83esimo giorno di conflitto

Gaza, il dramma senza fine: oltre 21 mila morti, fame e minacce

Nella strage di civili nella Striscia anche 8.800 bambini, l’Oms lancia l’allarme per la situazione umanitaria, Israele avverte il leader di Hezbollah.

Gaza, il dramma senza fine: oltre 21 mila morti, fame e minacce

La guerra di Gaza, iniziata il 7 ottobre, entra nel suo ottantatreesimo giorno senza segni di tregua. Il bilancio delle vittime è drammatico: oltre 21 mila palestinesi uccisi, di cui quasi 9 mila bambini, e più di 55 mila feriti. Le infrastrutture sono state devastate: scuole, università, moschee, chiese, case, ospedali, centri medici e ambulanze sono stati distrutti o resi inagibili. La popolazione è in grave pericolo di fame ed epidemie, mentre Israele continua a bombardare il territorio e a minacciare il leader di Hezbollah, il principale alleato di Hamas.

 

La strage di civili

Secondo una nota dell’ufficio stampa del governo di Gaza, tra i 21.110 palestinesi uccisi dal 7 ottobre, ci sono 8.800 bambini, 6.300 donne, 3111 medici e personale sanitario, 40 addetti alla protezione civile e più di 100 giornalisti. Inoltre, 7.000 persone risultano disperse. La nota denuncia la “barbarie” e la “violenza indiscriminata” di Israele, che ha violato tutte le leggi internazionali e i diritti umani. Il governo di Gaza chiede alla comunità internazionale di intervenire per fermare l’aggressione e garantire la protezione dei civili.

La popolazione di Gaza è in “grave pericolo”, avverte del direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, citando la fame acuta e la disperazione in tutto il territorio palestinese devastato dalla guerra. Ghebreyesus invita la comunità internazionale ad adottare “misure urgenti per alleviare il grave pericolo che affligge la popolazione di Gaza e che mette a repentaglio la capacità degli operatori umanitari di aiutare le persone con ferite terribili, fame acuta e a grave rischio di malattie”. Il personale dell’Oms ha riferito che “oggi persone affamate hanno fermato nuovamente i convogli” dell’organizzazione “nella speranza di trovare cibo”. “La capacità dell’Oms di fornire medicinali, forniture mediche e carburante agli ospedali è sempre più limitata dalla fame e dalla disperazione delle persone in viaggio verso e all’interno degli ospedali che raggiungiamo”, si legge in un comunicato.

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato un appello al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla necessità di lavorare per un cessate il fuoco duraturo “con l’aiuto di tutti i partner regionali e internazionali”. A renderlo noto la presidenza francese in una nota, dopo una conversazione telefonica tra i due leader. Macron ha espresso la sua preoccupazione per la situazione umanitaria a Gaza e ha annunciato che la Francia lavorerà anche con la Giordania nei prossimi giorni sulle operazioni umanitarie. Il presidente francese ha ribadito il suo sostegno alla soluzione dei due Stati, Israele e Palestina, che vivano in pace e sicurezza entro confini riconosciuti.

 

La tensione tra Israele, Libano e Iran

Il ministro degli Esteri israeliano, Eli Cohen, ha dichiarato che il capo del gruppo militante libanese Hezbollah, Hassan Nasrallah, potrebbe essere il prossimo obiettivo di Israele. Parlando durante un tour al confine israeliano con gli ambasciatori stranieri, Cohen ha detto che Nasrallah, “deve capire che è il prossimo” e ha aggiunto che Hezbollah deve rispettare il cessate il fuoco delle Nazioni Unite del 2006 che chiede al gruppo di ritirarsi dalla zona di confine. “Opereremo per sfruttare al massimo l’opzione diplomatica” ma “se non funziona, tutte le opzioni sono sul tavolo”, ha dichiarato Cohen. Le sue parole giungono all’indomani di un attacco di Hezbollah che ha provocato 11 feriti nel nord di Israele. Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ha lanciato missili e razzi contro Israele durante i due mesi e mezzo di guerra tra Israele e Hamas. Israele ha risposto con decine di attacchi aerei e bombardamenti di artiglieria. Gli scambi a fuoco quasi quotidiani hanno costretto decine di migliaia di israeliani a lasciare le loro case nelle comunità di confine e hanno sollevato il timore di una guerra regionale. Il capo dell’esercito israeliano, tenente generale Herzi Halevi, ha dichiarato che le forze armate sono in stato di massima prontezza e hanno approvato una serie di piani per il fronte settentrionale: “Dobbiamo essere pronti a colpire se necessario”.

 

Netanyahu contro Erdogan

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha risposto duramente alle accuse del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha paragonato Israele alla Germania nazista per la guerra a Gaza. “Proprio Erdogan, che commette un genocidio fra i curdi e che si è aggiudicato il record mondiale di arresti di giornalisti contrari al regime, è l’ultimo che ci può fare prediche”, ha dichiarato Netanyahu. Il premier israeliano ha difeso l’operato dell’esercito israeliano, definendolo “il più morale al mondo”, e ha attaccato il gruppo militante libanese Hezbollah, alleato di Hamas, che ha definito “l’organizzazione terroristica più disgustosa e crudele al mondo, Hamas-Isis, che si è macchiata di crimini contro l’umanità e che Erdogan invece loda, offrendo anche ospitalità ai suoi dirigenti”.

 

Blinken tornerà in Medio Oriente

Il segretario di Stato americano Antony Blinken dovrebbe recarsi in Medio Oriente alla fine della prossima settimana per colloqui in merito alla crisi di Gaza. Lo riporta il sito d’informazioni Axios, citando cinque funzionari statunitensi, israeliani e arabi. Blinken avrebbe l’intenzione di visitare Israele, l’Egitto, la Giordania e i territori palestinesi, per discutere della ricostruzione di Gaza, del rafforzamento dell’Autorità nazionale palestinese e della ripresa del processo di pace.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA