“Pass verdi” Covid-19

Vaccini, Von der Leyen: avanti con proposta sui pass verdi digitali

Bruxelles accelera sul certificato vaccinale comune per presentare già a marzo la proposta di legge per “green digital pass”, lasseiz-voyager antivirus.

Se la Commissione europea terrà fede a quanto dichiarato oggi su Twitter quest’oggi dalla Presidente Ursula Von der Leyen riguardo al calendario dei lavori previsti per l’introduzione del passaporto vaccinale (certificato comune o, nella dicitura scelta da Bruxelles, i “green digital pass”), il nuovo strumento Ue anti-pandemia potrebbe essere realtà attorno a luglio 2021.

 

“Muoversi in sicurezza” ma tutelando la “privacy”

Questo mese (marzo) presenteremo una proposta legislativa per il pass verde digitale. L'obiettivo è certificare che le persone sono state vaccinate”, ha spiegato la Von der Leyen. Il documento deve anche contenere “i risultati dei test di quanti non si sono potuti immunizzare e le informazioni sulla ripresa dal coronavirus”, ha aggiunto, precisando che l’obiettivo è di permettere agli europei di riprendere a muoversi, gradualmente e  in sicurezza tra un Paese e l’altro dell’Unione europea o anche all'estero, sia per motivi professionali che per turismo. Sono proprio le economie dell’Europa meridionale – a forte vocazione turistica, come Spagna, Italia e Grecia - a riporre massima fiducia su quello che sarà il certificato di vaccinazione, il lasseiz-voyager che incrementerebbe gli arrivi almeno a partire dalla prossima stagione estiva.

 

I leader dei Governi nazionali e delle istituzioni europee hanno già convenuto, nel corso dell’ultimo Vertice Ue virtuale, che i passaporti per le vaccinazioni garantiranno senz’altro maggiore sicurezza negli spostamenti, ma che la il tipo di documento che verrà di fatto approvato non dovrebbe dare alcun privilegio solo a chi ha già ricevuto l’inoculazione del farmaco antivirus.

 

 

Per Ursula Von der Leyen, invece, la grande sfida sembra essere un’altra: il rispetto delle regole di protezione dei dati, la sicurezza e la privacy”.

Il pass si baserà sui certificati vaccinali medici di cui gli Stati membri hanno già discusso i dettagli a gennaio. Sono previste anche Linee guida sulle norme relative ai dati da inserire nel database collegati al QR code o nella tessera digitale. Il Portavoce dell’Esecutivo Ue, Eric Mamer, ha confermato oggi che sono necessari altri tre mesi – a partire dall’approvazione della proposta- per il lavoro tecnico da svolgere per implementarla. Un tempo congruo anche per gestire le questioni politiche e scientifiche ancora sospese e che destano preoccupazioni. Lo ha detto la Von der Leyen, anche a queste si troveranno soluzioni condivise “a livello dell’Ue”, in modo da rendere interoperabili i diversi sistemi nazionali.

 

Esperimento in Baviera: prime “prove” di passaporto-covid

Intanto in Germania (dove la popolazione che è stata immunizzata è di circa il 2%), c’è chi ha deciso di iniziare ad abituare i cittadini all’idea di un passaporto vaccinale. È il caso della Baviera, dove in questi giorni si parla di “test”, inteso come ‘collaudo’ di un sistema che potrebbe presto diventare realtà:  una smartcard che riporta i dati di vaccinazione, tra questi, non solo data e luogo, ma anche la big pharma produttrice del vaccino e altri riferimenti.

Ma con le prime simulazioni, si sollevano anche i primi dubbi e reazioni agli aspetti meno accettati di questo nuovo “censimento” sanitario. C’è infatti chi teme l’emergere di divisioni e discriminazione tra chi ha voluto ricevere il vaccino e chi (in quanto non obbligatorio) vi sia sottratto. O tra chi rientra in fasce e categorie non prioritarie e potrebbe aspettare tempi più lunghi del previsto prima di passare nella sponda dei “liberi tutti”.

 

Gli “accordi” di Atene, autrice della proposta

La Grecia, che ha avanzato la proposta a Bruxelles, ha scelto di non fermarsi sul fronte del passaporto vaccinale. Le negoziazioni con Israele hanno prodotto un accordo bilaterale, con cui il Governo di Atene potrà beneficiare del sistema innovativo del green pass messo in campo da Tel Aviv, impegnato parallelamente a nuove partnership di politica sanitaria con il Regno Unito.

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