politica comune in un settore, quello della salute, in cui i Governi nazionali hanno competenza esclusiva.

 

Nell''annuncio di finalizzazione dei rispettivi piani di vaccinazione, Francia, Germania e Italia sembrano essere in testa. Ma questa volta a sorprendere è il Belgio: è ormai quasi sicuro che il Paese inizierà le vaccinazioni a partire dal 5 gennaio, stando a fonti vicine al Premier Alexander De Croo e del Ministro della Salute, Frank Vandenbroucke. Pur restando in attesa della certificazione dell’EMA, le prime 300.000 dosi andranno ai ricoverati nelle case di cura per anziani e agli ospedali. La tranche successiva andrà agli ultra-sessantacinquenni. Lasciando temporaneamente scoperta la fascia tra i 45 e i 65 anni.

 

Viaggio ‘top secret’ degli stock del vaccino attraverso la Manica

C’è qualcosa in più da sapere e che non esce dalle prime dichiarazioni degli esponenti del Governo britannico sulla buona riuscita della fase di sperimentazione e l’ok dell’MHRA (autorità di regolamentazione) a procedere con la vaccinazione. Le prime dosi del vaccino sono arrivate in Inghilterra attraverso il tunnel della Manica, trasportati da camion che non esponevano alcun marchio. Un’operazione “top secret” per evitare che il carico potesse essere intercettato o danneggiato. E c'è di più: le dosi prodotte dal colosso farmaceutico Pfizer in partenership con la BioNTech, e somministrate da Londra, provengono dagli stabilimenti di produzione che si trovano in Europa: in Belgio (nel paesino sconosciuto di Puurs, nelle Fiandre, conosciuto perchè ospita  il birrificio della Duvel, una birra belga particolarmente forte) e in un'altra sede situata in Germania.

 

Si potrebbe ora aprire una fase delicata della lotta all’anti-covid19 e di cui i Governi si stanno già occupando, al di là di tutte le possibili speculazioni. Si tratta di aspetti relativi alla distribuzione, trasporto, stoccaggio e conservazione del farmaco antivirus che non devono essere sottovalutati. Alcune multinazionali e grandi case tecnologiche (l’IBM ad esempio) hanno paventato rischi e scenari in cui gli hacker informatici si mobiliterebbero per captare informazioni sulle numerose operazioni logistiche. Secondo alcuni analisti, i dati in oggetto potrebbero essere strumentalizzati per danneggiare la cosiddetta “catena del freddo”, fondamentale per mantenere la temperatura adattata ai vaccini mentre vengono trasportati. Il che potrebbe alimentare nuove azioni di spionaggio, anche attraverso il phishing via e-mail e su larga scala. Nel mirino degli hacker, ci sarebbero aziende specializzate in pannelli solari, produttori di ghiaccio secco, enti, agenzie e anche istituzioni.

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