Faccia a faccia

Incontro tra Letta e Renzi, il ‘buono’ e il ‘cattivo’ sette anni dopo

Sull’alleanza con i Cinquestelle resta la distanza. “Né con Salvini e Meloni, né con il Movimento. Vedremo nel 2023 chi ha ragione”, dice il senatore.

Sì, sono passati 7 anni da quella cerimonia della campanella del febbraio 2014 che rimarrà negli annali dei governi repubblicani. Il passaggio di consegne più algido da quando si tiene il rito simbolo della staffetta tra un premier che esce di scena e uno che arriva, fresco di giuramento, a Palazzo ChigiEnrico Letta Matteo Renzi si sono incontrati oggi nella sede di Arel, l’Agenzia di ricerche e legislazione – fucina di intellettuali, studiosi e politici di rango -  fondata da Nino Andreatta e di cui il il leader Pd è segretario generale. Quaranta minuti per un faccia a faccia molto atteso. Un colloquio voluto dal dem che da settimane tiene incontri un po’ con tutti, anche con esponenti di centrodestra – vedi Giorgia Meloni - alla luce delle riforme da fare e di nuove strategie da costruire. Un modo per sondare il terreno anche in casa di ex piddini e verificare alleanze in vista del voto amministrativo di autunno.

 

Ma Matteo Renzi ha dovuto fare un po’ di anticamera prima di poter vedere l’ex rivale’, a cui fece le scarpe in un battibaleno, con arguzia felina e una certa dose di spregiudicatezza, dopo aver pronunciato la famosa frase - anche quella rimasta negli annali - “Enrico, stai sereno”. Enrico ora è tornato da Parigi ed è stato acclamato segretario del Partito Democratico praticamente all’unanimità. Una rivincita non da poco nei confronti del senatore di Rignano. Che dopo essere stato protagonista indiscusso della caduta del governo Conte, ago della bilancia di una maggioranza che ha sotterrato, leader della rappresentazione mass-mediatica a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, è caduto in una sorta di oblio politico. Interrotto solo, di tanto, da qualche flash per le sortite in Medio-Oriente. Specie, quelle alla corte del principe saudita Bin Salman, fautore – a detta sua – del ‘nuovo rinascimento’ del regno. Gaffe, cadute di stile, accuse di essere lobbista. Lui tira dritto, fa finta di nulla, ma lo ‘schiaffo morale’ preso da Letta deve bruciargli parecchio. 

 

Le cronache riferiscono che l’incontro di oggi sia stato “franco cordiale”. I due avrebbero persino parlato di figli.  Entrambi hanno confermato il sostegno al governo Draghi, alla campagna vaccinale e agli aiuti che sono necessari per le categorie più colpite dalla crisi economica. Secondo fonti del Nazareno sul tema delle comunali, su cui per il Pd aprile sarà un mese importante per impostare soluzioni, Letta si è limitato ad ascoltare alcune idee di Renzi. Ma è sul patto con i Cinquestelle che le posizioni sono rimaste distanti. Sul rapporto con Conte e il Movimento, che il segretario dem ritiene essenziale per costruire l’alternativa vincente alla destra di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, Renzi ha un’altra idea. Dagli studi di una trasmissione televisiva ribadisce: “Né con Salvini e Meloni a destra, ma nemmeno con grillini e populisti a sinistra”.

E ancora: “A TorinoMilanoBolognaRomaNapoli il M5S celebra un fallimento. Secondo me quell'esperienza non è replicabile, quindi fossi nel Pd non farei l'accordo con i Cinquestelle”. Per il fondatore di Italia Viva “Zingaretti Bettini avevano detto che Conte era il punto di riferimento della coalizione progressista, ora Letta ha una visione diversa, non vuole il Pd subalterno ma bisogna vedere cosa significa l’alleanza con il Movimento”. E proprio sull’asse Pd-grillini che la sfida tra il ‘buono’ e il ‘cattivo’ della narrazione politica continua: “vedremo nel 2023 chi avrà ragione”, dice spavaldo il senatore. 

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