Gli sbocchi di una crisi anomala

Il premier Conte da Mattarella: “Chiarimento politico in Parlamento”.

Intanto Pd e Cinquestelle chiudono a Renzi dopo lo strappo. I ‘responsabili’ unica chance per evitare il voto. Zingaretti: “Italia Viva inaffidabile”.

14 gennaio 2021 17:36
Il premier Conte da Mattarella: “Chiarimento politico in Parlamento”.

Conte è salito questo pomeriggio al Colle e “ha illustrato al Presidente della Repubblica la situazione politica” che si è venuta a creare con le dimissioni delle ministre di Iv, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, e del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Una nota del Quirinale spiega che il premier “ha rappresentato la volontà di promuovere in Parlamento l'indispensabile chiarimento politico mediante comunicazioni da rendere dinanzi alle Camere”. Il presidente del Consiglio assume l’interim delle Politiche Agricole.

 

Fine dell’esperienza con Renzi

Intanto Pd e M5S chiudono ogni spazio ad alleanze future con Italia Viva. La reazione dei due maggiori partiti dello schieramento giallorosso all’indomani della rottura di Matteo Renzi è senza appello. “C’è un dato che non può essere cancellato dalle nostre analisi. E a questo punto è l’inaffidabilità politica di Italia Viva”, tuona Nicola Zingaretti a margine dell’ufficio politico del Pd convocato con urgenza sulla crisi di governo. Si tratta di “un dato che è presente e che mina la stabilità in qualsiasi scenario si possa immaginare e una nuova possibile ripartenza”. Il Nazareno, dunque, mette una pietra sopra all’esperienza di governo con Italia Viva. Idem il M5S. Luigi Di Maio, dà per scontato che con Renzi non ci possa più essere un futuro e salta direttamente al passaggio successivo. Fa appello “a tutti i costruttori europei che in Parlamento nutrono la volontà di dare all'Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto”. Il ministro degli Esteri esorta “a mantenere la via” e “a compiere una scelta davanti a un bivio che ci segnerà per sempre: la ripresa o l'immobilismo, la rinascita o la depressione economica e sociale”. Nessuno raccoglie l’apertura dell’ex ministra renziana della Famiglia, Bonetti, che stamattina decifrava così le dimissioni degli esponenti di Iv: “Non sono una frattura, sono uno spazio che si apre”. Una disponibilità al confronto che, dopo gli attacchi furibondi di Renzi al premier, suonano come la volontà di ricostruire la maggioranza ma senza Conte. Eventualità respinta in toto.

 

Un gruppo parlamentare di ‘responsabili’ per salvare Conte

Pd, M5S e Leu fanno quadrato attorno al premier. Ma l’ipotesi di elezioni anticipate si fa più vicina. A meno che il presidente del Consiglio non riesca a trovare in Senato dei ‘responsabili’ pronti a costituire un gruppo parlamentare e a passare in maggioranza. Su questo fronte non ci sarebbero più le preclusioni di qualche settimana fa dei Cinquestelle, almeno dell’ala governista (le dichiarazioni di oggi di Di Maio ne sono il segno) e nemmeno del Pd. Che, anzi, da giorni lavora con Goffredo Bettini per agganciare l’area moderata dell’opposizione. Mai però con “la destra sovranista e nazionalista”, fa sapere Zingaretti. Con Salvini e Meloni “è impensabile qualsiasi collaborazione di governo”. Bocciata la possibilità di un esecutivo di unità nazionale, rispedita al mittente l’idea di un’alleanza rinnovata con Renzi, la strada dei ‘responsabili’ appare l’unica praticabile per salvare la legislatura. Ma anche la più difficile da realizzare. Se fallisse, l’unica alternativa possibile è il voto a giugno. Prima dell’inizio del semestre bianco, durante il quale le Camere non possono essere sciolte.

 

Le forze politiche: “parlamentarizzare la crisi”

Il tempo è poco. Il 20 gennaio è prevista in Parlamento la votazione sullo scostamento di bilancio. Venticinque miliardi di nuovo debito necessari per poter coprire le spese previste dal nuovo decreto ristori. I voti per i due provvedimenti ci sarebbero perché Renzi ha già dato la disponibilità ad approvarli. Ma è difficile pensare che la situazione politica possa rimanere in standby fino a quella data. La decisone di Conte di andare in Parlamento per riferire sulla situazione politica risponde alla richiesta di tutte le forze parlamentari che oggi spingevano perché si presentasse in Aula. “Come gruppo dei democratici vogliamo che la crisi venga parlamentarizzata”, aveva detto in mattinata Graziano Delrio, capogruppo dem alla Camera. Adesso saranno le capigruppo di Camera e Senato a decidere modalità e calendarizzazione delle comunicazioni di Conte.

 

Lega: “Se non c’è maggioranza si voti”.

Matteo Salvini esclude anche lui il governo di larghe intese: “O c’è un governo che governa, oppure minestroni o minestrine agli italiani in questo momento non interessano”. Il leder del carroccio avrebbe voluto già oggi il premier in Aula o al Quirinale ma per le dimissioni. “Se non c'è una maggioranza che si vada a votare”, dice, ma “finiamola con questo teatrino”. Nel pomeriggio previsto il vertice del centrodestra per fare il punto sulla crisi di Governo. Con Salvini, Meloni e Tajani presenti anche Lorenzo Cesa, Maurizio Lupi e Giovanni Toti.

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