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Conti e finanza pubblica

Scino: “Il rientro del debito legato al pieno utilizzo dei fondi Ue”

Intervista al capo del Dipartimento programmazione economica di Palazzo Chigi: “Vitale verificare l’andamento delle opere finanziate dal Recovery Fund”

30 novembre 2020 08:40
Scino: “Il rientro del debito legato al pieno utilizzo dei fondi Ue”

Prima magistrato, poi avvocato dello Stato, già capo degli uffici legislativi dei ministeri dello Sviluppo economico, delle Comunicazioni e dei Beni culturali, Mario Antonio Scino guida dal 2018 il Dipe, Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica di Palazzo Chigi. La struttura supporta il Cipe (da gennaio Cipess) e la presidenza del Consiglio sulle questioni più importanti di politica economica del Paese. Infrastrutture, trasporti, tariffe autostradali, ripartizione delle risorse nazionali ed europee per la coesione territoriale, ricerca e innovazione sono alcune delle materie che passano dal Dipartimento. Oltre alle attività produttive, le politiche sociali, la sanità e lo sviluppo sostenibile. Con compiti di analisi economica degli andamenti della spesa pubblica e di gestione delle banche dati sugli investimenti il Dipe è uno degli ingranaggi che regge la macchina decisionale dello Stato quando si tratta di conti e finanza pubblica. 

 

E’ iniziato l’esame del disegno di legge Bilancio per il triennio 2021-2023 che arriva in un anno drammatico per i conti dello Stato. 

 

Mario Antonio Scino: "Questa è una manovra con la quale si avrà un aumento del disavanzo pubblico dell’1,4 per cento del Pil nel 2021 e di oltre lo 0,6 nel 2022. Nel 2023 prevediamo invece una riduzione dello 0,2 per cento. Nello specifico, per l’anno prossimo, la manovra attua una significativa espansione di bilancio valutabile in circa 38/39 miliardi di euro. L’obiettivo è garantire sostegno ai settori produttivi e ai cittadini colpiti dalla crisi, costruendo però un sentiero virtuoso di crescita attraverso una strategia di rilancio e trasformazione del Paese incentrata su investimenti, lavoro, welfare, istruzione. E orientata a innovazione, sostenibilità, coesione ed equità. È, quindi, evidente il tentativo di definire un efficace trade-off tra il sostegno all’economia nel momento di crisi e una crescita duratura che porti a un percorso di sostenibilità del debito."

 

Giovedì è stato votato un nuovo scostamento che significa altro debito. E dopo il decreto ristori ter è in dirittura d’arrivo un dl ristori quater. I costi economici della crisi sono talmente alti che ci si chiede come farà il Governo a ridurre la distanza tra quanto si spende e quanto si incassa.


Mario Antonio Scino: "La spesa è appunto attenta a investimenti in grado di attivare quei circuiti virtuosi che, una volta attenuata l’emergenza, possano contribuire alla crescita del Paese e fornire i presupposti per ridurre la distanza tra quanto si spende e quanto si incassa. Dunque, per un progressivo rientro del debito. Non a caso uno degli obiettivi del Governo con l’art.41 della legge semplificazioni è potenziare la consapevolezza e il monitoraggio della spesa per gli investimenti, attuare quelli che più velocemente rendono operative le opere e intervenire prontamente in caso le opere stesse si bloccassero. Questo al fine di evitare sacche di debito improduttive che potrebbero generare costi per interessi senza attivare i necessari effetti virtuosi nel sistema economico."

 

È l’indebitamento che in questo momento ci salva.


Mario Antonio Scino: "La distanza tra quanto si spende e quanto si incassa nel momento della crisi è assicurata dal ricorso all’indebitamento. Per questo il Governo ha chiesto un ulteriore scostamento di bilancio aggiuntivo a quanto già chiesto nei mesi passati. E pur nell’incertezza della situazione pandemica, è fiducioso di poter confermare per il 2021 le stime di PIL e di indebitamento netto presentate nella Nadef (Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, ndr) e prese a base per l’elaborazione della manovra di bilancio 2021-2023. Nel breve termine, dunque, deve rimanere il livello straordinario di sostegno all’economia, per permettere un contenimento degli effetti macroeconomici negativi della pandemia. L’effetto di medio termine sarà una ripresa economica che permetterà un più rapido aumento delle entrate ordinarie e un più veloce calo delle spese. Riducendo complessivamente l’impatto di finanza pubblica nel medio e nel lungo periodo."

 

Le misure in deficit potranno essere compensate con i fondi del Next Generation Eu. Ma quanto inciderà sui conti pubblici italiani il ritardo, ormai certo, con cui partiranno le risorse europee? 


Mario Antonio Scino: "Il Governo ha deciso di utilizzare tutti i fondi del Next Generation Eu messi a disposizione per l’Italia, nel complesso 209,7 miliardi di euro. Anticipando i tempi, pur dovendo aspettare l’approvazione del Piano dagli organi comunitari, ha previsto nel disegno di legge di Bilancio un fondo triennale per finanziare l’avvio dei progetti e ha definito le regole contabili per l’utilizzo e il monitoraggio delle risorse del Recovery Fund. Indubbiamente, l’elevato debito accumulato dalla gran parte degli Stati potrebbe comportare tensioni sui mercati finanziari qualora si ingenerasse il timore che le possibilità di crescita di alcuni Paesi non siano sufficienti per farvi fronte e le politiche monetarie non siano diffusamente efficaci. Ad oggi però, con il persistere di tassi d’interesse storicamente molto bassi, si può manifestare un cauto ottimismo, sia sulle attuali condizioni dei mercati sia sulle tendenze prospettiche degli stessi. Questo grazie anche alla Bce."

 

In questo momento proprio il ruolo della Banca centrale europea e delle Banche centrali nazionali è cruciale.

 

Mario Antonio Scino: "La Bce per far fronte alla crisi economica scatenata dalla pandemia del Covid-19 si è mossa da tempo e in maniera importante e tempestiva attraverso robusti programmi di acquisto di titoli, compresi quelli emessi da governi, agenzie pubbliche e istituzioni internazionali situate nell'area euro. In particolare, l’acquisto di titoli di debito pubblico sta avvenendo sulla base delle rispettive quote di partecipazione delle Banche centrali degli Stati dell’area euro. Sempre la Bce ha lasciato invariati e a livelli bassi i tassi di interesse, al fine di agevolare l’accesso al credito e ridurne i costi. La durata di questi programmi, inizialmente prevista fino a dicembre 2020, è stata estesa al 2021."

 

Quanto le misure contenute nel Piano nazionale italiano per la ripresa da presentare a Bruxelles saranno importanti per una progressiva riduzione del debito?


Mario Antonio Scino: "Come accennato, gli obiettivi del ddl Bilancio saranno raggiunti grazie alla disponibilità di trasferimenti mai visti prima dal bilancio dell’Unione europea. E, comunque, collocati in un quadro di responsabilità che ha l’obiettivo di riportare il rapporto tra debito pubblico e Pil almeno al livello pre-crisi entro il 2030. Un rientro strutturale del debito pubblico sul PIL dipenderà senz’altro dalla qualità delle misure in via di definizione e da un utilizzo efficace dei fondi messi a disposizione dai programmi comunitari. Ovvero, da un utilizzo pieno delle risorse europee del Next Generation EU, orientato al finanziamento di progetti credibili nei contenuti e nei tempi di attuazione. Per questo, essere sempre consapevoli dell’andamento delle opere, di come si stanno evolvendo per poter eventualmente intervenire con la massima efficacia sarà vitale. E per questo il Dipe sta facendo tutti gli sforzi nelle sue possibilità perché vi sia un attento monitoraggio degli investimenti."

 

Su cosa deve puntare in questo momento il Paese? 

 

Mario Antonio Scino: "La spinta che la manovra di Bilancio intende dare al Paese è orientata a investimenti e politiche per migliorarne la competitività. Con il duplice fine di uscire da questa crisi, difficile e inedita, e di garantire un percorso di crescita durevole, di miglioramento dell’occupazione e di uno sviluppo che punta su innovazione, sostenibilità, equità. Con particolare enfasi per la transizione digitale e l’adattamento ai cambiamenti ambientali. In particolare, dagli investimenti è possibile attendersi un contributo significativo alla coesione territoriale, ma anche a una strategia più ampia di rilancio dello sviluppo. Se è vero che, in base alle stime di Banca d’Italia, significativi investimenti pubblici nel mezzogiorno potrebbero contare su un moltiplicatore elevato con conseguente beneficio anche per l’economia del centro-nord per via della maggiore domanda nel mezzogiorno e dell’integrazione commerciale e produttiva tra le due aree. Negli ultimi anni si è già assistito ad una prima ripresa degli investimenti pubblici, passati dal 2% del Pil nel 2017 al 2,3% nel 2019 e sono previsti crescere secondo la Nadef al 2,7-2,8% nel prossimo triennio."

 

C’è una task force che sta lavorando al Piano per la presidenza del Consiglio e che formalmente opera in seno al Comitato Interministeriale degli Affari europei. 

 

Mario Antonio Scino: "La drammaticità propria di un’emergenza sanitaria di questo genere deve presupporre un’indicazione chiara degli obiettivi strategici da perseguire. E una forte capacità di progettazione, di implementazione e di spesa delle nostre amministrazioni che poi costituiscono evidentemente la condizione essenziale per il pieno utilizzo dei fondi Next Generation Eu. Un tale contesto impone una governance chiara e riconosciuta, dotata di competenza ed esperienza nella gestione delle risorse e nel monitoraggio degli interventi. E in grado di operare correzioni in itinere, dotata di un’efficace flessibilità rispetto ad un quadro incerto e in repentina evoluzione. Il Comitato interministeriale per gli Affari europei (Ciae) ha indicato le linee guida del Piano nazionale di ripresa e resilienza, mettendo a punto, tra le altre, le priorità legate alla digitalizzazione, alla svolta green e agli investimenti necessari nella filiera dell’educazione."

 

Stiamo predisponendo i progetti che ci chiede l’Europa?


Mario Antonio Scino: "La fase attuale è quella di elaborazione dei progetti, su cui tutti i ministri, le amministrazioni, ma anche il Parlamento e le parti sociali, saranno impegnati nelle prossime settimane. Certamente, come detto già dal premier Conte, sarà necessaria una struttura operativa con base a Palazzo Chigi e primario ruolo di coordinamento con gli altri ministeri.

 

Il presidente del Consiglio ha annunciato che il Piano verrà presentato a febbraio. Siamo in linea con gli altri Paesi europei?


Mario Antonio Scino: "La tabella di marcia della Commissione europea prevede che il Recovery Plan vero e proprio sia presentato formalmente da gennaio ad aprile 2021. Le problematiche legate al veto in Europa di Polonia e Ungheria potrebbero provocare uno slittamento della sottoscrizione dell’accordo legato al Recovery Fund, ma presumibilmente già entro febbraio il Governo presenterà il Piano italiano. Purtroppo non ci si aspettava una seconda ondata così distruttiva. Ma le parole della presidente della Commissione europea, Ursula von Der Leyen, sul fatto che “l’Italia è sul binario giusto” fanno ben sperare rispetto a quanto fatto fin qui e a ciò che il Governo si appresta a fare."

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