Retroscena

FCA e il “patto della mascherina” firmato da Conte ed Elkann

FCA riconverte la produzione grazie al Piano Arcuri e produrrà 27 mln di mascherine chirurgiche al giorno per Italia, c'è patto segreto tra Conte ed Elkann?

26 agosto 2020 19:43
FCA e il “patto della mascherina” firmato da Conte ed Elkann

Il Coronavirus sta cambiando la storia, rivelandosi un “cigno nero” per l’economia, anche se l’inventore dell’espressione, Nassim Nicholas Taleb, non sembra essere d’accordo.

 

La metafora più usata al mondo fa riferimento a quell’evento inatteso che travolge tutto, cambiando la storia, ma nel caso del Covid-19 manca un elemento importante per definirsi tale, ossia l’imprevedibilità. In effetti era da anni che lacomunità scientifica avvertiva che prima o poi sarebbe scoppiata un'epidemia globale, tentando di prepararci all’impreparabile e così è stato.

 

Il Governo italiano è corso ai ripari con i mezzi che aveva a disposizione, nella maggior parte dei casi insufficienti, e così si è dovuto ricorrere all’inventiva, alla riconversione delle attività economiche, per far fronte all’emergenza sanitaria ma anche per resistere all’onda d’urto che ha travolto interi settori dell’economia, come turismo, tempo libero ed automotive.

 

Così, dopo aver rivoluzionato il trasporto italiano con la sua Fiat 500 appetibile anche per le tasche delle classi popolari, FCA si conferma nuovamente impresa di rilevanza nazionale, provando questa volta a far quadrare i conti con una nuova produzione non più legata alle quattro ruote, ma alla sicurezza nazionale: le mascherine.

 

FCA, dalle auto alla produzione di mascherine:

Nell’era del Coronavirus molte aziende invece di chiudere e vedere crollare i propri fatturati, hanno deciso di mettersi al servizio del Paese, si sono riconvertite trovandosi a produrre mascherine chirurgiche invece di automobili, mentre molte altre si sono impegnate nella produzione di respiratori polmonari, come la Ferrari in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia. 

 

Ad esempio, la casa automobilistica Fiat Chrysler Automotive, alle prese con il drastico calo delle immatricolazioni ai minimi storici, ha deciso di convertire sin da subito parte della produzione dei propri impianti, per poi proseguire l’attività su ampia scala in accordo con il Governo, in vista di una possibile seconda ondata di contagi. Nel suo stabilimento Comau, in Cina, la produzione di mascherine era iniziata ad aprile, con un milione di pezzi al mese.

 

Ma ora si fa sul serio! Grazie alle autorizzazioni arrivate dall’Istituto Superiore della Sanità, gli stabilimenti di Mirafiori a Torino e di Pratola Serra ad Avellino realizzeranno la più grande produzione di mascherine chirurgiche in Italia, di tipo tradizionale e pediatriche. L’obiettivo è quello di realizzare 27 milioni di mascherine chirurgiche giornaliere, 800 al minuto. 44 le linee di produzione in 16 mila metri quadrati. 

 

Impegnati nella produzione oltre 600 lavoratori, a conferma della validità della trasformazione anche sotto il profilo occupazionale, in un contesto in cui il mercato del lavoro risulta in crisi. Basti pensare che nel solo stabilimento di Avellino la produzione di motori diesel non assicurava la saturazione dei livelli occupazionali e che grazie a questa intesa con il Governo circa 450 dipendenti irpini potranno riprendere l’attività lavorativa a regime. 

 

Nello stabilimento di Mirafiori e Grugliasco lavorano circa 20.000 persone per produrre le Maserati Levante, Ghibli e Quattroporte e la Nuova Fiat 500 elettrica, mentre l’impianto di Avellino rappresenta il centro mondiale FCA di realizzazione di motori diesel, con 1.800 dipendenti.

 

FCA: resta incerto il futuro dello stabilimento di Pratola Serra

La produzione dei dispositivi di protezione individuale da parte di FCA destinata per la maggior parte alla Protezione Civile sarà temporanea, infatti, sembra che salvo proroghe durerà tra i sei e i dodici mesi. 

 

Secondo il segretario della Fiom Cgil, Giuseppe Morsa, primo a lanciare la proposta di riconversione, la fabbrica irpina “ha dato l'ennesima dimostrazione di flessibilità. Si tratta, però, di una soluzione temporanea: resta il problema della prospettiva generale, rispetto alla quale continueremo ad impegnarci per favorire l'avvio della produzione di motori con alimentazioni alternative, una delle quali potrebbe essere quella diesel ed elettrica”.

 

Fim Cisl, Fismic, Ugl e Uilm festeggiano la nuova produzione dei dispositivi anti-contagio poiché “rappresenta una iniezione di speranza ed una boccata di ossigeno per i lavoratori della FCA di Pratola Serra che vedranno mitigarsi gli effetti delle decurtazioni salariali dovute al ricorso agli ammortizzatori sociali in ragione di un consistente incremento delle ore lavorate”.

 

L’attenzione dei sindacati rimane volta a monitorare l’attuazione del piano industriale che fu definito tra le parti presso la sede del Ministero del Lavoro in occasione della proroga della cig in deroga e che prevedeva gli investimenti per la produzione di motori euro 6 D Final per i veicoli civili e commerciali. Inoltre, la fusione tra FCA e PSA non offre certezze.

 

Giovanni Centrella, coordinatore nazionale della Cisal Metalmeccanici, dichiara che la nuova mission produttiva appare come un palliativo rispetto alla crisi che sta attraversando il settore delle vendite dell’automotive e che dopo questo passaggio-tampone occorrono risposte chiare per garantire un futuro sereno alle maestranze.

 

FCA diventa principale partner dell’Esecutivo 

La riconversione degli impianti FCA si è resa possibile grazie al Piano di rifornimento dei dispositivi di protezione individuale previsto e promosso dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, che tuttavia ha destato molte polemiche.

 

In passato, infatti, sono piovute accuse sui ritardi nella distribuzione delle mascherine e sulla speculazione che veniva fatta da coloro che nonostante l’emergenza hanno deciso di lucrarci sopra, vendendole ad un prezzo molto più alto dei 50 centesimi più IVA fissati. Accuse che Arcuri ha immediatamente rispedito al mittente. 

 

Si stima che da sola FCA produrrà oltre la metà del fabbisogno quotidiano nazionale di mascherine e che grazie alla produzione di quelle pediatriche riuscirà a fornire alle scuole italiane 11 milioni di mascherine chirurgiche giornaliere necessarie per far ripartire la scuola in presenza a settembre, come più volte garantito dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. 

 

Pietro Gorlier, responsabile della Regione EMEA di FCA, ha spiegato: ”Questa iniziativa rientra in un’azione più ampia che abbiamo portato avanti in ambito mondiale per sostenere le realtà locali in cui siamo presenti ed in particolare i nostri dipendenti. In Italia abbiamo messo a disposizione le nostre eccellenze sul fronte industriale fin dalle prime battute della pandemia e ci siamo fortemente impegnati con tutte le nostre società con molteplici iniziative concrete su più fronti a sostegno delle organizzazioni sanitarie italiane e internazionali”.

 

L'affare mascherine di FCA, patto segreto tra Conte ed Elkann?

C’è però da chiarire una cosa: vista la portata della produzione non si tratta di un banale accordo, in quanto FCA diventa in tal modo il principale partner industriale dell'Esecutivo nella crisi sanitaria dovuta alla pandemia.

 

La scelta della riconversione è stata abbracciata anche da altre aziende italiane, ma con iniziative di minore portata volte a soddisfare principalmente il fabbisogno interno, come quelle di Luxottica, Moncler e Calzedonia ma anche Michelin Italia, Comau, Brembo, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e Natuzzi. 

 

La notizia dell’ingente produzione di mascherine per l’Italia da parte di FCA, però, desta qualche preoccupazione: c’è chi ipotizza un patto segreto tra Conte ed Elkann, ribattezzato "patto della mascherina", che porterà una valanga di milioni nelle tasche di quest’ultimo. Elkann, infatti, possiede i principali organi di informazione nazionale tramite Gedi. Stiamo parlando di importanti giornali come La Stampa, Repubblica, Il Secolo XIX, l’Espresso e di alcune radio nazionali, che potrebbero sbadatamente dribblare in futuro critiche all’Esecutivo proprio in vista di questa intesa. Si grida al conflitto di interessi, anche perché la stampa potrebbe calcare la mano sulla gravità dei contagi, spingendo la popolazione all’acquisto delle suddette mascherine.

 

C’è anche chi ha provato a fare dei calcoli, arrivando ad un giro d’affari di 13 milioni e mezzo al giorno per FCA garantiti dallo Stato, 400 milioni al mese e quasi 5 miliardi l’anno. Tradotto vale a dire circa il 70% del reddito operativo attuale dell’intero gruppo FCA.

 

Da considerare però che in Europa si sono messe a produrre mascherine un po’ tutte le case automobilistiche, dal Gruppo tedesco Volkswagen, alla spagnola Seat ma anche le francesi PSA e Renault e la Skoda in Repubblica Ceca. Negli Stati Uniti, invece, la Ford ha fatto di tutto per fornire parti per i respiratori polmonari. 

 

Assistenza o convenienza? Difficile rispondere.

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