Fitch tiene a galla i titoli Ubi solo perché c’è l’Ops di Intesa

Intanto tre senatori 5Stelle chiedono a Gualtieri se è al corrente dei pasticci della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, ancora sulle azioni Ubi

14 maggio 2020 15:27
Fitch tiene a galla i titoli Ubi solo perché c’è l’Ops di Intesa

Ogni giorno che passa l’offerta pubblica di scambio che Intesa San Paolo ha lanciato su Ubi Banca si avvicina ai fondamentali, cioè al valore reale della banca guidata da 12 anni da Victor Massiah: l’ultimo dato viene dall’agenzia di rating Fitch, che ha abbassato l’Issuer Default Rating a lungo termine dell'istituto lombardo da BBB- a BB+, portandolo quindi dall'area Investment Grade a quella Speculative, detta anche junk. L'agenzia ha specificato poi di aver mantenuto il Rating Watch Positive proprio grazie all'offerta di cambio, l'Ops, lanciata da Intesa sulla banca. Il verdetto pone Ubi ad un gradino più basso rispetto a quello di altri gruppi in Italia (ad esempio Intesa, Mediobanca o Unicredit) e riflette, spiega Fitch, la debolezza del suo profilo di credito rispetto ad altri gruppi italiani con rating più elevato, che deriva principalmente da un modello di business meno diversificato, una redditività più debole e riserve di capitale minori.

 

 

Fitch ha specificato che nel tagliare il rating a Ubi, ha valutato vari fattori: la capacità di generare utili che rischia di essere messa sotto pressione"; un carico maggiore di Btp in portafoglio rispetto alla media di settore in Italia; la probabilità di un peggioramento della qualità degli asset che in pancia; la probabilità di una diminuita redditivià a medio termine. L'agenzia di conseguenza ritiene che la capacità di Ubi di produrre utili "si indebolirà a causa del contesto economico peggiorato dalla pandemia attraverso un mix di ricavi più bassi e di maggiori crediti deteriorati. Per questo Fitch ritiene che sarà complicato per il management raggiungere gli obiettivi delineati nel nuovo piano strategico per 2020-2022, "che comprendeva diverse iniziative per alzare le commissioni da gestione patrimoniale e corporate e investment banking, tagliare i costi e aumentare il processo di automazione.

 

 

Dunque, se Ubi non è ancora andata più giù nella pagella di Fitch è proprio perchè ha ricevuto l’offerta di scambio da Intesa San Paolo: in pratica se per qualche motivo Carlo Messina scegliesse un’altra preda, le quotazioni dell’istituto precipiterebbero ancor di più, ed è evidentemente questo il motivo per cui gli azionisti bresciani, a cominciare da Luigi Lucchini che si è già schierato con Intesa, stanno pensando di non sostenere più Massiah, mentre i pattisti bergamaschi restano per ora alla finestra preoccupati di come, tra rischi della pandemia di cui Massiah non ha tenuto conto nella trimestrale e rating di Fitch, le proprie azioni si stiano velocemente svalutando.

 

 

Intanto il fondatore di Adusbef e senatore del Movimento 5 Stelle, Elio Lannutti, insieme ai colleghi Pesco e Presutto, ha chiesto chiarimento urgenti al ministro Gualtieri sul pasticciaccio della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo che  ha investito 7 milioni del proprio patrimonio in azioni Ubi e ne ha persi da due e tre, secondo la ricostruzione del Sole 24 Ore: una "normale" attività, scrivono i tre senatori, che di fatto ha portato la fondazione Cassa di risparmio di Cuneo a investire più di un terzo del suo bilancio annuale, destinato ad aiutare i più deboli, per comprare azioni Ubi, proprio mentre è in corso l'offerta pubblica di scambio di Intesa-Sanpaolo, “con il risultato che l'aiuto di Cuneo ai "deboli", cioè ai pattisti bresciani anti-Intesa, è costata una perdita tra due e tre milioni di euro”.

 

 

“Sul territorio, aggiungono i tre senatori nell’interrogazione al titolare del Mef, c'è chi ritiene che quella perdita dovesse essere evitata, soprattutto a ridosso di un mercato azionario condizionato dal crollo da lockdown, il che rende ancora più incomprensibile l'operazione; l'ostilità della fondazione guidata da Giandomenico Genta nei confronti del piano dell'amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo, Carlo Messina, è stata giustificata anche dalla paura di una possibile diminuzione del peso della fondazione nei confronti dell'istituto di credito. Le fondazioni però spesso giocano un ruolo importante anche in un'altra partita: quella dei posti di comando negli istituti di credito, con i quali le fondazioni continuano ad avere un'osmosi, non di rado eccessiva, con la possibilità, appunto, di esprimere membri dei board  e, non di meno, poter contare su un legame privilegiato con la banca.

 

 

Perciò Lannutti, Pesco e Presutto chiedono se il ministro “intenda intervenire per fare maggiore chiarezza sugli eventuali retroscena di questa iniziativa, visto che in virtù della normativa vigente la fondazione è soggetta al controllo della preposta Autorità di vigilanza presso il Ministero dell'economia e delle finanze”.

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