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Ritratti (poco) diplomatici

Ginsburg non è facile da sostituire: Trump ci prova con Coney Barrett

Vincere la partita della Corte suprema per i repubblicani significa rimanere decisivi anche se le elezioni presidenziali di novembre dovessero andare male

22 settembre 2020 10:52
Ginsburg non è facile da sostituire: Trump ci prova con Coney Barrett

La morte di Ruth Bader Ginsburg, grande giudice liberal della Corte Suprema statunitense, è giunta in un momento estremamente delicato per gli Usa che, con elezioni presidenziali alle porte e una pandemia che continua a sembrare fuori controllo nonostante le ostentazioni di sicurezza di Trump, stanno attraversando uno dei momenti più difficili della loro storia. La scomparsa di un’esponente così prestigiosa delle istituzioni in un simile momento rappresenta una coincidenza tanto beffarda quanto opportuna per effettuare alcune brevi riflessioni.


Ruth Ginsburg lascia innanzitutto un grande vuoto, non solo per la presenza di un seggio vacante tra i nove giudici che compongono la Corte Suprema, ma per quello che ha saputo rappresentare in questi anni per le istituzioni e la società statunitense. Simbolo di affermazione del ruolo della donna, grande lottatrice per i diritti civili, e punto di riferimento della scena liberal americana, la giudice 87enne ha rappresentato con l’esempio della sua carriera l’evoluzione di un Paese e di una società in grado di diventare più aperta, giusta ed equa. Posso dire di essere stato molto fortunato a conoscerla personalmente durante il mio periodo trascorso a Washington, e non posso che confermare tutti i ricordi estremamente positivi che in questi giorni le sono stati rivolti. La sua nomina a giudice della Corte Suprema (insieme a lei solo altre tre donne hanno ricoperto questo ruolo) nel 1993 da parte dell’allora Presidente Bill Clinton rappresentò il giusto coronamento di una carriera da avvocato e giudice spesa per la lotta alle disparità di genere. La scomparsa di Ruth Bader Ginsburg priva dunque la società statunitense di un importante punto di riferimento, in un periodo in cui le tensioni sociali e razziali rischiano di esplodere, specialmente di fronte ad un risultato contestato alle prossime elezioni presidenziali.


La presenza di un posto vuoto tra gli scranni della Corte accenderà ulteriormente la competizione tra Repubblicani e Democratici per garantirsi il controllo dell’organo più importante della magistratura statunitense. La Corte Suprema è composta di nove membri, nominati a vita dal Presidente con il consenso del Senato. I suoi giudici rivestono un ruolo cruciale: non solo perché si pronunciano come ultimo grado di giudizio, ma perché possono avere l’ultima parola in caso di esito contestato delle elezioni presidenziali e sopratutto perche producono sentenze che rappresentano il precedente invalicabile nel sistema legislativo e giudiziario anglosassone. È infatti esattamente quello che accadde nel 2001 quando George W. Bush e Al Gore furono divisi da una manciata di voti.

 

È molto probabile che Trump cercherà di forzare la nomina del successore di Ruth Ginsburg in tempi rapidi, in modo da mantenere una Corte ad orientamento prevalentemente conservatore: pare infatti che Trump voglia nominare Amy Coney Barrett, giudice antiabortista legata a gruppi fondamentalisti cattolici. Non è escluso però che i “malpancisti” interni al Partito Repubblicano possano stoppare questo tentativo (attualmente sono sufficienti solo quattro voti contrari), bloccando il processo in tempo perché un nuovo Presidente e un Senato rinnovato per un terzo dei suoi membri si pronuncino. Insomma, per Trump e quella parte del Grand Old Party che lo sostiene, vincere la partita della Corte Suprema potrebbe essere la garanzia di rimanere decisivi anche se le elezioni di novembre andassero male.


Vedremo se la Casa Bianca riuscirà a forzare la mano, nella speranza però che il lascito morale e l’esempio professionale di Ruth Bader Ginsburg rimangano intatti. L’irridente mancanza di rispetto da parte di Trump relativa alle ultime volontà del magistrato, che sarebbero state “scritte da Nancy Pelosi”, ha suscitato la risposta agguerrita della speaker del Congresso, la quale ha annunciato di dare battaglia nei prossimi mesi se il Presidente non volesse rispettare l’integrità del processo elettorale. Prepariamoci a vivere settimane molto calde a Washington.

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