Il medico scrittore

Perchè sulla variazione inglese del Covid-19 l’allarmismo è eccessivo

Anche se più contagiosa, la variante inglese D614G o “Covid mutante” è una proteina Spike. Il “super Coronavirus” non potrà difendersi dai vaccini in arrivo

21 dicembre 2020 10:14
Perchè sulla variazione inglese del Covid-19 l’allarmismo è eccessivo

Il mutamento  inglese del virus Sars-CoV-2 è molto meno preoccupante di quanto si dice. Allo stato, non ci sarebbero evidenze scientifiche che giustifichino l’allarme sui “super Coronavirus” o “Covid mutante” con cui i mezzi di informazione hanno denominato la recente variazione emersa nel Regno Unito. L‘unica cosa certa è che conosciamo poco su questa mutazione: è stata sequenziata per la prima volta a settembre in Inghilterra e conta 17 mutazioni che potrebbero condizionare formalmente il coronavirus, compresa la nota proteina spike, ossia la chiave per mezzo della quale il virus penetra nelle cellule ospiti. Parecchie di tali varianti sarebbero state già individuate in altre strutture virali; tuttavia, non è frequente rilevare un tal numero in un unico virus. È stato sufficiente un cambiamento di uno delle migliaia di nucleotidi del genoma di Sars-Cov-2, perché nascesse la variante D614G. 

 

Al confronto del virus primario, D614G è capace di contagiare precocemente (nelle cavie) e con dosi più basse. Anche se più contagioso, il virus mutato non potrà difendersi dai nostri anticorpi. Anche i vaccini diretti contro la spike dovrebbero funzionare contro la variante D614G. Bisogna dire che non ci sarebbe da meravigliarsi nel registrare variazioni del virus Sars-CoV-2 o Covid-19: l’attuale coronavirus, infatti, è fin dalla sua comparsa in frenetica evoluzione con molte varianti che portano una o più mutazioni. Secondo recenti studi, già dall’estate scorsa, c’erano migliaia di mutanti, che sono diversi rispetto ad una mutazione nel genoma. Comunque, sono considerati tutti dello stesso ceppo. Agli inizi di dicembre erano stati individuati molti casi con questa variante inglese, e  quello che preoccupa è il tasso di crescita, che è molto veloce. 

 

E’ noto che alcuni coronavirus si propagano meglio di altri, ma, al momento, non ci sono certezze che questa diffusione sia la conseguenza di particolari mutazioni. Per poter comprendere l’entità di questo fenomeno, occorreranno ulteriori studi e ricerche, tra monitoraggi e valutazioni di laboratorio. Quello che più interessa è che finora nessuna mutazione è stata collegata a un tipo di coronavirus (Sars-CoV-2) maggiormente trasmissibile e, pertanto, più insidioso. Non sappiamo se questa variante sia associata ad una tipologia più grave. Possiamo dire che le mutazioni, che fanno diventare i virus più infettivi, non comportano  per questo maggiore pericolosità. Analogamente, non è sicuro se questa nuova variante possa inficiare l’azione protettiva dei vaccini anti-Covid, perchè attualmente mancano evidenze scientifiche specifiche. Difatti, questa variante è stata sotto osservazione in quanto  alcune delle modificazioni genetiche sono relative alla zona che manifesta la proteina spike che, oltre a permettere l’entrata del virus nelle cellule ospiti, è anche la parte strutturale principale dei vaccini. Ma, tuttora, non disponiamo di dati pubblicati e, perciò, non è possibile fare appropriate valutazioni in merito. Inoltre, da quanto si apprende non è certo che queste modifiche virali siano più dannose delle altre,  e che esse abbiano realmente il potere di farla diffondere più celermente.

 

In attesa dei risultati delle prove scientifiche, conforta un fatto: sappiamo che i vaccini in arrivo sono dotati dell’intera proteina spike, che quando penetra nel nostro organismo viene frammentata e che ciascuno di questi frammenti può funzionare per stimolare la risposta anticorpale. Di conseguenza, è abbastanza inverosimile che cambiamenti parziali della proteina possano determinare una totale resistenza ai nuovi vaccini recentemente sviluppati. Non ci sono evidenze che questa variante sia più nociva e che possa essere più infettiva.

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