Indennizzi 2021

Decreto Ristori 5: contributi fondo perduto professionisti Partite Iva

Il decreto Ristori 5 prevede nuovi contributi a fondo perduto generalizzati, senza codice Ateco e colore regioni, anche per professionisti e Partite Iva

Dopo aver stanziato 10 miliardi di euro nel 2020, il governo è pronto a distribuire nuovi contributi a fondo perduto per le attività maggiormente colpite dagli effetti economici negativi della pandemia, coinvolgendo questa volta anche professionisti e Partite Iva, dopo essere stati trascurati per troppo tempo.

 

L’esecutivo si appresta a chiedere un nuovo scostamento di bilancio per finanziare il decreto Ristori 5 relativo alle prossime chiusure che verranno stabilite nel Dpcm del 16 gennaio 2021. Il provvedimento prevede oltre ad una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali e al rifinanziamento della cassa integrazione fino al 30 giugno 2021, nuovi contributi a fondo perduto ma con modalità diverse rispetto ai decreti precedenti.

 

Decreto Ristori 5: contributi a fondo perduto generalizzati senza codice Ateco e colore regioni

In arrivo con il decreto Ristori 5 nuovi contributi a fondo perduto per le attività maggiormente colpite dalla pandemia ma con delle novità rispetto ai decreti precedenti, come il coinvolgimento di professionisti e titolari di partite Iva a prescindere dai codici Ateco e dal colore della regione di appartenenza.

 

Gli indennizzi a fondo perduto saranno assegnati alle categorie più penalizzate dalle chiusure e restrizioni su base generalizzata, basandosi solo sul discrimine del calo del fatturato, coinvolgendo anche autonomi e Partite Iva.

 

Decreto Ristori 5: indennizzi anche per professionisti e Partite Iva

I nuovi contributi a fondi perduto interesseranno anche i liberi professionisti e i titolari di Partita Iva, come avvocati, architetti, commercialisti, giornalisti, ingegneri, etc.

 

Questa volta, infatti, gli indennizzi non verranno assegnati sulla base dei codici Ateco e del colore della regione di appartenenza, ma solo prendendo in considerazione le perdite di fatturato, con una variazione importante anche per quanto riguarda il periodo di riferimento da prendere in considerazione. Bisognerà dimostrare di aver registrato una perdita di ricavi significativa nei primi sei mesi del 2020 e non più sulla base della differenza tra aprile 2020 e aprile 2019.

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