Ultima chiamata Recovery

Vertice Ue, Recovery e Bilancio: compromesso Ungheria-Polonia-Germania

La Presidenza tedesca di turno all’Ue sembra aver superato il veto di Budapest e Varsavia sullo Stato di diritto. Scongiurato showdown al Consiglio europeo.

Varsavia e Budapest sarebbero riuscite a trovare un compromesso con la Germina per scongiurare lo showdown ai tavoli del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo del 10-11 dicembre a Bruxelles. Lo ha annunciato Jaroslaw Gowin, Vice del Premier polacco Morawiecki, stando a quanto riferito da Bloomberg.

Si tira così un sospiro di sollievo sul temuto veto all’accordo per approvare il grande piano anticrisi dell’Unione: il Recovery Fund e il Bilancio Ue, tenuto in ostaggio, fino alla vigilia del Vertice, dall’opposizione di Polonia e Ungheria alle condizionalità sullo Stato di diritto.

 

Per ora abbiamo un accordo tra Varsavia, Budapest e Berlino. Credo che l'intesa possa includere le altre 24 capitali europee”, ha dichiarato Gowin ai giornalisti che hanno fatto uscire la notizia.

Anche Giuseppe Conte è tra i primi rimanere ottimista sull’esito delle trattative di Bruxelles. C’è tempo fino a venerdì 11 per confermare un accordo definitivo. “Spiraglio positivo” - dice il Premier e avverte - ma serve cautela”, dato che sulle questioni affrontate serve l’unanimità e che, quindi, anche gli altri Stati membri dovranno dare l’ok a una decisione che per il momento è trilaterale.

 

Stando a indiscrezioni circolate a Bruxelles nel corso dell’incontro degli Ambasciatori dell’Ue (Coreper) nel tardo pomeriggio della vigilia del Vertice, la Presidenza tedesca starebbe preparando una dichiarazione per fare luce le clausole relative all’applicazione dello Stato di diritto e di come questo sia collegato al Bilancio pluriennale dell’Ue (come da specifica richiesta di Ungheria e Polonia). Meccanismo a cui hanno continuato ad opporsi Orban e Morawiecki, preoccupati che le temute clausole potessero diventare uno strumento di ritorsione per limitare o frenare il campo d’azione su altre politiche, in primis quelle dell’immigrazione.

 

Trattandosi di decisioni non ancora formalizzate né annunciate dai protagonisti dell’intesa, tutt’Europa attende il verdetto finale, dato che la Presidenza tedesca non ha ancora ufficialmente confermato, smentito o commentato su questi ultimi progressi. Ma non c'è più tempo per riaprire i vecchi negoziati.

Sarebbe irresponsabile ritardare ulteriormente” l’accordo già trovato a luglio su “un piano sostanzioso per la ripresa”. Così Micheal Roth, Ministro degli Affari europei della Germania, la cui Presidenza di turno all’Ue termina a fine anno e grande mediatrice delle trattative al prossimo Vertice Ue del 10-11 dicembre a Bruxelles. “Tutti gli Stati membri si sono impegnati sullo Stato di diritto come valore essenziale” per il futuro dell’Unione, ha continuato Roth prima dell’avvio della video-conferenza sugli Affari generali dei 27.

 

 

Anche a detta di Manfred Weber, leader del Partito Popolare Europeo, per l’Eurocamera non se ne parla di aprire nuove discussioni. “I 25 sono uniti. Polonia e Ungheria sono isolate. A questo punto dobbiamo sostenere il piano B (…)”, proposta avanzata da Ursula Von der Leyen per scongiurare la fumata nera con Orban e Morawiecki, se ai tavoli del Consiglio europeo del 10-11 dicembre fosse confermato il veto su Recovery Fund e Bilancio Ue. Come ci si aspettava, Budapest e Varsavia hanno comunicato alla Presidenza tedesca le ultime istanze il 9 dicembre per dare un'idea della direzione da prendere. La vigilia del Vertice Ue è una giornata impegnativa soprattutto per la Commissione europea, alle prese con gli ultimi tentativi di sbloccare i nodi della Brexit con Boris Johnson, atteso a Bruxelles prima del Vertice Ue per la cena con Ursula Von der Leyen.

 

Bilancio 2021: è intesa politica tra Consiglio e Parlamento europeo

Intanto, come era nell’aria, da Bruxelles arriva l’ok sull’accordo del Bilancio Ue per il 2021, sulla base del Quadro finanziario pluriennale (QFP 2021-2027), già concordato in via preliminare all’inizio dell’anno. La scadenza per imboccare la strada dell’esercizio provvisorio era infatti fissata al 7 dicembre.

La posizione comune è stata trovata da Consiglio ed Europarlamento in sede di Comitato di conciliazione di Bilancio, in attesa di fare chiarezza sui passi successivi. Trattandosi di un accordo di natura politica, è necessario adottare il prossimo QFP, affinché anche il Bilancio 2021 possa essere formalizzato.

 

Sul veto di Polonia e Ungheria all’approvazione del Recovery Fund (NextGenerationEU) e del Bilancio Ue, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha dato un messaggio chiaro. “È necessario che tutte le parti scendano ad un compromesso (…)” affinché l’accordo funzioni. Lo ha detto durante le discussioni della video-conferenza delle Commissioni per gli Affari europei dei Parlamenti nazionali dei 27.

 

Confido nel successo delle trattative di Berlino”, ha affermato sin dall'inizio il Presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, consapevole che Angela Merkel stia facendo tutto il possibile per sbloccare la situazione di stallo in Europa. Nel frattempo, la Cancelliera sta studiando l'ipotesi di un “piano” alternativo da presentare al Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre (vertice Ue), l’ultimo sotto la Presidenza tedesca di turno all’Ue. Per trovare soluzioni entro la fine dell’anno, la Germania considera tutte le vie percorribili, anche se la nuova proposta ‘tecnica’ trasformerebbe il Recovery fund in un’intesa intergovernativa tra 25 Stati membri, lasciando fuori Ungheria e Polonia. Sono questi i due Paesi che non danno margine di trattativa e continuano ad opporsi alla clausola che lega l’erogazione dei fondi per la ripresa al rispetto dello Stato di diritto.

 

Piano B: aggirare l’unanimità, almeno per il 2021

La Commissione europea si sta preparando all’esercizio provvisorio di Bilancio, ossia la gestione della spesa europea su base annuale. Si è appreso da fonti Ue a Bruxelles che, su input della Merkel, si procederebbe quindi a ragionare nel breve periodo (2021), in assenza della tradizionale programmazione pluriennale (QFP 2021-2027) osteggiata da Budapest e Varsavia.

 

Dato che l’esercizio provvisorio ricalca le spese del 2020, questa non è un’operazione “a costo zero”, perché non resterebbe spazio per i nuovi programmi finanziati con il Recovery Fund. Si tratterebbe quindi di un semplice rifinanziamento di quelli già esistenti. Risulterebbe compromesso anche l’intero potenziale del Bilancio da 1.800 miliardi di euro, considerando che si potrebbe attingere solo ad un dodicesimo (al mese) del Bilancio precedente. I Governi di Orban e Morawieki forse non avevano previsto questo scenario, che non solo negherebbe loro l’accesso al fondo (NextGenerationEU), ma comporterebbe anche una riduzione dei fondi di coesione, dotazioni su cui hanno sempre contato.

 

L’esercizio provvisorio prevede che l’Esecutivo Ue prepari una nuova proposta di spesa per il 2021 da sottoporre al Consiglio per l’approvazione da parte delle capitali. Ma il voto passerebbe a maggioranza qualificata, senza pertanto richiedere la consueta unanimità dei 27 prevista per le questioni in materia di Bilancio. Se i 25 leader nazionali procedessero con questa strategia a sostegno dei piani di ripresa, potrebbero decidere di incrementare una voce teorica del Bilancio (headroom, nel gergo tecnico) con cui la Commissione europea raccoglierà fondi sul mercato (emettendo titoli per finanziarlo). Fondi che sono garantiti dal Bilancio comune tramite garanzie dirette dai propri Bilanci nazionali, anziché quello dell’Ue. Questa è una dei diversi escamotage discussi in via preliminare a Palazzo Berlaymont e al Parlamento europeo per mandare avanti i piani 2021 e avviare il Recovery fund.

 

Insomma, per poter esistere e semplificare il tutto, in realtà il futuro quadro del piano Ue anticrisi sembra complicarsi. Visto che caleranno i contributi di Polonia e Ungheria alle risorse proprie dell’Ue, anche l’ammontare delle sovvenzioni a fondo perduto (aiuti) del 2021 deciso al summit di luglio potrebbe essere ricalcolato. E ancora, si dovrebbe quindi rivedere anche tutte le negoziazioni con i Paesi “frugali” sui rebates (gli sconti ai contributi al Bilancio comune), particolarmente cari a Paesi Bassi, Germania e altri Governi del fronte del Nord.

Altri rischi riguardano i programmi specifici: si apprende da indiscrezioni a Bruxelles che subirebbero un taglio indicativo tra i 25 e i 30 miliardi di euro e i potenziali ritardi nell’erogazione dei fondi di coesione.

 

Le prime reazioni

L’ipotetico ‘piano’ e il meccanismo che esso innesca devono ricevere la ‘luce verde’ definitiva dal Parlamento europeo. A frenare questo iter, sono i conservatori del Partito Popolare Europeo (PPE, che è il gruppo di maggioranza), guidati dall’eurodeputato tedesco Manfred Weber che sta anche gestendo diatribe interne alla CDU (partito tedesco di appartenenza) per la scelta del nuovo leader che succederà alla Merkel il prossimo anno. “Non si concorda su niente fino a quando non si concorda su tutto”, ha dichiarato Weber sulla ricerca dell’intesa Ue per NextGenerationEU e il QFP.

 

Siamo tutti d’accordo (…) che dicembre sarà decisivo. È un mese durante il quale noi abbiamo molta fiducia sicuramente nella presidenza tedesca, speriamo che già nella prossima riunione del Consiglio si possa concludere il processo di adozione (…)”, ha detto Antonio Costa, Primo Ministro del Portogallo nella conferenza stampa congiunta con David Sassoli del 2 dicembre. “Non c'è un piano B, c'è solo un piano A (che) deve passare”, ha dichiarato, aggiungendo che il Consiglio europeo (quello di dicembre) dovrà adottare i meccanismi necessari affinché il primo di gennaio sia tutto pronto, “altrimenti paralizzeremo tutte le attività” (non solo quelle della politica di coesione). Costa parla chiaro: non bisogna riaprire quanto già deciso a luglio, né l’accordo con il Parlamento europeo sul meccanismo di condizionalità dello Stato di diritto. “Possiamo lavorare su questi accordi, ma non possiamo riaprirli”, ha concluso.

 

Dello stesso avviso David Sassoli che ha respinto l’ipotesi di riaprire i termini dell’intesa già stabilita al Vertice estivo. “Sono d'accordo con Costa, non esiste un piano B” sul pacchetto recovery e sul Bilancio. Rimane quindi tutto in mano alla Presidenza tedesca che deve dare la “possibilità al Consiglio di far varare tutto questo”, in conseguenza della buona riuscita di un nuovo dialogo con Varsavia e Budapest, che tengono in ostaggio il Recovery. Sassoli ha aggiunto che gli “europei non se l’aspettano e non meritano di (…) ricominciare da capo” e che un ulteriore ritardo o nuovi ostacoli al piano scoraggerebbero l’obiettivo centrale di tutto il lavoro dei mesi passati. In assenza di accordo sul Bilancio, si andrebbe in esercizio provvisorio con tagli significativi con ricadute sulla ripresa economica in tutta l’Europa.

Un portavoce Ue ha ricordato che il Bilancio deve essere approvato nel corso della “procedura di riconciliazione, che terminerà il 7 dicembre”.

 

Gentiloni: avanti "anche senza Ungheria e Polonia"

Non ci arrenderemo al veto” e, in caso di mancato accordo, “andremo avanti anche senza Ungheria e Polonia”. Così ha affermato il Commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, alla Conferenza “Rome Med Forumdel 4 dicembre. All’evento, organizzato dall’ISPI e della Farnesina e dedicato ai “Dialoghi mediterranei”, Gentiloni ha spiegato che “lo Stato di diritto non è un optional”. Sempre sul Recovery Fund e sul Bilancio dell’Ue, il Commissario ha anche messo in luce come sia la Polonia che l’Ungheria “abbiano fortemente bisogno di questi due strumenti”. E, infine, ha concluso confidando che la Presidenza tedesca all’Ue riuscirà a trovare soluzioni.

 

Intanto, alle dichiarazioni di Budapest e Varsavia sul modo arbitrario in cui possa essere applicato il meccanismo dello Stato di diritto, Charles Michel (conferenza stampa del 4 dicembre) ha risposto che “lo Stato di diritto è il contrario dell’arbitrarietà”. Si è poi astenuto dal ribadire quanto già espresso con un semplice “no comment”, perché quello che 'parlerà' sarà solamente il tanto atteso accordo. Ha poi annunciato che il Vertice Ue del 10 e 11 dicembre si terrà fisicamente a Bruxelles, “perché per questi temi in agenda (Recovery Fund e Bilancio), c’è bisogno che ci si guardi negli occhi nella stessa sala” – ha concluso il Presidente del Consiglio europeo.

 

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