Cibo da (non) buttare

Oggi la Giornata contro lo spreco alimentare: il risparmio è social

Diminuisce lo spreco alimentare in Italia, complice l’emergenza sanitaria. Ogni anno 5,2 tonnellate di cibo in spazzatura. Ma la sostenibilità fa tendenza

Se c’è un aspetto positivo della pandemia è che ha portato a ridurre la quantità di cibo che ogni anno finisce nella spazzatura di casa, che però rimane ancora troppo: ben 5,2 tonnellate, secondo il Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, che ha preso in considerazione i dati Ipsos. Si tratta di quantitativi ancora troppo elevati, del valore di poco meno di 10 miliardi di euro, frutto di sprechi domestici e industriali. La fotografia arriva in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. Ma la sostenibilità, anche in questo campo, sta diventando trendy, come dimostrano le numero iniziative sui social.

 

Il lockdown riduce gli sprechi

Si è usciti meno di casa, si è speso meno, si è sprecato meno. Sembra essere il motivo principale della riduzione degli sprechi nel 2020, che rispetto al 2019 è stata quantificata in 3,6 kg in per ciascuno, pari al 12%. Pesano, però, quei 27 kg di cibo che ancora vengono buttati da ciascun italiano, secondo i dati forniti nell’ambito della Campagna zero spreco. In termini di risparmio economico si è calcolato che ciò che non finisce in spazzatura, ma viene riciclato (o semplicemente non acquistato in eccesso) sia pari a 6 euro per abitante.

 

Più attenti al Nord agli sprechi alimentari?

Secondo la fotografia scattata in occasione della Giornata nazionale per la prevenzione degli sprechi, una maggiore sensibilità ai problemi si riscontra al Nord, dove i quantitativi di scarti sono pari a 489,4 grammi alla settimana contro rispetto una media nazionale di 529,3 grammi. Più alti i numeri al Sud con 602,3 gr alla settimana.

 

Cosa e perché si spreca

La frutta fresca è quella finisce maggiormente nella spazzatura (37%), seguita da verdura fresca (28,1%), cipolle, aglio e tuberi (5%), insalata (21%) e pane (21%). Nella maggior parte dei casi il motivo dello spreco è la dimenticanza (46%): semplicemente il cibo rimane in frigorifero o in dispensa così a lungo da deteriorarsi. Al secondo posto il fatto di acquistare più del necessario (29%).

 

I social e la sostenibilità

Di recente si registra, però, la tendenza a una crescita di sensibilità anche sui social, in particolare Instagram e Facebook, con il boom di blogger e influencer che forniscono consigli per una spesa intelligente o più attenta. E’ il caso di Nutribees, startup nata nel 2017 da un’idea di due studenti della Bocconi, che fornisce un servizio di delivery, un settore cresciuto con la pandemia. Il cibo è rigorosamente healthy e con ricette gourmet e ingredienti di produttori locali, e preparato in atmosfera protetta in modo da conservarsi in frigo fino a 15 giorni. BioFarm, invece, permette di avere un “frutteto digitale” adottando un albero di un’azienda agricola e ricevendo a casa i frutti necessari. Un altro esempio tra i molti è anche Saponaria, specializzata in cosmesi bio e con ingredienti come olio d’oliva fornito da agricoltori locali e prodotto nel rispetto dell’ambiente, evitando eccedenze

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