Lucchini rompe il fronte degli azionisti Ubi intorno all’ad Massiah

Giuseppe Lucchini boccia la difesa delle poltrone e ritiene che l’Ops di Intesa sia la ricetta giusta per Brescia e Bergamo nell’emergenza del Covid

10 maggio 2020 16:19
Lucchini rompe il fronte degli azionisti Ubi intorno all’ad Massiah

Per gli appassionati di auto d’epoca basta sapere che Giuseppe Lucchini è stato (e probabilmente lo è tuttora, visto la proverbiale riservatezza che accompagna i passaggi di mano dell’auto più bella, più vittoriosa e più costosa al mondo) uno dei due o tre italiani a possedere una Ferrari GTO, quella del 1962, e come se non bastasse anche un’Alfa Romeo 33 Stradale, cioè le due icone senza tempo dell’automobilismo italiano. E poi tantissime altre, anche tra quelle che dal 1980 hanno corso nella sua BMS, o Scuderia Italiana, l’azienda motoristica che ha anche lanciato molti giovani piloti, soprattutto italiani. Figlio di Luigi Lucchini, presidente di Confindustria dal 1984 al 1988, Giuseppe è il rappresentante più titolato della grande tradizione automobilistica bresciana, la città da cui tuttora parte e ritorna la più famosa corsa su strada del Mondo, oggi solo celebrativa dopo l’incidente mortale che coinvolse gli spettatori del 1957, la Mille Miglia.

 

 

Ma, ovviamente, è anche e soprattutto l’imprenditore che ha raccolto il testimone del padre Luigi, che gestisce le proprie aziende e le proprie partecipazioni mobiliari. E proprio in questi giorni ha fatto notizia la sua decisione di lasciar andare per la propria strada gli altri azionisti di Ubi Banca, arroccati a difesa di Victor Messiah e degli altri vertici della banca di fronte all’offerta pubblica di scambio avanzata da Intesa. Giuseppe Lucchini ha detto al Sole 24 Ore: “semplicemente non sono d’accordo su come il presidente del Sindacato sta gestendo questa delicata fase”. Ed ha aggiunto: “praticamente io ma anche tutti i miei colleghi imprenditori deteniamo queste partecipazioni con precise finalità ed obiettivi. Nessuno di noi ha desiderio o necessità di avere a disposizione poltrone o incarichi in banca, ma di avere una proposta che sia il più vicino possibile alle nostre aspettative a medio termine. La proposta di Intesa San Paolo è un ottimo punto di partenza. Andrebbe valutata e discussa con. Gli imprenditori più interessati per farla diventare da ottimo starting point la migliore in assoluto, tenuto conto anche del momento delicatissimo che tutti noi oggi stiamo vivendo”.

 

 

Parole chiare che non potranno non pesare anche sugli orientamenti degli altri azionisti importanti della banca soprattutto per due motivi: agli imprenditori interessa fino ad un certo punto la difesa di se stesso e dei suoi che sta facendo l’amministratore delegato Victor Massiah, che tra l’altro ha appena impegnato la banca in una costosa campagna pubblicitaria per invogliare le imprese ad accedere ai prestiti garantiti dallo Stato quando invece gli imprenditori hanno molti dubbi sul ricorso a tale strumento e le banche stesse temono di essere coinvolte in responsabilità penali nel caso i prestiti non potessero essere restituiti. Nessun altra banca infatti ha fatto pubblicità per promuovere una situazione da una parte fondamentale perchè le imprese non hanno liquidità (e quindi non ci sarebbe certo bisogno di campagne stampa e tv), e dall’altra con molti punti da chiarire. In secondo luogo, Giuseppe Lucchini sottolinea che l’emergenza Covid cambia ancora di più le carte in tavola rispetto alla situazione precedente, e quindi che per ripartire al meglio c’è bisogno della solidità di Intesa San Paolo, mentre sinora Ubi di fatto ha pensato alla ripartenza soltanto in chiave anti-Ops. Non a caso, Brescia e Bergamo (zona di maggior insediamento di Ubi) sono tra le città più martoriate dal virus. E la risposta può essere soltanto l’offerta della prima banca italiana e non la difesa di interessi privati o parassitari.

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