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Recovery fund, bozza: progetti per 196 miliardi. Resta nodo governance

La bozza del Recovery fund è pronta, serve il via libera del Consiglio dei ministri. Resta da sciogliere nodo governance, con contrasti nella maggioranza

10 dicembre 2020 08:05
Recovery fund, bozza: progetti per 196 miliardi. Resta nodo governance

Sono servite 125 pagine per riassumere i progetti del Recovery fund, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da 196 miliardi di euro per rimettere in sesto l’Italia dopo la pandemia da Covid-19, per rimuovere gli ostacoli che l’hanno frenata durante l’ultimo ventennio in modo da renderla competitiva a livello europeo e mondiale.

 

La bozza del Recovery fund è pronta ma serve il via libera del Consiglio dei ministri. Il testo traccia gli obiettivi, le riforme e gli investimenti, l’attuazione e il monitoraggio del piano e la valutazione dell'impatto economico, ma senza entrare mai nell'operativo: si rischia che dalle parole non si riesca a passare ai fatti.

 

Resta poi da sciogliere il nodo governance, con pesanti contrasti in seno alla maggioranza che mettono a rischio la tenuta del governo. In particolare, Italia Viva di Matteo Renzi non ha nessuna intenzione di cedere la cabina di regia del Recovery Plan nelle mani del trio Conte-Gualtieri-Patuanelli.

 

Bozza Recovery Plan: stanziati 196 miliardi di euro per sei grandi progetti

“Che Paese vorremmo tra dieci anni?” Da questa domanda è partita la riflessione del governo per progettare un piano di riforme ed investimenti che mira ad una transizione “green, smart and healthy” della nazione, concentrandosi su sei macroaree:

  • riforma della giustizia;

  • digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;

  • rivoluzione verde e transizione ecologica;

  • infrastrutture per una mobilità sostenibile;

  • istruzione e ricerca, parità di genere, coesione sociale e territoriale;

  • salute.

Secondo la bozza del Recovery fund italiano i 196 miliardi di euro verranno così suddivisi:

  • 48,7 miliardi alla digitalizzazione e innovazione;

  • 74,3 alla rivoluzione verde e transizione ecologica;

  • 27,7 alle infrastrutture per una mobilità sostenibile;

  • 19,2 miliardi all’istruzione e ricerca;

  • 17,1 miliardi alla parità di genere;

  • 9 miliardi alla sanità.

Il Recovery Plan avvierà anche una Riforma fiscale incentrata sulla revisione generale della tassazione, per alleggerire la pressione fiscale sui redditi medi, sia per i lavoratori dipendenti che per gli autonomi, che vanno orientativamente dai 40 ai 60 mila euro. Il ceto medio, si legge nella bozza, è la fascia che oggi sconta livelli di prelievo eccessivi rispetto ai redditi ottenuti.

 

Nella bozza del Recovery Plan da 125 pagine sembra però mancare una visione d'insieme, sono pagine piene di affermazioni generiche su green e digitalizzazione che però non lasciano alcuna traccia dei progetti operativi. Il rischio è che, come sempre, dalle parole si faccia fatica a passare ai fatti.

 

Recovery fund, bozza: contribuirà a crescita PIL del 2,3% nel 2026

Quali saranno gli effetti del Recovery fund sul PIL italiano? Nella bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza si legge che grazie agli effetti espansivi del Piano, a fine periodo di investimento, ossia nel 2026, il PIL risulterebbe più alto di 2,3 punti percentuali rispetto allo scenario di base.

In particolare, l’economia italiana riceverebbe dal Recovery plan una spinta dello 0,3% nel 2021, dello 0,5% nel 2022, dell’1,3% nel 2023, dell’1,7% nel 2024 e del 2% nel 2025.

 

Grande importanza verrà data all’estensione del superbonus edilizio per l’efficientamento energetico e l’adeguamento antisismico delle abitazioni private, il superbonus al 110%, misura che fa parte della missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” e si accompagna a un piano di efficientamento degli edifici pubblici. Sui 74,3 miliardi totali assegnati all’intero progetto ben 40,1 miliardi andranno all’efficienza energetica.

 

Recovery fund: nodo governance ancora da sciogliere

Resta da sciogliere il nodo governance nella maggioranza di governo, con Italia Viva che sembra essersi messa di traverso.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha riassunto la composizione della cabina di regia del Recovery fund in questo modo: "vi sarà, come ci chiede la Ue, un comitato ristretto deputato a vigilare con costanza tutta la fase attuativa. Ne faremo parte io, il ministro dell'Economia e il ministro dello Sviluppo economico, con la responsabilità di riferire periodicamente al Comitato interministeriale per gli Affari Europei e al Parlamento. La supervisione tecnica dell'attuazione sarà affidata a una struttura composta da sei manager, assistiti da uno staff dotato delle necessarie competenze professionali. In casi eccezionali i sei manager potranno essere chiamati a intervenire con poteri sostitutivi per evitare ritardi e perdite di risorse".

 

La bozza del Recovery fund parla anche di un Comitato di responsabilità sociale, composto da rappresentanti delle categorie produttive, del sistema dell’università e della ricerca pensato per dare pareri e suggerimenti. I membri del comitato saranno scelti tra personalità di alto profilo istituzionale e scientifico e di notoria indipendenza per dare consulenze su specifiche problematiche nella realizzazione del Pnrr.

 

Sulla governance il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha dichiarato che non ha senso sostituire il governo con una task force e che non intende dare pieni poteri a Conte sul Recovery fund. “Molte cose non funzionano ma vogliamo dare una mano al governo, siamo pronti a fare la nostra parte, però non ci siederemo mai a un tavolo nel quale la torta da duecento miliardi è pensata per i consulenti romani e non per i cittadini italiani".  Il senatore fiorentino in merito ad una possibile rottura all'interno della maggioranza ha dichiarato: “spero proprio di no, ma temo di sì".

 

Si attendono sviluppi mentre il governo Conte bis sembra essere sempre più in bilico, considerando anche il discorso Riforma del Mes. Intanto, Renzi, Zingaretti e Di Maio studiano nuovi equilibri in vista della partita più grande, quella del Quirinale.

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