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L'intervista al Sottosegretario Di Piazza

Cig e licenziamenti, Di Piazza: si deve intervenire di volta in volta

Intervista a Stanislao Di Piazza, sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Con la Riforma la cig si ridurrà a due tipologie

30 ottobre 2020 13:26
Cig e licenziamenti, Di Piazza: si deve intervenire di volta in volta

La cassa integrazione Covid, il blocco dei licenziamenti e la riforma degli ammortizzatori sociali sono tutti temi che in questo periodo sono al centro dell’attenzione pubblica.

 

Il Consiglio dei ministri ha appena varato con il decreto Ristori una proroga delle misure a sostegno del lavoro fino al 31 gennaio 2021, mentre si resta in attesa di conoscere le nuove disposizioni contenute nella Legge di Bilancio.

 

Sull’argomento The Italian Times ha intervistato il senatore Stanislao Di Piazza, sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega al Terzo settore.

 

Laureato in Giurisprudenza, Stanislao Di Piazza nel 1997 è stato direttore di filiale della Banca Popolare Sant´Angelo e successivamente nel 2006 direttore della prima filiale di Banca Etica in Sicilia, ruolo che ha svolto fino al 2012, quando è stato nominato referente del progetto Jeremie Sicilia, occupandosi di finanziamenti chirografari a favore delle piccole e medie imprese sociali e di economia civile, utilizzando fondi dell’UE.

 

Dal giugno 2015 a luglio 2017 è stato presidente della MECC (Microcredito per l’Economia Civile e di Comunione) primo operatore di microcredito in Italia.

 

Eletto il 4 marzo 2018 al Senato per i Cinque Stelle, è attualmente vicepresidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato e Segretario della Commissione Diritti Umani.

 

Il Coronavirus ha messo in luce i punti critici degli ammortizzatori sociali. Perché non ha funzionato bene la cassa integrazione Covid?

 

Stanislao Di Piazza: "Perché la cassa integrazione è sempre esistita per momenti, chiamiamoli straordinari. Il sistema prevedeva l'intervento della cassa integrazione con tutta una serie di situazioni che intervenivano però dopo alcuni mesi, anticipavano le aziende, non era un fatto ordinario. Invece con il Covid si è trasformato da straordinario ad ordinario, quindi ci sono state tantissime domande ma livello di milioni di domande di cassa integrazione, e quindi si è ingolfato il sistema.

Sembra strano, sembra difficile, sembra brutto dirlo, ma possiamo dire che è quasi normale. Dobbiamo intervenire affinché per la cassa integrazione si comincino ad usare strumenti diversi in casi straordinari".

 

Non sono andati molto bene neanche i prestiti garantiti alle aziende da 25 mila euro. Tutta colpa della burocrazia?

 

Stanislao Di Piazza: "Dire burocrazia forse è anche sbagliato. Anche qua le banche erano abituate e sono abituate ovviamente ad istruire le pratiche ed essere anche sotto certi aspetti molto rigide, con tutti questi lacci e lacciuoli che noi siamo abituati a vedere a livello anche di interventi europei con il rating e tutte queste cose. Per cui di fronte al fatto che le banche, pur avendo il fondo di garanzia al 100% dovevano comunque istruire le pratiche, si è anche qua ingolfata la situazione. Pure su questo bisognava intervenire perché le banche, sapendo che il fondo di garanzia tutelava al 100%, intervenissero quasi come semplici erogatori e non invece come analisti di pratiche. Sono fatti straordinari e non ordinari".

 

Cosa accadrà con la fine della cassa integrazione Covid e con l’eliminazione del blocco ai licenziamenti? Alcuni settori potranno usufruire ancora di queste agevolazioni, se sì quali? 

 

Stanislao Di Piazza: "Probabilmente a questa domanda non possiamo dare una risposta immediata perché purtroppo come vediamo non sappiamo quanto durerà il Covid e quando ci sarà il vaccino, viviamo di emergenza in emergenza. Una cosa certa è che per la cassa integrazione già si interverrà con un decreto perché ci saranno altre 18 settimane; sul blocco dei licenziamenti probabilmente si slitterà fino al 31 gennaio.

È chiaro che non sarà eterna la cosa, dobbiamo capire come reagisce il sistema e siccome dobbiamo comunque creare le condizioni perché il sistema non salti, perché il Sistema Italia continui a reggere, dobbiamo intervenire di volta in volta". 

 

Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, sta lavorando ad una Riforma degli ammortizzatori sociali. Cosa cambierà?

 

Stanislao Di Piazza: "Probabilmente cambierà tantissimo. Intanto, non ci sarà più quel sistema di cassa integrazione divisa in tante tipologie, possibilmente si ridurrà solamente a due: una per le imprese che potranno essere aiutate a riprendersi e rilanciarsi; un altro tipo di cassa integrazione per quelle che poi saranno costrette a chiudere. Quindi ridurre sicuramente la tipologia per evitare questo sistema burocratico che di fatto rischia di ingolfare sempre più il sistema".

 

Ci servono modelli economici nuovi, visto che quello attuale genera spesso povertà ed esclusione socioeconomica. Lei sta lavorando alla Riforma del Terzo settore, di cosa si tratta?

 

Stanislao Di Piazza: "Più che lavorare sulla Riforma del Terzo settore che va avanti e va avanti bene e comunque arriverà in conclusione speriamo entro la metà del 2021, ma il ritardo è dovuto all’effetto Covid che fa ritardare un po’ tutto, stiamo lavorando sulla riforma del “modello economico”. Abbiamo visto che ormai il modello economico, come inteso nella storia recente e forse anche passata delle due economie Stato e mercato, non regge più. Oggi c’è bisogno di quella che ci piace chiamare Terza economia, che partendo dal Terzo settore e da ciò che di bene ha fatto il Terzo settore, comunque si possa istituzionalizzare per il benessere della società".

 

Un’economia che non guarda solo al lucro è possibile, ma soprattutto è vantaggiosa?

 

Stanislao Di Piazza: "Partiamo dall'opposto, un'economia che guarda solamente alla massimizzazione del profitto è fallimentare e lo abbiamo visto per quello che è avvenuto non solo in Italia ma nel paese Mondo. Quindi a questo punto è chiaro che i nuovi sistemi sono quelli appunto di individuare una biodiversità di imprese ad impatto sociale che sono quelle che pur pensando al profitto, che è un elemento essenziale per la crescita sia delle imprese ma anche del paese, utilizzino lo stesso per il bene comune".

 

Quanto tempo ci vorrà per vincere questa battaglia culturale? Cosa si farà concretamente?

 

Stanislao Di Piazza: "Quanto tempo ci vorrà non lo sappiamo perché dipende da tutta una serie di fattori. Quando per esempio è crollato il sistema economico statalista, fine anni ’80 anni, anni ’90, noi non pensavamo che l'evoluzione fosse così veloce, il muro di Berlino è crollato in mezz'ora, possiamo dire. Anche in questo noi ora ci stiamo rendendo conto come a poco a poco il sistema, chiamiamolo capitalistico della massimizzazione del profitto, sta crollando. Speriamo che i processi si accelerino sempre più, dipende da una serie di fattori. Noi ce la metteremo tutta affinché i tempi siano più rapidi possibili".

 

Il Recovery Plan si focalizzerà tra le tante cose sul green deal. Quanto tempo ci vorrà per rendere sostenibile il modello capitalistico italiano?

 

Stanislao Di Piazza: "Finalmente si capisce che se dobbiamo investire dobbiamo investire avendo degli obiettivi certi, che sono quelli di un modello sostenibile quindi di un'economia sostenibile che parte appunto come abbiamo visto dal green deal. Per fare questo dobbiamo avere uno sguardo particolare all'agenda 2030, il 2030 è dietro l’angolo perché 10 anni sono niente se dobbiamo fare un ragionamento di nuovi modelli di sviluppo e allora i tempi sono stretti. Visto che comunque oggi noi dobbiamo dare anche delle risposte importanti non solo all’Europa ma anche al “mondo civile”, che dobbiamo utilizzare al meglio i 200 e più miliardi che ci arriveranno dal Recovery fund, è chiaro che dobbiamo il più possibile costruire, strutturare e ipotizzare una serie di progetti che sono verso il green deal e verso un’economia sostenibile".

 

Mes sì o Mes no? Lei è favorevole o contrario?

 

Stanislao Di Piazza: "Non si può dare una risposta sì o no. Si deve dire esclusivamente una cosa, che quando si ha bisogno di un prestito il buon padre di famiglia va in banca per vedere quali sono le condizioni: se io vado in una banca e mi dice che per ristrutturare la mia casa vogliono l'ipoteca e vado in un'altra banca che mi dice che alle stesse condizioni non vogliono l'ipoteca, io sarei uno stupido se andassi dalla prima banca che mette l’ipoteca sull'immobile. Uguale il discorso del Mes: se io ho la possibilità di utilizzare debito pubblico, quindi di emettere BTP ad un tasso uguale o addirittura inferiore risetto al Mes, che è comunque condizionato perché è un trattato, ma che senso ha, che figura faccio nei confronti delle future generazioni, se pregiudico in termini di condizione questo tipo di finanziamento. Se poi siamo costretti, perché la situazione è talmente drammatica per cui dobbiamo utilizzare il Mes, che si utilizzi il Mes, ma io prima dico utilizziamo altri strumenti finanziari". 

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