Palazzo Chigi

Zingaretti prova a frenare Renzi: “La crisi grave errore politico”

Il leader del Nazareno fa “appello al buon senso”. Di Maio: in caso Iv decida di ritirare le ministre si vada in Aula: “Sì alla parlamentarizzazione”

12 gennaio 2021 13:10
 Zingaretti prova a frenare Renzi: “La crisi grave errore politico”

Sono ore cruciali per il governo Conte. E stavolta si è agli sgoccioli, al redde rationem di un scontro senza esclusione di colpi cominciato a dicembre e trascinato fino ad oggi. “Spero che si sappia che con la crisi si entra in un tunnel di cui non si conosce l’uscita”, avverte Nicola Zingaretti ospite alla trasmissione Start su Sky Tg24. Parole indirizzate al leader di Rignano, Matteo Renzi, il rottamatore diventato picconatore, l’artefice di una crisi non-crisi, rimasta per un mese in congelatore e giunta adesso alle battute finali. Il conflitto politico - nato per la cabina di regia sul Recovery Fund che avrebbe voluto il premier - ha finito per travolgere la compagine giallorossa anche sui temi del Mes e degli 007 portando alla luce vecchi e nuovi livori del leader di Italia Viva. Renzi, pur avendo partecipato e reso possibile la nascita del Conte bis, fin da subito non ha mai nascosto una certa insofferenza per l’avvocato. E ora vuole decretarne la fine.

 

Ma il Nazareno lancia un altro avvertimento: “Una cosa è chiedere di rafforzare” l’esecutivo, “un’altra è farlo cadere. Abbiamo promosso il rilancio ma rilancio non è mandare a casa il governo o provocare una crisi che il 99% italiani non capisce”. Si tratterebbe di “un grave errore politico, lancio un appello al buon senso”, dice Zingaretti. Ma c’è dell’altro. La crisi “penalizza l'Italia anche all'estero. Si è aperta con l'elezione di Biden una nuova fase di multilateralismo e in Italia si paventa addirittura che gli alleati di Trump tornino al potere?”. C’è poi il nodo delle elezioni. “Quando un vaso si rompe non è detto che si rimettano insieme i cocci. Le elezioni anticipate, sarebbero in contraddizione con i bisogni dell'Italia”. A volte però ci si arriva “non perché lo si decide ma perché si rotola in situazione di iingestibilità politica”.

 

Di Maio: “Lavoriamo per il dialogo”

Per scongiurare la crisi scende in campo anche Luigi Di Maio. Ma a differenza del Pd - che nel caso in cui Renzi dovesse staccare la spina al governo ritirando le due ministre e il sottosegretario non vuole il passaggio della sfiducia in Aula - il ministro degli Esteri su questo punto è chiaro: “Nel 2019, quando è caduto il governo gialloverde, abbiamo chiesto che la crisi fosse trasparente e vedesse una parlamentarizzazione. Non vedo perché questo non debba avvenire in un eventuale scenario del genere”. Tuttavia, come il Nazareno, l’ex leader del M5S “spera che non si arrivi a quel momento. Queste sono ancora le ore per trovare un’intesa sul futuro del Paese”. Ma nessuno sa se l’accordo sia possibile. Perché nessuno sa Renzi si atterrà alle minacce ripetute fino allo sfinimento o se riserverà altri colpi di scena. Non è dato sapere al momento nemmeno come Conte deciderà di muoversi se mancasse l’appoggio di Iv: se salendo direttamente al Quirinale o chiedendo la conta in Parlamento. Di certo, in quest’ultima ipotesi, rischi ce ne sono per tutti.

 

Per il premier che potrebbe non avere l’opportunità di formare un nuovo governo. Per Renzi che politicamente consumerebbe uno strappo che non lo metterebbe al riparo dalle elezioni e da una conta, quella sì pericolosa per il suo piccolo partito, ad urne aperte. Sia il premier che il fondatore di Italia Viva pensano a come sopravvivere ma per entrambi ci sarà un punto oltre il quale nessuna soluzione è ponderabile. Intanto stasera alle 21.30 è convocato il Consiglio dei Ministri sul Recovery Plan. Il capo dello Stato vuole assolutamente che il Piano venga varato per poi passare al vaglio dei Parlamento nel rispetto dei tempi fissati dalla Commissione Europea. Fino a ieri Renzi sembrava intenzionato ad approvarlo, ma oggi nessuno può giurarci. Di Maio ammette che “il progetto iniziale del Recovery non faceva impazzire”. Adesso però, dice, “lo abbiamo messo a posto e siamo arrivati ad un punto di caduta che mi pare sia apprezzato da tutte le forze di governo. Stasera in Cdm tutte le forze politiche dovrebbero votarlo”. Ma la variabile Renzi non è ponderabile.

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