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La variante italiana

L’epidemiologo Ciccozzi: «Gli italiani vanno informati, non convinti»

Parla l’esperto che ha scoperto la variante italiana: gli effetti sul Covid e sul vaccino, di cui dice «La Costituzione non esclude l’obbligo, ma eviterei»

30 dicembre 2020 11:19
L’epidemiologo Ciccozzi: «Gli italiani vanno informati, non convinti»

Mentre tiene banco il dibattito sull’obbligatorietà del vaccino anti-Covid, specie per gli operatori delle Rsa e il personale delle scuole, preoccupa la variante italiana del virus, che circolerebbe da mesi nel nostro Paese.

Rende la malattia più contagiosa o meno efficace il vaccino?«Prima che inficiata l’efficacia del vaccino ci vorrebbero mesi se non addirittura anni» risponde Massimo Ciccozzi, ordinario di Epidemiologia molecolare all’Università Campus Biomedico di Roma e uno dei massimi esperti in materia, tanto da essere soprannominato "l’uomo delle mutazioni".


Insieme ad Arnaldo Caruso degli Spedali Riuniti di Brescia e presidente della Società italiana di Virologia, ha individuato proprio la variante italiana. 

 

Prof. Ciccozzi, non è la prima variante del virus Sars-Cov2 che viene individuata: insieme al suo team ne ha già scoperte ben 13 in Italia, ma è l’ultima ad avere destato più attenzioni. A preoccupare è il dubbio che possa rendere meno efficaci l’immunità naturale o indotta dal vaccino. E’ così? 

 

Massimo Ciccozzi: «No, i dati che abbiamo a disposizione ci dicono che a mutare è stato solo una parte della proteina Spike, quella attraverso cui il virus entra nel nostro organismo. Perché il vaccino non sia efficace dovrebbero mutare molti più siti antigenici: ci vogliono mesi e persino anni e in ogni caso i vaccini anti-Covid a Rna sono versatili e permettono, eventualmente, di modificarli rapidamente in modo da renderli nuovamente efficaci. E’ un po’ quello che accade con l’antiinfluenzale: ogni anno si può cambiare l’Rna per avere un prodotto nuovo. Insomma, mi sento di dire che ci sentiamo sull’efficacia vaccinale».

 

Sempre a proposito del vaccino, di cui si continua a parlare in queste ore: servirà a non farci ammalare oppure a fermare la circolazione? 

 

Massimo Ciccozzi: «Dai dati che abbiamo finora il vaccino serve molto più a non farci ammalare che non a ridurre i contagi: per questo dobbiamo continuare a indossare la mascherina e mantenere le distanze finché non avremo l’immunità di gregge con il 70-75% della popolazione vaccinata. Solo così eviteremo la circolazione del virus, che poi arretrerà, adattandosi al nostro organismo e diventando meno aggressivo. Con il vaccino, però, anche in caso di contagio avremo la malattia in forma lieve e non correremo il rischio di morire.»

 

Il 70% della copertura, però, è un obiettivo ambizioso, quindi si discute anche dell’obbligatorietà del vaccino se non si dovessero raggiungere adesioni sufficienti a permettere l’immunità di gregge o comunità. Lei cosa ne pensa? 

 

Massimo Ciccozzi: «L’eventuale obbligatorietà è un’ipotesi, peraltro permessa dalla Costituzione visto che abbiamo anche altri vaccini obbligatori. Io preferirei, però, una libera scelta dei cittadini e per questa ci vuole una campagna di informazione scientifica che chiarisca i dubbi».

 

Uno dei più diffusi riguarda gli eventuali effetti collaterali, specie a lungo termine.


Massimo Ciccozzi: «Io credo che serva a questo una corretta informazione, a chiarire che non bisogna avere paura. Gli effetti del vaccino anti-Covid sono quelli di un normale vaccino: eventualmente un po’ di debolezza, dolore nel punto di inoculo e magari febbricola. Sul lungo periodo occorre ricordare che l’agenzia regolatoria è molto attenta e vigila, come dimostra il blocco di AstraZeneca, che è a nostra garanzia. Gli italiani non vanno convinti, ma informati in modo corretto da persone competenti e che spieghino che questa vaccinazione permette di salvaguardare la propria salute e quella degli altri».

 

L’Italia ha scelto di vaccinare con priorità gli anziani in quanto più fragili, ma non manca chi spinge per favorire i giovani, che sono i maggiori diffusori perché lavorano e hanno più contatti. Lei cosa ne pensa? 

 

Massimo Ciccozzi: «Non sono d’accordo perché i giovani sono anche quelli con il sistema immunitario più forte. Dobbiamo iniziare dagli operatori sanitari, che sono morti in quasi 300 per Covid, dagli anziani e dalle persone fragili in genere. Poi arriveremo anche ai più giovani».

 

A proposito di vittime, tornando alla variante italiana, è vero che è più aggressiva o contagiosa come quella inglese?


Massimo Ciccozzi: «La maggior contagiosità della mutazione inglese è da verificare, è un’ipotesi fatta nel Regno Unito dopo aver osservato che i casi con questa variante erano aumentati di molto e in poco tempo, ma occorrono prove di laboratorio sulle cellule che noi stiamo facendo. A fine gennaio presenteremo, insieme a Caruso che ha isolato il primo paziente con variante italiana lo scorso agosto, due studi: uno è sulla conformazione tridimensionale della proteina della variante inglese e di quella italiana, per vedere cosa cambia, soprattutto in relazione al vaccino; l’altro riguarda gli anticorpi, per capire se siano più contagiose».

 

A lei che è detto «l’uomo delle mutazioni» chiediamo: perché fanno tanto paura?

 

Massimo Ciccozzi: «In effetti tutti ne hanno paura, ma va ricorda che non sempre una mutazione favorisce il virus, anzi: più ne fa, più significa che cerca di adattarsi al suo ospite, che siamo noi. E’ importante studiarle, però, perché più ne individuiamo, più ci accorgiamo se il virus diventa più contagioso o letale, cosa che finora non è accaduta. L’aggressività è rimasta fortunatamente la stessa da gennaio scorso».

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