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La spy story

Spionaggio russo in Italia e in Europa: retroscena, dubbi, conseguenze

La spy story dell’ufficiale italiano arriva dopo altre operazioni analoghe del Cremlino in Europa e in Italia. Cosa accadrà ora con Putin (e Biden)

La bufera sul caso di spionaggio, che ha coinvolto un ufficiale italiano e un russo in servizio presso l'Ambasciata di Mosca a Roma, accende i riflettori sui rapporti con il Cremlino. Come già avvenuto in passato e come “prassi” russa è stata annunciata “una risposta simmetrica”, pur auspicando di “preservare i rapporti”.

Ma il vero rischio è proprio una crisi diplomatica tra Italia e Russia, che arriverebbe all’indomani della ferma presa di posizione degli di Washington nei confronti di Mosca.

 

Il contesto internazionale

E’ di pochi giorni fa il duro intervento del presidente americano, Joe Biden, nei confronti di Vladimir Putin, che in una intervista tv l’inquilino della Casa Bianca non ha esitato a definire “un killer”. Lo stesso Biden è reduce dallo storico intervento al Consiglio europeo, letto da molte parti come una chiara volontà di rafforzare l’alleanza atlantica in chiave anti-russa (e anti-cinese).

A gettare benzina sul fuoco nei rapporti con Mosca è stata anche la condanna per il caso Navalny, l’oppositore russo prima avvelenato con il gas nervino Novichock, poi curato in Germania e, una volta rientrato in Russia, condannato e detenuto in un centro non lontano dalla capitale, da dove ha iniziato lo sciopero della fame accusando le autorità di non fornirgli adeguate cure mediche.

 

Quanto accaduto in Italia, inoltre, ha avuto una particolare eco mediatica anche nel Regno Unito: la notizia ha ottenuto un posto di primo piano sulla BBC inglese e non a caso il primo ministro britannico, Boris Johnson, si è affrettato a esprimere “solidarietà” all’Italia. Il ministro degli Esteri di Londra, Dominic Raab, ha denunciato "l'attività maligna e destabilizzante della Russia, che mira a minare un alleato della Nato" come l'Italia.

Quali ripercussioni, diplomatiche ma anche economiche e geostrategiche, potrà avere la spy story nei rapporti con la Russia? C’è chi confida in un abbassamento dei toni in tempi più o meno rapidi. L’ambasciatore Razov si è detto “rammaricato”, ma l’episodio non stupisce ha precedenti importanti.

 

I precedenti: dalla Guerra Fredda a oggi

L’attività di spionaggio russa non è di fatto mai venuta meno e lo dimostrano sia i casi clamorosi della Guerra Fredda prima della caduta del Muro di Berlino, sia quelli più recenti: dall’avvelenamento di Sergei Skripall nel Regno Unito fino agli arresti di spie russe avvenuti nel 2016 e nel 2019, entrambi in Italia. Il caso della ex spia del Kgb avvelenata con il Novichock a Salisbury nel 2018 è ancora una ferita aperta per il Regno Unito e non solo. In quel caso, infatti, la condanna nei confronti del Cremlino era stata unanime e internazionale, tanto da portare a iniziative diplomatiche forti: Mosca aveva espulso 23 diplomatici britannici dal proprio territorio, rispondendo a un’iniziativa speculare di Londra di pochi giorni prima, che aveva anche revocato l'invito per il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, annunciando provvedimenti legislativi contro i patrimoni di uomini d’affari e funzionari russi.

La Commissione Ue aveva definito "Scioccante l'uso del nervino sul suolo europeo" e l'Onu aveva riunito il Consiglio di sicurezza. Si era arrivati persino all’espulsione di 100 diplomatici russi negli Stati Uniti, in Canada e in diversi paesi europei, compresa l’Italia.

Ma proprio il nostro paese è stato coinvolto anche di recente con altri casi di arresti di spie nel territorio italiano.

 

Uno di questi ha riguardato Frederico Carvahlo Gil, funzionario 57enne del Serviço de Informações de Segurança portoghese, arrestato a Trastevere a Roma il 21 maggio del 2016. Lo 007, che vantava 20 anni di servizio nell’ambito dell’intelligence, fu sorpreso a vendere sei documenti classificati sui sistemi di difesa della Nato, sull’infrastruttura di comunicazione tra i Paesi membri e su un paio di basi militari. Il destinatario era Sergey Nicolaevich Pozdnyakov, un agente del Svr, il servizio segreto civile russo. La cessione dei fil top secret, secondo quanto accertato all’epoca, sarebbe avvenuta dietro pagamento di 10.000 euro per ciascun documento.

 

L’altro caso, che risale a meno di due anni fa, ha avuto come protagonista Alexander Korshunov, dirigente di una società statale russa attiva nel campo dell’aviazione civile e militare, su cui pendeva un mandato di arresto internazionale da parte dell’Fbi americana, che sospettava che fosse entrato in possesso di incartamenti riservati, dall’altro valore strategico e militare, della General Electric Aviation System grazie un intermediario italiano, Maurizio Paolo Bianchi, che a sua volte avrebbe avuto “a libro paga” alcuni informatori all’interno dell’ente statunitense.

Sia Korshunov che Pozdnyakov sono stati rinviati in Russia, nonostante le richieste di estradizione rispettivamente giunte da Portogallo e Usa. Un segno della volontà di non “rompere i rapporti” diplomatici con Mosca.

 

Cosa potrebbe accadere ora?

L’eco mediatica del caso dell’ufficiale della Marina militare lascia aperti molti scenari. Da un lato, la presa di posizione della Farnesina è stata ferma: il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha parlato senza mezzi termini di “atto ostile di estrema gravità” aggiungendo di aver “convocato l'ambasciatore della Federazione Russa Razov per trasmettere con forza la nostra ferma protesta e notificare l'espulsione di due funzionari russi accreditati presso l'ambasciata a Roma". In passato Mosca ha sempre risposto in maniera simmetrica e anche questa volta non ci si aspetta un cambio di rotta.

D’altro canto, entrambe le parti hanno interesse a evitare un’escalation della crisi diplomatica, per comuni interesse economici (come quelli in campo energetico legati alle forniture di gas) fino ad arrivare ai nuovi assetti geopolitici “sanitari” sui vaccini. Non è un mistero, infatti, che il Cremlino punti a estendere l’export del proprio vaccino russo, Sputnik, nella cui produzione è già impegnata un’azienda italiana e per il cui approvvigionamento alcune Regioni si stavano muovendo in modo autonomo prima dell’altolà del Governo.

 

Se la strada verso l’autorizzazione del siero russo in Europa da parte dell’Ema non sembrava semplice né veloce già nelle scorse settimane, per problemi burocratici e presunti boicottaggi denunciati da Mosca, il caso di spionaggio sembra poter complicare ulteriormente la situazione.

In tutto ciò c’è chi vede più di una coincidenza e chi, invece, “declassa” l’episodio a un grave errore personale di un ufficiale alle prese con problemi economici. Di sicuro i servizi segreti italiani hanno dimostrato di funzionare e il governo ha preso posizione in modo chiaro sulla indisponibilità ad accettare atti di spionaggio sul proprio territorio.  

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