Gli scenari per salvare l'economia

Recovery fund in bilico, effetti sulla Legge di Bilancio 2021

La Legge di Bilancio 2021 conta sugli aiuti europei ma il Recovery fund rischia di saltare o di subire un importante ritardo. Si riapre la partita Mes

24 dicembre 2020 11:36
Recovery fund in bilico, effetti sulla Legge di Bilancio 2021

 

I punti principali della Legge di Bilancio 2021 riguardano la sanità, le famiglie, il Mezzogiorno, il cuneo fiscale, la Riforma fiscale, i giovani, le misure di sostegno all’economia, lavoro e previdenza, trasporti pubblici, scuola, università e cultura.

 

Intanto, l’Italia trema di fronte ad un possibile rinvio dell’utilizzo dei fondi del Recovery fund al 2022 anche perché metà della Legge di Bilancio 2021 conta proprio sull’arrivo di queste risorse.

 

La Manovra da 40 miliardi di euro prevede 22 miliardi di euro in deficit da finanziarsi inizialmente sul mercato dei titoli di stato, per poi essere gradualmente sostituita con i prestiti del Next Generation Ue, che si spera arrivino entro la seconda metà del 2021, ma i tempi potrebbero allungarsi.

 

A fronte di questa incertezza si riapre il dibattito sul Mes, il Fondo Salva-Stati che potrebbe rivelarsi al momento l’unica salvezza per l’Italia.

 

Il Recovery Fund rischia di slittare al 2022

A luglio del 2020 abbiamo festeggiato l’accordo sul Recovery Fund da 750 miliardi di euro siglato dagli Stati membri Ue per sostenere i paesi maggiormente colpiti dalla pandemia, Italia in primis con la promessa di risorse pari a 209 miliardi di euro.

 

Il Recovery Fund, però, rischia di saltare o di subire un importante ritardo. Quali saranno gli effetti sulla Manovra?

 

L’esecutivo ha deciso di ampliare la Manovra finanziaria per l’anno prossimo da 25 a 40 miliardi di euro per far fronte alle necessità economiche del Paese, mostrandosi disposto a creare 22 miliardi di ulteriore deficit stabiliti nella Nota di aggiornamento al Def (Nadef), che si andranno ad aggiungere ai 108 miliardi del 2020 per arginare i primi gli effetti economici devastanti scaturiti dal Coronavirus.

 

In particolare, grazie ai quattro scostamenti di Bilancio si sono potuti finanziare il Decreto Cura Italia, il Decreto Rilancio, il Decreto Agosto e il Decreto Ristori quater, con misure a sostegno di famiglie e imprese, come la cassa integrazione Covid, il blocco dei licenziamenti, il reddito di emergenza, il bonus Sud, solo per citarne alcuni.

 

L’idea era quella di finanziare il deficit extra della Manovra 2021 emettendo titoli di Stato sul mercato dei capitali per poi sostituire i bond con i prestiti del Recovery Fund, ottenendo un notevole risparmio sui costi di finanziamento. Si parla di circa 15 miliardi di "grants", soldi a fondo perduto attesi nel 2021 che non danno deficit aggiuntivi.

 

Se i tempi del Recovery fund si dovessero allungare l’Italia si troverà a dover sopportare spese impreviste legate ai costi di finanziamento della Legge di Bilancio, compromettendo seriamente la già difficile situazione in cui ci troviamo: il rapporto debito/PIL dovrebbe attestarsi al 160% nel 2020, raggiungendo il massimo storico.

 

Si prevede che ci vorrà circa un decennio prima che il rapporto debito/PIL torni sotto il 130%, livello pre-Covid.

 

Mes, Fondo Salva-Stati: si riapre la partita

La notizia di un ritardo nell’arrivo delle risorse del Recovery fund sembra riaprire le porte all’utilizzo del Mes, il fondo Salva-Stati dedicato alla sanità che consentirebbe un alleggerimento del bilancio ma che non trova un accordo nella maggioranza di governo.

 

In particolare, il ricorso al Meccanismo Europeo di Stabilità sarebbe caldeggiato dal Pd e fortemente osteggiato dai 5 stelle, mentre il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, resta cauto e il ministro dell’Economia Gualtieri, ne loda i benefici. Il numero uno del Tesoro, infatti, ritiene “necessario” il ricorso al Mes per evitare problemi alle Casse dello Stato spiegando che “non sono risorse a costo zero, sono a interesse zero o quasi, sono prestiti quindi che incidono e aumentano il debito pubblico ma hanno un costo minore rispetto alle nostre emissioni”.

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