EditorialiOpinioniAnalisiInchiesteIntervisteScenariFirme
Il battesimo del fuoco

Draghi il pragmatico razionalizza l’Ue, Biden e Putin. E pure la Lega

Coordinamento europeo, se non funziona facciamo da soli. Come per i vaccini. La durata del governo Draghi la decide il Parlamento. E per le identità...

C’era attesa per il battesimo del fuoco di Mario Draghi alla sua prima conferenza stampa, mentre lo slittamento della riunione del Consiglio dei ministri aveva fatto per qualche ora balenare i fantasmi degli scontri e delle irresolutezze del governo precedente. Sarebbe facile riportarsi per un attimo alle conferenze stampa di un anno fa, alle lunghe attese, ai monologhi di Giuseppe Conte o agli “affetti stabili” delle autocertificazioni sia pure nel clima che allora (Lombardia a parte) per gran parte del Paese era ben diverso da quello di oggi. Oppure alle conferenze stampa della seconda parte dell’anno, quando troppo spesso veniva detto ai giornalisti che riuscivano a sfuggire alla censura preventiva “venite qui e vediamo se fate meglio”. Ma, anche se molti lo faranno, il paragone tra i due ultimi premier sarebbe profondamente ingiusto, per entrambi e ovviamente per motivi diversi: uno governa perchè ha già governato situazioni internazionali critiche e sa come si fa, l’altro che pure aveva accumulato grazie proprio alla chiusura del Paese popolarità e qualche simpatia, poi ha sprecato tutto nell’estate dei monopattini elettrici, dei banchi a rotelle, degli Stati generali e delle mascherine di Arcuri e Benotti.

 

E’ sui contenuti che Draghi ha segnato la differenza tra un governo che prima agisce e poi comunica e un governo che usava la comunicazione per coprire la difficoltà di governare. Basta prendere alcuni argomenti per rendersene conto. Sull’Europa ovviamente ha parlato da protagonista, con poche sentite parole, valide anche e soprattutto per i vaccini: il coordinamento è da preferire, ma se non funziona facciamo da soli; le telefonate con Merkel, Macron e Von der Leyen sono la normalità non certo l’eccezione sulla quale vivere un giorno su stampa e tv; sul Mes, a proposito del quale l’anno scorso sono stati spesi fiumi di parole e d’inchiostro, stessa musica: ma se non abbiamo un piano di rilancio della sanità condiviso col Parlamento per cosa li prendiamo a fare quei soldi, tassi a parte? Ancora, su Biden e Putin e la nuova guerra fredda:  ma quale crisi, siamo allo scambio di complimenti, in ogni caso noi siamo europeisti e atlantisti.

 

E il registro, cioè competenza, pragmatismo e talvolta un filo di ironia appena accennata, è simile sui temi propriamente italiani: per i vaccini, bisognava guardare meglio i contratti quando sono stati fatti (unico accenno alla gestione del governo precedente, oltre allo scostamento di bilancio avuto in eredità); l’evasione non è di chi 10 anni fa doveva pagare al fisco 2500 euro diventati il doppio con interessi e sanzione, e comunque sì, è un condono; riguardo ai progetti delle opere che non decollano non arriveremo a cancellare il codice degli appalti, ma quasi; sul turismo si deve investire oggi perchè i ritorni ci saranno, siamo l’Italia. E anche sul debito e sul patto di stabilità aveva detto cosa pensava già un anno fa nel famoso articolo sul Financial Times.

 

E a chi, a cominciare dalle vedove di Conte, si chiedeva come se la sarebbe cavata a gestire la palude politica italiana Draghi ha dato una risposta ancora più netta, sempre con poche e sentite parole per tenere il tutto rigorosamente in ambito istituzionale: le attese su di me? Le delusioni non siano pari all’entusiasmo che c’è oggi;   l’orizzonte temporale del governo lo decide il Parlamento (sottinteso, presidenza della Repubblica compresa); la Lega che si mette di traverso sulle cartelle esattoriali? Qui mettiamo le virgolette perchè la risposta è quasi da rockstar: “tutti i partiti hanno bandiere identitarie, ci sono quelle di buon senso e quelle a cui si può rinunciare senza danno nè per le identità nè per l’Italia”.   

 

Quindi, controllo della situazione italiana e internazionale, nessuna retorica perchè anche la frase “questo non è il momento di chiedere soldi ma di darli” fotografa la situazione reale del Paese. Ora per favore nessuno chieda a Draghi di fare altro che Draghi, cioè governare al meglio delle sue capacità. 

 

Post scriptum. La percezione di avere davanti un interlocutore completamente diverso dal passato ha fatto apparire i giornalisti quasi come intimoriti, solo uno o due, che l’avevano già seguito nelle conferenze della Bce o al Fondo monetario sono stati più spigliati. Paola Ansuini, portavoce del premier al suo esordio, non a caso stava accanto ai giornalisti per far meglio scorrere il lavoro.

 

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA