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Il premier a tutto campo

Draghi risistema i vaccini: “con quale coscienza saltano la fila?”

Prima le persone fragili e poi gli altri, solo così si potrà riaprire, in arrivo le nuove direttive alle Regioni. E su Erdogan? “Questi dittatori...”

“Con che coscienza la gente salta la fila sapendo che lascia una persona fragile a rischio di morte?” Mario Draghi ha aperto così la sua conferenza stampa e poi l’ha chiusa prendendo le difese, primo capo di governo europeo a farlo senza se e senza ma, di Ursula Von der Leyen umiliata da Erdogan: “con questi dittatori bisogna essere franchi e insieme pronti a cooperare”. In mezzo ha dato l’idea di un paese che molto deve cambiare per ritrovare il suo futuro, ma che ha chi è in grado di guidarlo in quella direzione: le riaperture non sono una battaglia di Salvini, è l’obiettivo del governo che prima vaccina le persone piu fragili, quelle dai 75 anni in sù e prima può rimandare a scuola anche i più grandi e riaprire le attività economiche; il piano per spendere i fondi europei verrà consegnato entro il trenta aprile, ci sarà una struttura di coordinamento, di valutazione e di controllo specifico ma “bisogna cambiare in profondità il contesto istituzionale per avere la credibilità che manca da decenni sulla nostra capacità di investire, superando ostacoli di ordine politico, amministrativo, contabile e anche giudiziario (come ha detto un presidente di regione)”; la digitalizzazione, trasversale a tutti i progetti del Pnrr, e fondamentale per superare i divari che esistevano prima della pandemia; il blocco dei licenziamenti per ora resta sino a giugno e ottobre, a seconda delle due ipotesi già previste. E poi tanto altro, dall’Alitalia (“non accetteremo dall’Europa asimmetrie che ci danneggiano”), al golden power appena esercitato vietando la vendita ai cinesi di una società di semiconduttori, alla difesa secca del ministro della Salute, Speranza (“l’ho voluto io nel governo e ne ho molta stima”).

 

Draghi, il premier che evita le introduzioni iniziali e chiede subito le domande, risponde poi con brevità ed efficacia stimolando indirettamente i giornalisti a farle proprio perchè risponde a tutto e ha solo il timore di dimenticarne qualcuna.

Ed è partito con la bacchettata forte e chiara alle regioni sui saltafila del vaccino, l’ha rafforzata con l’esempio dello psicologo trentacinquenne che per quanto faccia parte del personale sanitario avrebbe potuto benissimo aspettare il suo turno senza che le Regioni allargassero le platee includendo gente che non è in prima linea e ha fatto sapere che il commissario Figliuolo sta per rendere noto una direttiva alle regioni sui criteri di vaccinazione, che dovranno assolutamente privilegiare le fascie d’età più avanzate e fragili, premessa per riaprire anche le fiere e gli eventi.  “Smettetela di vaccinare chi ha meno di 60 anni, tutto dipende da questo”, ha scandito Draghi. Quindi vaccinazioni celeri sulle categorie a rischio e riaperture altrettanto celeri, meglio avere il 100 per cento di persone fragili vaccinate e meno di altri. La disponibilità dei vaccini c’è, entro aprile si raggiungerà il mezzo milione di vaccinazioni al giorno, il caso del Lazio denunciato oggi da Zingaretti è isolato e già risolto. 

 

 

Non ci sono date per le riaperture, anche perchè si stanno definendo i parametri che devono includere tra i primi l’avanzamenti della vaccinazione dei più fragili, ma Draghi ha detto piu volte con grande convinzione che lui pensa alle riaperture e non alle chiusure. Su questo punto il premier non ha voluto lasciare dubbi: “Capisco il senso di smarrimento, disperazione e alienazione ma la migliore forma di sostegno sono le riaperture, voglio vedere nelle prossime settimane le riaperture in sicurezza”. E sul turismo ha detto che dobbiamo muoverci a seguire l'esempio di Spagna e Grecia, che già hanno invitato i turisti stranieri dotati di passaporto vaccinale a scegliere le proprie mete turistiche.

 

Ovviamente, molto spazio è stato preso da AstraZeneca: il premier ha ricordato che lui e sua moglie Serena si sono vaccinati proprio con quello e ha lasciato spazio a Locatelli per le spiegazioni utili a ricreare fiducia, a cominciare dai dati inglesi dove si sono verificati soltanto 84-86 casi di trombosi su 25 milioni di persone vaccinate e dove i decessi sono crollati dai 1700 al giorno di fine gennaio alle poche decine di oggi. Draghi ha spiegato che l’Europa ha condotto una campagna contrattuale sui vaccini “un pò leggera” e che questo non si dovrà ripetere nelle nuove gare: visto che i vaccini serviranno anche nei prossimi anni le gare dovranno essere “fatte meglio”.

 

In generale, il premier ha dato la netta impressione di aver dato una grossa “registrata” al suo governo nell’intervallo tra questa e la precedente conferenza stampa soprattutto nel modo di affrontare la pandemia: la direttiva alle regioni in arrivo è la prima grande svolta, la disponibilità dei vaccini farà il resto e le riaperture non sono più un cavallo di battaglia della Lega salviniana di lotta e di governo nè di Giorgia Meloni ma del premier. I partiti in quanto tali sono letteralmente spariti dalle domande e dalle risposte, solo il capo della Lega e Bersani ci sono entrati di straforo ma solo perchè il premier li ha incontrati oggi. Questo significa che c’è un grado molto maggiore di controllo del capo del governo sulle scelte di questa fase delicatissima e che tali scelte sono condivise dalla maggioranza che lo sostiene. Si è parlato poco di economia, il terreno dove Draghi non teme evidentemente confronti, proprio perchè esse oggi dipendono dal successo della campagna di vaccinazione. Intanto si prepara il Def cui seguiranno i nuovi sostegni e le misure per la ripartenza. E naturalmente il Pnrr da consegnare all’Europa entro aprile. Anche le veloci incursioni sullo scacchiere internazionale, dalla reprimenda a Erdogan alla questione libica (che il premier vuol trattare con la stessa “franchezza e cooperazione” usata con la Turchia) sono ingredienti importanti affinchè il Paese possa ritrovare la fiducia in se stesso, perchè “il futuro è nelle prossime settimane”, dice Draghi. Gli crediamo.

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