stallo nella maggioranza

Recovery Plan, nessuna tregua Conte-Renzi. Cdm slitta a martedì

Marattin (Iv), sì a un ministro per il Piano: Serve “un’autorità politica ad hoc”. Quella delega placherebbe il rottamatore? Pd e 5S non possono dargliela

9 gennaio 2021 14:34
Recovery Plan, nessuna tregua Conte-Renzi. Cdm slitta a martedì

Com’era prevedibile, dal mega vertice di maggioranza con Conte e i ministri Amendola e Gualtieri non è uscito nessun accordo sul Recovery Plan. Lo stallo imposto dai renziani ha prodotto lo slittamento del Consiglio dei ministri per l’adozione del documento a martedì, forse mercoledì. Nessuna tregua, dunque, sulle proposte rinnovate per il Next Generation Eu. Italia Viva lamenta ancora la mancanza di un testo dettagliato per il quale però l’esecutivo attenderebbe di concordare le “linee di sintesi’ con gli alleati. Teresa Ballanova, la più bellicosa del partito dell’ex premier, avverte: “Se il Piano puntuale non dovesse arrivare almeno 24 ore prima del Cdm, allora evitassero di convocarmi”. La china della crisi non-crisi sta diventando di giorno in giorno più scivolosa. Matteo Renzi detta tempi e agenda di un esecutivo in agonia di fronte a partners di maggioranza quasi attoniti, persino privi di idonee capacità di reazione. In mezzo c’è Palazzo Chigi, indebolito da una cottura a fuoco lento che ne mina forza e incisività pure a livello europeo.

 

La gestione del Recovery italiano

Una novità irrompe nel quadro odierno. Ci pensa un altro esponente di Iv, il presidente della Commissione Finanze Luigi Marattin, ad aggiungere un tassello di rilievo: “Chiediamo un governo e una politica economica all'altezza della fase che stiamo vivendo, per l’Italia è l'ultima spiaggia. Il Recovery non deve essere un insieme raccogliticcio di obiettivi vaghi, ma un vero e proprio piano industriale e di ristrutturazione dell'Italia”. E si dice d’accordo su un ministro o un sottosegretario sul Piano di ripresa. Al quotidiano La Stampa spiega: “credo che debba essere individuata una autorità politica ad-hoc e costituita un'unità di missione presso Palazzo Chigi, composta dal meglio della pubblica amministrazione italiana. E credo debbano essere coinvolte le forze presenti in Parlamento, non per disperdere le risorse tra mille rivoli ma per farle partecipare alla stesura del piano di ristrutturazione dell'Italia”. E se Renzi puntasse ad ottenere quel ministro o sottosegretario? A quel punto Italia Viva avrebbe la figura fondamentale di coordinamento nella ricostruzione più imponente dal dopoguerra da oggi. Il più massiccio programma di investimenti dopo il piano Marshall da mettere in campo nei prossimi 6 anni e che decideranno le sorti del Paese per i prossimi 30. Se questa è la chiave di volta per uscire dalla palude in cui il ‘senatore semplice’ ha trascinato la maggioranza, Conte per salvarsi non avrebbe scelta. Dovrebbe consegnare nelle mani del rottamatore il Recovery Plan italiano.

 

Il centrodestra tifa per Draghi

Scacco matto al re. L’ipotesi di Italia Viva a capo di un ministero sul Recovery Plan confinerebbe a un ruolo di secondo piano Conte e il resto della maggioranza nella principale partita politica ed economica del dopo pandemia. Accettarla non è pensabile per gli alleati, il prezzo da pagare troppo alto. Il destino di questa crisi sarebbe perciò segnato. Anche il centrodestra sembra esserne convinto. “Sicuramente non ci faranno votare” sostiene Matteo Salvini. L’unica soluzione che intravede il leader del Carroccio è una sorta di esecutivo di salute pubblica. Il nome per guidarlo è quello dell’ex governatore della Banca d’Italia ed ex presidente della Bce, Mario Draghi. Che metterebbe d’accordo anche la Meloni e Berlusconi. Il sostegno del centrodestra sarebbe esterno. La condizione però è che non ci siano ministri politici ma solo figure tecniche. In ogni caso, per le sorti di questa verifica sui generis bisognerà attendere metà della settimana prossima quando ci sarà il Consiglio dei ministri. Qualche giorno ancora di tempo per le diplomazie a lavoro. Il recalcitrante capo di Italia Viva intanto non rinuncia ai riflettori e nemmeno a tenere sulle spine la maggioranza.

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