Il veto

Vertice Ue: confermato veto di Ungheria e Polonia. Pressione su Merkel

Esiti della video-conferenza dei 27 con i leader Ue. Negoziati Bilancio e Recovery in stallo per veto di Ungheria e Polonia. Sale pressione sulla Merkel.

19 novembre 2020 20:46
Vertice Ue: confermato veto di Ungheria e Polonia. Pressione su Merkel

Si è svolto in video-conferenza il Consiglio europeo con i seguenti punti in agenda: la risposta coordinata alla pandemia, le cure, le misure e resistrizioni anti-covid19. Nello specifico, si è parlato del riconoscimento reciproco dei test rapidi e degli accordi per la distribuzione delle dosi dei vaccini futuri.

Ma quello che fa salire la pressione su Angela Merkel, chiamata a riassumere lo stato dell’arte dei dossier più critici, sono il Bilancio pluriennale dell’Unione (QFP 2021-2017) e il confronto sulle condizionalità relative allo Stato di Diritto.

 

Anche se i leader Ue e la maggior parte dei Capi di Stato e di Governo sembrano essere già allineati e fermi sulla volontà comune di chiudere, al più presto, tutte le trattative su Bilancio, fondi e strumenti di recovery, al summit di questa sera rimane un ostacolo di difficile gestione per l’Unione. Quella della crisi politica che sta attraversando con il veto di Ungheria e Polonia, al quale si aggiungono anche le rimostranze della Slovenia (che tuttavia non ha dato seguito al veto).

Alla video-conferenza, avviata alle 18h00, i Paesi in questione hanno avanzato le rispettive istanze sullo Stato di Diritto. Ma l’Ue non ha preso decisioni verso un’intesa su quel pacchetto da 1.800 miliardi di euro (Bilancio pluriennale dell’Ue o QFP 2021-2027 e NextGenerationEU) necessario per la ripresa. Per uscire dallo stallo, il ‘braccio di ferro’ sulle discussioni relative alla clausola dello Stato di Diritto usciranno dai tavoli europei per proseguire in formati ridotti e bilaterali (consultazioni). Il prossimo Consiglio europeo è previsto per dicembre, dove la Presidenza tedesca di turno, assieme alle istituzioni Ue e alla larga maggioranza dei Paesi, cercherà un'intesa per il prossimo Bilancio Ue.

 

Per il Governo di Orban: “è un ricatto, non ci pieghiamo”

Stando a quanto pubblicato dai media ungheresi, il Capo di Gabinetto di Viktor Orban, Gergely Gulyas, ha affermato che subordinare l’erogazione dei fondi al rispetto dello Stato di Diritto rappresenti un "ricatto". Si legge anche come sia remota l’ipotesi di un passo indietro, da parte di Budapest, sulla questione del veto. Se non a fronte di modifiche all’accordo di luglio.

Quanto alla minaccia di scindere i due elementi del piano di ripresa, oggetto delle negoziazioni in corso a livello Ue, Gulyas ha avvertito apertamente sul rischio di mancata attivazione del Recovery Fund.

 

Per la Polonia: condizionalità dettata da “oligarchia europea”

Alla vigilia del Consiglio europeo, in una conferenza stampa a Lublino (Polonia), il Capo del Governo di Varsavia, Mateusz Morawiecki, si è posto in aperto scontro con quella che ha definito “oligarchia europea”. A questa imputa il rallentamento del processo di negoziazione sulla clausola che vincola le risorse dell’Ue al rispetto dello Stato di diritto.

Morawiecki ha proseguito spiegando come tale “oligarchia” stia punendo le economie più deboli del blocco, dichiarando anche come non riconosca nell’attuale condotta dell’Ue quella del progetto europeo a cui la Polonia aveva inizialmente aderito.

 

La lettera della Slovenia

Con una lettera inviata prima del Vertice al Presidente Charles Michel (indirizzata anche alla Von der Leyen, alla Merkel e al portoghese Antonio Costa), il Primo Ministro Janez Jansa scrive che “solo un organo giudiziario indipendente può dire cos'è lo Stato di diritto, non una maggioranza politica”, come si apprende da fonti di un’agenzia di stampa francese.

Un messaggio con cui, di fatto, il Governo sloveno aveva preannunciato di unirsi al veto di Orban e Morawiecki sul Recovery Fund.

 

Eurocamera a Consiglio su Recovery: approvare senza nessuna concessione

In un tweet , il Presidente David Sassoli informa che gli esponenti dei Gruppi del Parlamento europeo hanno chiesto a Charles Michel il massimo impegno affinché si adotti quanto già concordato, nel luglio scorso, sia sull’entità del Bilancio pluriennale Ue che sulla condizionalità delle regole sullo Stato di Diritto. Per Sassoli, “il processo di ratifica deve iniziare il prima possibile. Nessuna ulteriore concessione sarà fatta da parte nostra”, ha ribadito Sassoli. Ha anche aggiunto che gli accordi sono già stati chiusi e “non possono in alcun modo essere riaperti".

Le riforme e lo Stato di Diritto sono la base per l'erogazione delle risorse dell’Ue. Non possiamo permetterci di scendere a compromessi e dobbiamo piuttosto verificare su come e per cosa vengano esattamente spese”, così il Cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, in un messaggio diffuso oggi sui social. A cui ha fatto poi eco quello dell’olandese Frans Timmermans, che spera si raggiunga presto un parere unanime su un file ormai bollente nelle mani del Consiglio europeo e della Presidenza tedesca di turno.

 

Stato di diritto – esiti del tour de table al Consiglio Affari Esteri

Il 17 novembre, i Ministri dell’Unione hanno avuto, per la prima volta, un dibattito nel quadro del dialogo annuale sullo Stato di diritto, ponendo l’accento sulla situazione in cinque Stati membri. Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca ed Estonia. Sono questi i primi Paesi di cui sono stati esaminati i principali sviluppi (secondo l’ordine protocollare).

Tra gli elementi della discussione, la prima Relazione annuale della Commissione europea sullo Stato di diritto, pubblicata lo scorso settembre, in cui sono trattati quattro temi: sistemi giudiziari, quadri anticorruzione, pluralismo dei media e altre questioni istituzionali relative al sistema di bilanciamento dei poteri. Sempre nella video-riunione di martedì, Michael Roth, Ministro tedesco aggiunto per gli Affari europei, ha evidenziato come la discussione specifica per Paese sia “un elemento del tutto nuovo nel dialogo annuale del Consiglio sullo Stato di diritto. L'intento è di creare un'atmosfera positiva e costruttiva, nella quale si possano individuare gli sviluppi problematici prima che sia troppo tardi e si possano scambiare le migliori pratiche. Vogliamo così instaurare un dialogo preventivo e sviluppare una comprensione comune sullo Stato di Diritto che è al centro dei valori dell'Ue.”

 

Secondo quanto dichiarato dal Capogruppo del Partito Popolare Europeo (PPE) Manfred Weber, Angela Merkel farà tutto il possibile per sbloccare la situazione sotto la guida della Presidenza tedesca, nonostante l’intero meccanismo di condizionalità allo Stato di Diritto rappresenti e resti comunque una netta "linea rossa". Weber ha anche ricordato di aver votato a favore dell'Articolo 7 per avviare la procedura di infrazione contro l'Ungheria a difesa del rispetto dei principi fondamentali dello Stato di Diritto.

 

Il mancato accordo sullo Stato di Diritto con Ungheria e Polonia contrarie (e le riserve dalla Slovenia) stanno bloccando il Recovery Fund da 750 miliardi di euro, compromettendo - di fatto - l'adozione del Bilancio pluriennale 2021-2027.

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